La sottomissione determina il piacere. Almeno, questo succede per molte persone, all’interno di quei rapporti che esulano dalla normale routine sessuale conosciuta e vissuta dai più.
Nella relazione di Dominazione/sottomissione (D/s), infatti, il rapporto tra dominante e sottomesso vede coinvolti da una parte un master (padrone) o mistress (padrona) e dall’altro uno slave (schiavo/a). Spinti dalla curiosità di saperne di più sui meccanismi mentali che scattano in chi ama questo tipo di rapporto, abbiamo intervistato Simone, che si presenta con naturalezza ed orgoglio come “schiavo”.

Vita da schiavo: intervista esclusivaBuongiorno Simone, rompiamo il ghiaccio e parlami un po’ di te.
Buongiorno a Lei. Sono Simone, ho 49 anni e abito a Bergamo. Sono celibe e ho avuto delle convivenze saltuarie.

Quando hai capito di volere essere uno schiavo?
Sono nato come switch (n.b: chi desidera operare sia da master che slave e sceglie di cambiare ruolo a seconda dei partner) ma poi una mia amica mi ha fatto capire che ero solo un sub (sottomesso) e mi ha trasformato in schiavo.

Quando è iniziato il tuo percorso nel mondo dei D/s?
Sono nel settore ormai da una ventina di anni ma praticante da una decina, perché più convinto del mio ruolo. Però non amo andare alle feste Bdsm, sono stato ad un paio ma nulla più, preferisco frequentare persone conosciute.

Quindi non ti sei mai rivolto a delle Mistress o Master “professionisti”?
Ho conosciuto Master e Mistress professionisti per amicizia ma non li ho mai frequentati nell’intimità.

Sarei curiosa di sapere le tue fantasie, cosa ti eccita?
Ho varie fantasie: da quelle di poter subire da più persone contemporaneamente ad altre più gustose, tra le quali metterei il pissing (pipì), il ballbusting (calpestamento degli organi genitali), lo strapon naturalmente unito all’umiliazione verbale e la sottomissione dei tacchi di una certa altezza:15 cm almeno. Adoro anche che mi si faccia travestire da donna.

E questo tuo fetish per il travestitismo da cosa nasce?
Dall’obbedienza a due Master che mi han voluto così e mi chiamano Erika. Non potevo discutere ma solo obbedire. Le preciso che a me non piacciono gli uomini…ma il “pisello” quello si, e tanto!

Hai mai avuto problemi a coniugare il tuo essere slave con la tua vita sentimentale?
Non ho mai coinvolto la mia vita sentimentale nel mondo sadomaso.

Vita da schiavo: intervista esclusivaPerchè? Credi di non essere compreso dal partner?
No, nessun timore ma la voglia di avere due vite distinte vissute sempre al massimo!

Come è stato il tuo primo incontro con una Mistress?
Il primo incontro lo ricordo molto pieno di lividi, non avevo ancora bene sentore della mia parte, dovevo ancora essere educato.

Che cosa cerchi in una Mistress, che caratteristiche deve avere per te?
Una Mistress che piace ad un “coglione” come me é decisa, elegante e sicura di se. Giovane o più matura poco conta, in quanto Donna merita il massimo rispetto e devozione.

Attualmente, sei “collarizzato” ad una Mistress fissa?
No, non ho una Mistress fissa.

Quanto è importante l’autorità in un dominante?
L’autorità conta in un Dom così come la dolcezza e il sapere gestire le situazioni. In generale, l’essere inferiore nel gioco é molto scatenante ed eccitante, più lo si è più la Dom ne è felice e premia lo schiavo.

In che senso lo premia?
In genere, alla fine di un rapporto, il partner dominante si prende cura del sottomesso, dedicandogli affettuose attenzioni o dando dei “premi”, a discrezione.

Vita da schiavo: intervista esclusivaParliamo di limiti nel rapporto Mistress-schiavo: tu quali hai?
I miei limiti? Si, certo ne ho: aghi, scat (feci) e sangue.

Il tuo essere schiavo influisce in qualche modo nella tua vita quotidiana?
Direi di no, ho una vita quotidiana normale e ricca di soddisfazioni. Certo, a volte collego fatti accaduti a scene di sadomaso e allora mi viene da sorridere.

Simone, ho un’ultima domanda per te: schiavi si nasce o ci si diventa?
Io credo che non necessariamente si nasce schiavi, magari si ha già una leggera indole in tal senso, questo si, che poi si scatena col tempo e allora, sempre nel massimo rispetto proprio e altrui, la si cerca di soddisfare.

Grazie Simone per esserti raccontato senza reticenze.
Grazie a Lei, non è certo un argomento facile da affrontare ma sono felice di essere stato al Suo servizio.

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Curiosità:

Le forme di “sadomasochismo sano”, definite BDSM (bondage – domination – sadism – masochism),
si distaccano dalle comuni pratiche di sadomasochismo in quanto seguono
la legge del SSC (Safe, Sane, Consensual)
secondo cui è fondamentale che vi sia il consenso da entrambe le parti rispetto
agli atti che si andranno ad esercitare.
Per questo viene stipulato un accordo paritario tra persone consapevoli, dove uno o l’altro sono liberi di
cambiare idea in qualsiasi momento e per qualunque motivo.
Proprio per questo motivo vengono utilizzate delle “parole di sicurezza” (safeword),
che si concordano prima e che fungono da segnale inequivocabile per l’interruzione della pratica.