Pubblichiamo il bell’articolo di Giuseppe Cassarà sulla puntata di Alla Lavagna con Vladimir Luxuria. Una volta andata in onda, ha come previsto liberato il peggio dell’omofobia di questo Paese.

La puntata di “Alla Lavagna” con in cattedra Vladimir Luxuria era nota ancora prima che andasse in onda. Certo, in un paese come l’Italia dove ad ogni Gay Pride si scatena la baraonda degli omofobi contro le ‘carnevalate’ (unita a quella di chi, sottovoce, si chiede del perchè ci sia bisogno di ostentare pur non avendo ‘nulla contro i gay’) era chiaro che parlare di transessualità in prima serata, e ai bambini per giunta, sarebbe stato uno scandalo intollerabile.

E infatti, la puntata – la sola della stagione – era stata spostata in seconda fascia. Ciò ha provocato lo sdegno di Luxuria e della comunità Lgbtq. Ma finalmente, dopo vari rimpalli, rinvii e tentativi di boicottaggio, la puntata è andata in onda.

E, alla mattina, apriti cielo! Inaugura Il Giornale, che sostiene, con un arzigogolato volo di fantasia, che Luxuria è andata in televisione a spiegare ai bambini ‘come diventare transessuali’.

Vladimir Luxuria allontana i bambini dall'omofobia di questa ItaliaOra, facciamo chiarezza su questo punto: non si diventa transessuali. Così come non si diventa gay o lesbiche. Ci si nasce. Non è qualcosa sulla quale si ha possibilità di scelta. E come il colore degli occhi, o della pelle.
Discriminare sulla base di qualcosa su cui non si ha scelta è quanto di più idiota possa esistere. Ma viviamo d’altronde in un paese profondamente razzista e omofobo. E, per inciso, razzismo e omofobia sono scelte. L’odio è una scelta.
Non lo si ripete mai abbastanza, ed è per questo che Vladimir Luxuria in televisione, a spiegare ai bambini che ‘dentro di lei c’era una principessa, una principessa che lei sola poteva liberare’ è sacrosanto.

Non solo perché cerca di allontanare i bambini dalla morsa d’odio che sta avviluppando il paese, ma anche perché manda un messaggio sull’autostima, sul coraggio. E soprattutto sulla forza di combattere le proprie battaglie che è più importante che mai.

In ambito diverso, ma neanche tanto, è il concetto espresso da Makkox con la sua vignetta sulla triste vicenda del bambino migrante affogato con la pagella cucita nel giaccone: non possiamo aspettare che il bene vinca, se al bene non gli diamo una mano. Allo stesso modo, non possiamo sperare di svegliarci in un paese civile senza donne come Vladimir Luxuria, che ogni giorno ci mettono la faccia e si prendono in pieno viso schiaffi intrisi di odio e veleno, come quei commenti che hanno appestato i social network questa mattina. Uno su tutti: “a un personaggio del genere bisognerebbe bruciarlo in pubblica piazza, altro che permettergli di andare in televisione”.

Ecco, allontanare i bambini da un odio così viscerale è una battaglia che Vladimir Luxuria, a differenza di molti di noi, ha il coraggio di combattere. E quindi, altro che in televisione: una statua in pubblica piazza.

Dal governo, intanto, l’unica voce scesa in campo è quella del sottosegretario alla presidenza del consiglio Vincenzo Spadafora, che ha commentato: “l’unica cosa che trovo a dir poco surreale è continuare ad avere atteggiamenti omofobi e culturalmente regrediti, che non tengono conto della realtà e del rispetto dei diritti di tutti”.
Ma, caro Spadafora, è molto strano che tu lo trovi surreale. Perché, a ben cercare, quegli atteggiamenti omofobi e regrediti li trovi nella poltrona di chi sta governando al tuo fianco.