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Umbrella Academy: quando la disfunzionalità è standard

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A qualcuno di voi sarà capitato di sentir parlare di Umbrella Academy.

Le prime tre stagioni sono disponibili su Netflix e l’ultima è annunciata per agosto 2024.  La serie è basata sul fumetto di Gerard Way e Gabriel Bá pubblicata in origine dalla Dark Horse Comics negli Stati Uniti e in Italia da Magic Press nel luglio 2009.

È una serie sorprendente, adatta a tutti, estremamente gradevole e particolarmente indicata per un pubblico Lgbt+. Certo, c’è qualche scena estremamente violenta e sanguinolenta, ma niente a confronto con ciò che ci mettono davanti agli occhi i telegiornali quando mandano servizi su Gaza o sulla guerra in Ucraina. Non solo perché ci mette di fronte a una strana compagine di supereroi dai poteri molto strani, una sorta di X Men i cui poteri sono letteralmente diversi in tutti i sensi, ma pure perché, senza fare spoiler di nessun tipo, Umbrella Academy ci presenta una famiglia disfunzionale a dir poco, in cui l’essere diversi e percepirsi diversi è alla base di tutto, quasi una caratteristica fondativa, un tutto a volte doloroso, altre volte esplosivo, altre tenero e romantico, ma un tutto che fa da collante per un legame indissolubile, l’amore, in questa famiglia, oltre il tempo, oltre la morte, superando persino la fine del mondo.

Pensate solo che questo team particolare di giovani uomini e donne, sono tutti bambini adottivi, le loro madri per una strana bizzarria sono rimaste incinte e hanno procreato da mattina a sera, questa almeno l’origine, e un padre, anaffettivo, scienziato e despota, che li prepara a combattere contro la durezza del mondo (e il crimine), che nella serie uno dei personaggi, Klaus aka Numero Quattro è dichiaratamente gay e parecchio sballato, ha il potere di parlare con i morti e di materializzarli e si porta dietro per almeno due serie Ben, numero Sei, il fratello morto.

E poi Vania, soprannominata Numero Sette, che ha la capacità di trasformare in energia i suoni che ascolta che intraprende relazioni omosessuali e lentamente inizia il conflittuale percorso di transizione che la trasformerà in Viktor, cambiando anche la voce.

E la cosa bella e sorprendente è che i suoi fratelli decisamente alternativi non ne sono stupiti, accettano con naturalezza la diversità dei loro fratelli, consapevoli anch’essi della loro diversità (Numero Uno ovvero Luther ha le parvenze di un gorilla iper peloso e fortissimo, Allison che ha il potere della persuasione scoprirà durante uno dei salti nel tempo il razzismo che l’America terra di libertà e diritti riservava alle persone dalla pelle nera, e poi Numero Cinque incastrato in un corpo di ragazzino e vestito da scolaretto e irriso per tutte le serie perchè ama un manichino, vera potenza tra i fratelli, senza considerare uno scimpanzè evolutissimo che fa loro da maggiordomo e una bellissima e dolcissima madre robot).

E tra dubbi e domande esistenziali, bizzarrie caratteriali, killer spediti dalla “Commissione” a eliminarli (fantastica la coppia Hazel e Cha-Cha che è interpretata dalla cantante Mary J. Blige) e salti nel tempo per compiere avventure mortali il cui scopo è scongiurare la fine del mondo, fino al loro ritorno a casa e scoprire che una nuova squadra di supereroi li ha sostituiti per uno strano gioco del destino e delle linee temporali, le tre serie raccontano la bellezza della vita, la consapevolezza di sentirsi diversi, l’amore di una famiglia che supera ogni ostacolo e pregiudizio, pur tra mille contraddizioni e difficoltà.

La diversità è un valore aggiunto.

FONTE IMMAGINE: https://www.netflix.com/it/title/80186863

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