Nel pomeriggio di ieri, mercoledì 27 dicembre, ARMANDO CHECCHI detto Il PITTORE ha inaspettatamente lasciato il suo corpo.
Armando era nato sotto il segno del Cancro nel luglio 1953, in quelle che oggi hanno assunto la denominazione di Terre del Reno (Fe).
Il suo cuore, da tempo ammalato, non ha retto ad un ennesimo attacco.
In questi giorni il titolare del celeberrimo RIFUGIO DEGLI ARTISTI in Dosso (Fe) si apprestava a celebrare il 35° anniversario dell’attività, nella quale recentemente era entrata la figlia Chiara, dopo il diploma alla scuola Alberghiera di Ferrara.


Tutto pare messo a posto con le mani da un destino del quale Armando avrebbe sorriso dicendo:
An ghè piò bisogn ed mè !” (Non c’è più bisogno di me!); “Vi lascio il mio sogno, ma rimango con Voi attraverso di Lei”.
Lei, la figlia Chiara è la sua carne ed “il Rifugio degli Artisti” il suo pensiero.
Nel Rifugio tutto parla di Armando, o meglio la parola del Pittore si materializza in ogni oggetto, perché nulla è in quel luogo casualmente.
Armando diceva: “La diversità negli individui sta nella semplice incapacità di essere sé stessi“.
Lui la capacità di essere sé stesso l’aveva in modo dirompente ed ovunque andasse destava attenzione e curiosità, per questo ripeteva: “Rispondo a chi mi chiede perché vesto così? La differenza sta proprio qui. Questi si vestono… Io sono!”.
Spesso aveva frasi sibilline come: “Non amo parlare della mia interiorità, ma un amico ha voluto farne un libro“; ebbene, quel libro c’è e titola “Il mio mondo”: tutte le pagine sono bianche.


Sono bianche perché il lettore possa scrivere in esse, tenendo un diario interiore, le sensazioni che ha provato incontrando Armando e visitando il suo mondo: un immenso specchio nel quale vedere la propria anima come raccontata in un sogno.
Nel Rifugio degli Artisti, Armando ha creato tutto questo in un percorso dove carne e spirito si confrontano perpetuamente; tu dirai piacere e l’eco risponderà dolore; tu dirai vita e l’eco risponderà morte; tu dirai lussuria e l’eco risponderà castità.
Tu siederai sul trono di un re per gustare il tuo pasto, ma prima passerai innanzi al carcerato segregato a pane ed acqua; ed ancora, per giungere alla regalità del pranzo, chinerai il capo e fletterai le ginocchia per entrarvi.
Le emozioni ed i ricordi sono la chiave di volta per capire Armando; al Rifugio non andrai semplicemente per sfamare il corpo, ma per placare le ansie e sedare le curiosità.
Una di queste curiosità potrebbe essere di comprendere che cosa sia veramente la morte.
Armando Checchi detto “il pittore” non è morto e vive in ciò che è sopravvissuto al suo corpo: la sua opera, che ha sempre esorcizzato la morte come un fatto quotidiano.
Sono certo che, sul far della sera, nell’ampio parco che congiunge gli edifici denominati INFERNO, PURGATORIO e PARADISO, lo potrete ancora incontrare, anche ora, mentre scrivo è accanto a me, si liscia la barba e dice: “Vi aspetto a cenare in un museo per nove motivi, nulla è cambiato.

IL PRIMO
per il gusto di sapere stupire.
IL SECONDO
perché solo in questo luogo un desiderio di solitudine si trasforma in gioia di stare insieme.
Perché solo in questo luogo riesci ad isolarti ritrovando te stesso.

IL TERZO
perché ci sono situazioni in cui, a livello inconscio, ognuno di noi può percepire le vibrazioni emesse dai dipinti, effetti personali, oggetti, arredi che persone comuni o personaggi storici hanno vissuto e continuano a trasmetterci.
IL QUARTO
perché c’è chi può vivere di emozioni lasciandosi trasportare dalle memorie di un passato che si trascina vite, momenti, situazioni, a noi lontane e sconosciute, talvolta anche drammatiche.
IL QUINTO
per scoprire un animo diverso in quella persona che non conoscevamo così a fondo: noi stessi.
IL SESTO
per cercare di addentrarsi nella mente di un personaggio che ha saputo creare un proprio incredibile angolo di mondo dentro al nostro vissuto.
IL SETTIMO
per trasformare la magia di una cena romantica, nell’estasi di un malcelato desiderio di liberazione dei sensi.
L’OTTAVO
per vivere un intreccio di emozioni che convivono nell’essenza dell’arte.
IL NONO
perché nella quotidianità, la pazzia sta prendendo il posto della ragione, perché solo in questo luogo la ragione perde il proprio significato e la pazzia diventa un momento d’arte molto personale.”
Armando ci teneva ad assicurare che Il Rifugio garantisce rispetto e suprema considerazione a:
“Artisti di quasi tutte le tendenze; Santi ed indemoniati; Dame disinibite, licenziose e compiacenti; Chi si addobba di nero anche al mattino; Chi nutre un profondo rispetto verso Dio e Satana; Chi indossa scarpe lucide all’imbrunire; Chi gode cerebralmente nel dissacrare all’eccesso tutto ciò che è troppo puro e casto; Chi rifugge con orrore le abluzioni quotidiane, ma che adora profumarsi intensamente; Coloro che vagabondano per il mondo, nutrendosi della sana compagnia dei barboni dissociati; Chi ha il coraggio di uscire dal branco belante e prosegue per il proprio Calvario, cercando di non pestare i piedi a nessuno; Chi è affetto da priapismo acuto ed irreversibile; Coloro che sono dotati di una buona dose di lucida follia.”

Questo è Armando Checchi detto il Pittore, attraverso le sue parole, autenticamente riportate in corsivo.

Il nostro speciale a tu per tu con il Pittore”