Riceviamo e pubblichiamo un articolo toccante che fa molto riflettere.
Il protagonista e scrittore della lettera aperta che potrete leggere di seguito, è un quarantenne gay marsicano.
La Marsica è una regione storico-geografica dell’entroterra abruzzese, che, da quanto emergerà dalle parole che seguono, purtroppo non è ancora LGBT+ friendly.
E così, in un periodo in cui il dibattito sul Ddl-Zan imperversa un po’ dappertutto, le sue parole fanno molto riflettere.
Speriamo quindi di aiutare a fare chiarezza su un tema così delicato, su cui ancora oggi c’è molta confusione e ignoranza.

Vivere nell'ombra a Marsica, un toccante racconto LGBT+In questi giorni anche nei profili Facebook di molti Marsicani si parla del DDL ZAN, molti lo difendono, altri, pur non sapendo cosa sia, lo affondano.
Non avrei mai pensato di raccontare questa storia, la mai storia, una storia che accomuna molti ragazzi marsicani che negli anni ho conosciuto. Sono stato adolescente negli anni 90, in un paese della Marsica, un piccolo centro come tanti. In quel periodo la parola gay, frocio finocchio era usata (e lo è tutt’ora) per disprezzare, oppure per sussurrarla sotto voce quando ci passava accanto qualcuno vestito in modo diverso dal nostro.

Ero un ragazzo come tutti, un po’ timido, i giorni d’estate e le domeniche pomeriggio le passavo al bar tra biliardo, biliardino e partita a carte. Facevo insomma quello che facevano tutti i miei coetanei.
Elementari e media in paese, le medie … brutti ricordi, forse il periodo più cupo della mia vita. Venivo quasi sempre bullizzato insultato e naturalmente picchiato, sì picchiato. Non ho mai parlato a nessuno dei pugni che ricevevo da quei ragazzi miei compaesani. Ancora oggi non ho capito perché a me. Perché attiravo l’attenzione di quei ragazzi miei coetanei, poco più che bambini ma con dentro un grande odio. Superiori fatte ad Avezzano, ero il primo della classe, quelli come me negli anni 90 trovavano nello studio l’unica rivalsa sociale. Nel pomeriggio e nei week-end al bar ho iniziato a preferire lo stare a casa e studiare invece di uscire in paese e rischiare insulti e schiaffi.

Quando restavo nella solitudine della mia camera mentre ero sopra i libri provavo strane emozioni, le famose “farfalline” nello stomaco se pensavo ad un mio amico a quel amico sempre lo stesso…. ma non potevo, quello era un brutto pensiero!!! E’ peccato si va all’inferno, cosi mi diceva il prete quando mi confessavo, non si poteva fare e poi … e poi GUAI, se qualcuno avesse saputo una cosa del genere, quei bulli avrebbero trovato in me la loro vittima preferita!!!
Ricordo ancora una notte, era festa patronale al mio paese, avevo 16-17 anni il cantate aveva finito il suo spettacole e noi ragazzi tornavamo a piedi verso le nostre case.  Ecco però che in lontananza si vede lui, quel ragazzo del paese vicino che pubblicamente disse di essere GAY. Era un ragazzo che aveva qualche anno in più di me, di quel ragazzo si raccontava di tutto e come ogni racconto ognuno metteva del suo. In quel momento eravamo diverse comitive e da una di queste parti il primo insulto, “frocio”, poi il secondo, poi il terzo come se fossimo in uno stadio un coro si alzò. Addirittura qualcuno prese un sasso e lo lanciò verso questo povero ragazzo. Le amiche che erano con lui rispondevano verbalmente agli insulti, lui salì in macchina e partì. Io rimasi immobile ed in silenzio, mi ponevo domande e dubbi… capii che urgeva avere una fidanzata.

Vivere nell'ombra a Marsica, un toccante racconto LGBT+Non vedo questo ragazzo da anni, forse come molti ragazzi marsicani è andato in qualche altro posto dove liberamente può essere felice perché può essere se stesso! Mi piacerebbe rivedere quel ragazzo per un solo attimo, il tempo necessario di chiedere scusa a nome del paese. La mia vita continuava, papà operaio e mamma casalinga, diploma e laurea subito ed a pieni voti, contratto di lavoro a tempo indeterminato a pochi giorni dalla laurea. Chi meglio di me? A 25 anni teoricamente potevo già sposarmi, la fidanzata l’avevo ed era perfetta, ma qualcosa dentro me non andava, pensavo sempre a quelle emozioni ma non potevo esser gay. I gay non sono normali, almeno cosi si dice in giro, questo dicono i miei amici questo è quello che pensano a casa.

Per motivi di lavoro mi sono trasferito in una città fuori regione, li ero solo, tutta gente nuova . Inizio a fare amicizia con ragazzi gay, da loro ho imparato tanto ed a loro devo molto. Quando uscivo con loro non si bullizzava nessuno ma si rispettavano le idee di tutti, solo con me erano un po’ aggressivi perché a detta loro fumavo troppe sigarette, cosi per non sentirli più decisi e smisi di fumare. Ho iniziato ad aprirmi con loro a parlare di me, delle menzogne che fino ad allora avevo raccontato anche a loro. Ebbene si, a questi ragazzi raccontai un sacco di bugie. Dissi infatti loro che ero del Molise, inventai un nome ed una vita immaginaria. Non volevo che loro potessero sapere chi realmente io fossi, metti caso che uno di loro incontrasse qualcuno del mio paese, meglio essere prudenti. Molti di questi ragazzi sono oggi miei cari amici, vengono a casa a trovarmi in questo paese, ma continuano a chiamarmi con il con il mio nome immaginario, mi sta bene me la sono cercata.

Mi sono accettato. A 31 anni, ho accettato la mia omosessualità. La prima persona alla quale ho detto di me è stata la mia ragazza. Lei è troppo speciale, avevo ed ho un’ amore incondizionato e non meritava di essere presa in giro. Quando dissi di me la prima cosa che lei fece è stato abbracciarmi. In quel momento mi sono sentito libero e soprattutto da quel momento non mi vergognavo più di me stesso. L’anno dopo per caso su Facebook conobbi un ragazzo di Avezzano e per qualche anno siamo stati fidanzati. Era un vero amore, all’inizio era un amore nascosto, noi non eravamo ladri o drogati, perché dovevamo nasconderci? Eravamo due ragazzi che si amavano e cosi decisi di presentarlo ai miei amici ma prima dovevo dire loro di me!

Davanti allo specchio mi preparavo i discorsi da fare a loro, un discorso per ogni amico. Una fatica incredibile trovare le parole (poi qualcuno dice che la parole non contano, contano eccome!) ero ansioso aveva paura di essere mal giudicato o peggio ancora di perderli. Chiamai uno ad uno i miei amici, li guardai negli occhi e dissi loro : “Sono GAY” !
Ad averlo saputo avrei fatto un video ad ognuno di loro…Sembravano bambini, intimiditi incuriositi e spaventati. Non si sarebbero mai aspettati una cosa del genere da me. Io che a detta loro sono sempre stato serio (come se l’essere gay fosse sinonimo di non serietà). I miei amici strano ma vero, non avevano mai parlato con un ragazzo gay, mi vedevano come un alieno e come si farebbe ad un alieno hanno iniziato a fare domande. Erano sempre più curiosi, in quel momento mi liberavo, mi presentavo realmente ai miei amici e loro conoscevano il vero me.

Dopo le domanda di rito e le curiosità più strane che per decoro non racconto, una cosa che li accumulava era la paura. Erano infatti spaventati per me! Mi hanno detto di andare via da questo paese e di far attenzione a non farlo sapere in giro altrimenti chissà cosa poteva accadermi. Sostanzialmente i miei amici mi dicevano, anzi ancora oggi mi dicono, di aver paure del mio paese, di aver paura di casa mia. Intanto ho trovato un lavoro di alta responsabilità nella mia terra, ho comprato casa nel mio paese, gestisco una decina di operai, redigo e controllo i budget. Per lavoro giro molto l’Italia, fuori dai miei monti non ho problemi a dire chi realmente io sono, nel mio paese no!

Vivere nell'ombra a Marsica, un toccante racconto LGBT+Con mia mamma è stato ancora più difficile. Scrissi lettere mai consegnate preparai discorsi e discorsi, ed alla fine un anno fa, mi misi davanti a lei, chiusi gli occhi e dissi “Mamma sono gay” . Mia madre non rispose, dopo un po’ a voce bassa disse di non farlo sapere in giro e di fare come hanno fatto molti ragazzi, andar via da questo paese ed essere me stesso altrove. Nella mia terra, sono una maschera, ho fatto questa scelta per la mai famiglia e per il quieto vivere. Purtroppo in famiglia sono legati a certe stupide regole non scritte, regole dannose che non si scardinano, stupide regole di paese. Per mia mamma il giudizio della vicina di casa, quella vicina che nella vita oltre che spettegolare, altro non può fare, è un giudizio importante. Forse mamma ha solo paura, paura di finire come altre povere mamme e cioè essere additata come mamma di un figlio GAY, è molto triste quello che dico ma è la realtà di questo paese.

Vi riporto due frasi che in questi giorni ho letto su Facebook da due miei compaesani, due ragazzi quasi uomini: “ I froci devono stare lontano!” “ basta parlare di immigrati e froci parliamo di cose serie”. Vorrei incontrare questi due persone e dire loro, guardandoli negli occhi, che il DDL ZAN considera insulto verso un loro amico omosessuale un aggravante di reato e null’altro ma forse anche se dovessi dire loro questo, loro non capirebbero. Chiudo questo mio racconto ricordando che questa non è solo la mia storia ma è una storia che accomuna molti ragazzi marsicani. Alcuni vivono qui, altri sono andati fuori per essere liberi di essere se stessi. Io ho deciso di restare qui, spero di togliermi il prima possibile questa maschera, avere un marito ed esser libero nel mio paese, senza aver paura di essere giudicato, insultato o peggio ancora minacciato”.

(Anonimo)

Fonte marsicalive.it

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