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UK. Dopo le linee guida a scuola, freno alle terapie ai minorenni trans

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Il tema è caldo e la discussione sempre più fervente. Almeno nei paesi anglosassoni. Qui in Italia, si sa, ci arriveremo dopo, parecchio dopo. Un’inchiesta del quotidiano Daily Telegraph ha messo sotto i riflettori la clinica Tavistock, uno dei maggiori centri di riferimento per la transizione di genere in Gran Bretagna e che è stata chiusa l’anno scorso, inchiesta che aveva evidenziato nel tempo la pericolosità per i minorenni che nella clinica trovavano cure (si parla di bambini di 3 e 4 anni), in questi giorni fornisce nuovi dati dettagliati su cui riflettere attentamente: negli ultimi 10 anni, 12 bambini di tre anni, 61 di quattro, 140 di cinque e 169 di sei sono stati indirizzati alla clinica londinese per la riassegnazione del genere. Nel biennio 2010/2011 i minorenni registrati alla Tavistock erano 136, diventando nell’arco di dieci anni ben 3.585. Ma nessuno di questi ha effettuato o iniziato il percorso di transizione secondo le dichiarazioni dei responsabili della clinica: si trattava di semplici colloqui di supporto, consulenza, atti a orientare i giovanissimi, insieme ai genitori.

Come già specificato in altri articoli, in Gran Bretagna sono state diramate delle linee guida dal Ministero dell’Istruzione, in cui viene indicato di coinvolgere sempre i genitori quando si tratta di problematiche legate all’identità di genere, a partire dalle “carriere alias” che nel paese sono già applicate. Sempre secondo le linee guida, gli istituti scolastici attendendosi alle disposizioni del ministero, le scuole “dovrebbero accettare il cambio di nome solo se sono certe che i benefici per il bambino superino le conseguenze per la scuola. Questo cambiamento dovrebbe avvenire soltanto in rarissime occasioni”. Numeri decisamente irrisori e poco cambierebbe se il ministero inglese della sanità, stabilisse il limite minimo a 7 anni di età per accedere alle cliniche di riassegnazione del genere. Ci si riferisce ovviamente all’età in cui “i bambini oggi vogliono poter essere femmine e le bambine maschi con la stessa facilità e la stessa profondità di riflessione a monte con cui vogliono poter essere un supereroe o una principessa delle favole. Lasciate che i bambini giochino e usino la loro immaginazione, senza medicalizzare qualcosa che sta crescendo” dichiara Jackie Doyle-Price, ex ministro inglese alla sanità. Le sue parole trovano sponda in un rapporto dei Servizi scientifici del Bundestag tedesco: “i farmaci bloccanti la pubertà potrebbero danneggiare permanentemente lo sviluppo cognitivo dei minori, compresi gli aspetti mentali, emotivi e comportamentali della loro formazione sessuale”. Riflessioni che stanno avvenendo anche nella Sanità degli Usa e altri paese e in qualche modo pertinenti. Alla clinica Tavistock però alcuni farmaci sono stati somministrati a minorenni che solo successivamente hanno capito di aver imboccato una strada senza ritorno e questo ha destato l’attenzione del governo inglese. Occorre superare l’ideologia e pensare alla tutela dei giovanissimi e questa guida ministeriale, per quanto divisiva, può essere uno spunto di riflessione e un input al lavoro serio su normative e salute almeno per quanto riguarda i minori. E se la guida ha sollevato polemiche e scontri tra attivisti, che però riconoscono i passi avanti compiuti, e governo, figuriamoci in ambito salute quanto delicato possa essere il discorso.

FONTE IMMAGINE: https://www.theguardian.com/society/2022/jul/28/nhs-closing-down-london-gender-identity-clinic-for-children

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