“Volere è potere, basta crederci!”

Questa è la storia di Monica Kicelly, famosa trans pornostar che viene dal Brasile. Una storia che insegna che nella vita arriva per tutti il momento di fare scelte, a volte dure, destinate a cambiarci per sempre, nel bene e nel male. L’importante è assecondare la propria natura e seguire il cuore, allora…saremo sicuri di seguire il giusto percorso.

Ciao Monica, grazie del tuo tempo. Ti va di presentarti ai nostri lettori?
Ciao a tutti e grazie voi. Mi chiamo Monica Kicelly, vivo a Parma ma vengo dal Brasile, dall’incantevole città di Fortaleza, affacciata sull’oceano.
Sono cresciuta in una famiglia numerosa, eravamo in 8 figli, 3 femmine e 5 maschi, e soprattutto molto religiosa, non si parlava mai di sesso, era tabù. Ricordo un’infanzia tutto sommato normale, tranne i brutti momenti in cui mio padre beveva, avevamo molto timore di lui.

Quando hai sentito che non ti identificavi nel corpo che avevi?
A 13 anni iniziai a capire che cosa era il sesso e andai a letto con un mio amico d’infanzia. Ci sorprese mio padre, che non la prese bene. Nello stesso periodo, iniziai anche la terapia ormonale, di nascosto dai miei genitori. La mia sorellina più piccola mi faceva da complice e controllava che potessi uscire vestita da donna senza che i miei genitori mi vedessero.


Cosa ti ha spinto ad intraprendere il percorso di transizione?
Premetto che non conoscevo il mondo delle trans, sapevo solo che mi sentivo in un corpo che non riconoscevo mio. Un giorno, a 13 anni, andai in un locale gay e lì vidi per la prima volta una vera trans.
Mi innamorai da subito di tutta quella bellezza, di quella sessualità, della postura; era tantissimo tutto insieme in una sola donna, non ne avevo mai vista una simile.
L’amico che mi aveva accompagnata mi spiegò che quella era una trans, e da li decisi che sarebbe stato quello il mio percorso, capii chi volevo diventare. Non solo per piacere agli uomini, avevo qualcosa dentro di me che dovevo far uscire.

Dicevi che iniziasti la terapia di nascosto.
Si, prendevo di nascosto la pillola anticoncezionale di mia sorella, e quando lei si accorse di questa cosa, iniziai a comprarle sempre di nascosto grazie ai lavoretti che facevo in giro, senza la ricetta. In Brasile va così.

E le persone intorno a te come reagirono?
I miei genitori potevano accettarmi come gay, ma come trans proprio no. Specialmente mio padre, non mi tollerava quando mi vestivo da donna.
Ricordo che in quel periodo frequentavo un locale gay. Una sera, rientrai a casa molto tardi e mi aprì lui la porta di casa…era la prima volta che mi vedeva vestito da donna e mi guardò malissimo, salì in camera sua senza neanche parlarmi. Di giorno uscì, e quando rientrò la sera era veramente arrabbiato, fu una vera bomba.

Adesso andate d’accordo?
Ora si, abbiamo fatto pace. Però è stato un percorso molto sofferto. Come ti ho detto, quando era ubriaco diventava anche violento, ma, non so neanche io come, quando mi vide vestita da donna, trovai dentro di me la forza per affrontarlo, nonostante la paura della sua autorità.

Come andò esattamente, te la senti di dircelo?
Gli dissi: “Io ho addosso la minigonna, ma non prendertela con la mamma, da domani non mi troverai più qui, la minigonna io non la tolgo più”. Trovai così il coraggio di andare via di casa. Per fortuna, lavoravo da McDonald’s, e grazie anche all’aiuto economico del mio amico, riuscii a cavarmela.

E come avete fatto a fare pace poi?
Vedi, quando incontravo mio padre per strada lui faceva finta di non conoscermi: era molto doloroso per lui, tradizionalista, avere un figlio transessuale, era difficile.Poi successe che mi ammalai, mia mamma era in pensiero e premeva perchè tornassi a casa ma io non volevo. Un giorno che stavo male, sentii bussare alla porta e mi trovai mio padre davanti. Fu sconvolgente per me, mi disse di dimenticare quello che era successo, che se volevo potevo continuare a indossare la minigonna ma di tornare a casa. Aveva vinto il cuore.

Poi hai deciso di trasferirti nella “grande città”, giusto?
Si. A circa 22 anni decisi di andare a vivere a San Paolo, “la città delle trans”, del mondo delle discoteche, una piccola Londra molto notturna, fatta per gli amanti della bella vita, come me (ride).
Io ho sempre avuto una grande carica di vita e d’energia, di curiosità.
E’ stata dura, comunque, a Fortaleza facevo il surf, mi mancava tanto l’oceano, era la mia oasi di pace, dove mi ricaricavo. Vivere in una metropoli come San Paolo è stato impegnativo ma molto stimolante.

Lì è iniziata la tua carriera lavorativa?
Posso dire che lì è iniziata la vita di Monica Kicelly, mio nome d’arte. Trovai subito un lavoro in una discoteca e mi feci notare per il mio look insolito. Amavo, e amo tutt’ora, la pelle, il colore nero, il latex…ho molti tatuaggi, mi distinguevo subito dalle altre.
Grazie al mio aspetto trasgressivo, venni contattata per posare per un giornale vestita da mistress. Avevo un caschetto nero stupendo, il mio tratto distintivo dei tempi.
Le foto attirarono poi l’attenzione di una agenzia di escort per cui iniziai a lavorare.

Avevi un compagno, allora, era d’accordo con quello che facevi?
Oh si, a quei tempi stavo con Marcelo, è stato il mio vero amore, anche se non stiamo più insieme da anni. Lui era di mentalità molto aperta e mi incoraggiava a fare quello che volevo. Convivevamo ed eravamo molto felici, anche se eravamo poveri. Ad un Capodanno ci trovammo senza vestiti nuovi e senza soldi in tasca, cosa a cui in Brasile si da importanza in questa ricorrenza. Ma a me non importava, ero felice perchè avevo l’amore puro.

Da escort al mondo dei film hard, vuoi raccontarci?
Certo, fare l’escort mi piaceva e mi piace tutt’ora. Si hanno rapporti senza impegni e si conoscono uomi anche molto belli. Poi era renumerativo, specialmente a quei tempi.
Per quanto riguarda i film hard, mi sono sempre piaciuti un sacco i video porno, sono sempre stata una persona molto fantasiosa e mi sono sempre chiesta se sarei riuscita a fare determinate cose, così decisi di provare, sempre in accordo con il mio ragazzo, ed è stato divertente come periodo.

Come andò la prima volta sul set?
Ero molto agitata ma poi andò bene, la prima volta feci scene di sesso con una donna e un ragazzo, mi lasciai andare con la testa e tutte le preoccupazioni svanirono.

Quanti film hai girato?
Ne ho girati 17, molti porno bdsm, poi ho smesso. Girare questi film mi ha aiutato molto ai tempi a capire dove arrivavano i miei limiti.
Ricordo che in Brasile ci portavano a girare in questa casa di campagna enorme, super lussuosa, e noi attori stavamo li dentro circa una settimana a girare le scene. In Italia invece non ho mai voluto fare film, pagano troppo poco, circa 300 / 400 € a film, non conviene più come lavoro!

Come ti trovi a vivere in Italia?
Benissimo. Qui ho trovato una mia dimensione e serenità interiore, sono stata fortunata. Mi piacerebbe trovare l’amore, ci credo ancora, non mi interessano solo i soldi. Negli anni però ho capito che sono pochi gli uomini che vogliono essere legati per sempre ad un’altra persona, faccio fatica a fidarmi, forse per la mia ultima recente esperienza negativa amorosa, chissà. A me sarebbe piaciuto anche adottare un bambino.

Ti senti portata per fare la madre?
Si, amo i bambini, adottarne uno mi piacerebbe veramente tanto. Sai, la relazione con un uomo può anche finire, ma il bambino resta, è parte di te. Però mi rendo conto che è difficile, per una trans, oltretutto single, poterlo fare.

Dove ti vedi da qui a qualche anno? Continuerai a fare la escort o…?
Per un po’ continuerò, ma non per sempre. Mi piacerebbe andare a vivere in Sicilia e vivere li la mia vecchiaia. Adoro le sue incantevoli spiagge, mi ricorda il posto dove sono nata. Magari un giorno aprirò lì un negozio. Tornare in Brasile in realtà non mi attira, in Italia ho trovato una cosa che non pensavo di trovare: la tranquillità e la semplicità.

 

 

 

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