Un attacco scioccante ai militari e alle truppe transessuali, ha dichiarato Aaron Belkin, avvocato impegnato a favore dei diritti civili.

Quest’anno, 2017, era previsto l’arruolamento dei primi transessuali nelle forze armate americane, a patto che avessero cambiato genere da almeno 18 mesi. Negli ultimi giorni però il Presidente degli Stati Uniti Donald Trump ha fatto inversione di rotta, dichiarando attraverso il social network Twitter: “dopo aver consultato i miei generali e gli esperti militari, vi informo che il governo degli Stati Uniti non accetterà né permetterà agli individui transessuali di servire in nessuna delle forze armate statunitensi” – e ancora – “il nostro settore militare deve concentrarsi su vittorie decisive e schiaccianti e non può essere gravato dagli enormi costi medici e dal disordine che comporterebbe avere dei transessuali nelle forze armate”. Di fatto, ha cancellato la riforma del 2016 voluta dal suo predecessore Barack Obama, che rimuoveva il divieto per i transessuali di servire nelle forze armate del proprio Paese.
A difesa della sua scelta, ha portato un recente studio pubblicato dal Journal of the American Medical Association che mostra come la maggior parte dei medici militari in servizio non abbiano le conoscenze necessarie per prendersi cura di persone in transizione di genere. Lo stesso studio sostiene, tuttavia, che almeno un centro medico militare aveva fornito una formazione di base ai suoi medici.
Attualmente, tra i militari statunitensi in servizio attivo, almeno 2.500 sono transessuali, mentre sono circa 1.500 gli stessi che servono nelle unità di riserva. In una conferenza stanza, il capitano Jeff Davis, portavoce del Pentagono, ha commentato così le dichiarazioni di Trump: “continueremo a lavorare a stretto contatto con la Casa Bianca per delineare le nuove linee guida fornite dal comandante in capo per gli individui transessuali che servono all’interno delle forze armate. Il dipartimento fornirà quanto prima i nuovi orientamenti in materia”.