L’analisi dei numeri

In tutta Italia, nei primi otto mesi dall’entrata in vigore della legge, le unioni civili sono state 2.802 .
Nello stesso periodo i matrimoni sono stati circa 131.000 .
Diamo questo dato esclusivamente per evidenziare un ordine di grandezza e sottolineare quante persone coinvolgono i due pronunciamenti.
Il dato delle unioni civili è nazionale, ma l’Italia è divisa in tre non solo geograficamente, bensì culturalmente e nelle pubbliche manifestazioni delle relazioni.
Al Nord ed al Centro le persone dello stesso sesso si uniscono maggiormente, mentre al Sud e nelle isole le unioni sono pochissime.
Le cifre delle unioni civili sono:
1.417 in Valle d’Aosta, Piemonte, Lombardia, Trentino, Friuli, Veneto e Liguria;
1.093 in Emilia-Romagna, Toscana, Marche, Abruzzo, Umbria e Lazio;
292 in Molise, Puglia, Basilicata, Campania, Calabria, Sicilia e Sardegna.


Il fanalino di coda delle unioni spetta alla regione Molise, con 1 sola unione; a seguire la Basilicata con 2 unioni, una a Matera ed una a Potenza; poi la Calabria con 8 unioni.
Le regioni del Sud con il maggior numero di unioni sono la Campania con 105 e la Sicilia con 75.
Anche al Nord, la Valle D’Aosta presenta numeri da profondo Sud con appena 6 unioni.
L’analisi spostata dalle aree geografiche (nord-centro-sud) alle grandi città vede questi dati:
MILANO      354 unioni;
ROMA          331 unioni;
TORINO       174 unioni;
FIRENZE      123 unioni;
BOLOGNA     98 unioni;
GENOVA        85 unioni;
NAPOLI         69 unioni;
PALERMO     36 unioni;
BARI               25 unioni.
Su base regionale:
LOMBARDIA  669 unioni;
LAZIO              376 unioni;
TOSCANA       293 unioni.


Dunque Milano e la Lombardia sono le regine delle unioni civili e Roma con il Lazio le damigelle d’onore.
Adesso, saranno i sociologi che dovranno studiare e spiegare se nel Sud le persone omosessuali sono meno che altrove, o le condizioni di genere sono le medesime, ma non vogliono unirsi ufficialmente, perché le coppie omosessuali si nascondono ancora per evitare conseguenze sociali.
Le unioni civili sono ora attese dalla “prova del tempo”, che dirà quanto sono stabili e si rapporteranno con le separazioni come le coppie etero sessuali.
Chi vivrà, vedrà.