Regina Satariano

«Questa è una vittoria non solo per me, ma per tutti i giovani che si rivolgono a noi smarriti, confusi e in cerca di risposte: è una sentenza che dà speranza, anche se la strada da fare è ancora tanta». Così Regina Satariano, icona transgender a livello nazionale e fondatrice nel 2008 di un consultorio a Torre del Lago dedicato proprio al mondo transgender, commenta la decisione del tribunale di Lucca che, accogliendo la sua istanza, le ha riconosciuto il diritto di cambiare genere grazie al suo impegno nel campo dei diritti. Regina, alla nascita Vincenzo Satariano, potrà cambiare il suo nome sui documenti senza dover passare attraverso una perizia, di norma richiesta quando la persona interessata non si sia sottoposta a intervento chirurgico di cambio del sesso.

Facebook

«Ho deciso di rivolgermi al tribunale di Lucca — spiega Regina — circa un anno fa: ho capito subito che si trattava di un elemento di discussione su cui c’era poca conoscenza e molto disorientamento. Alla fine però è arrivata per fortuna una sentenza di buon senso. Mi hanno telefonato e mi stanno telefonando da ogni parte d’Italia e questo affetto mi dà tanta forza. Adesso dovrò iniziare la trafila burocratica per rifare la carta d’identità, la tessera sanitaria, il libretto di circolazione dell’auto e tutto il resto, ma lo faccio volentieri: dopo questa fatica, queste sono inezie. E finalmente potrò aggiornare il genere anche su Facebook: molte persone forse non ci fanno caso, ma quando ci si iscrive a questo social network bisogna indicare il genere di appartenenza».

La lotta di una vita

Regina è in prima fila da tanti anni con le sue battaglie civili che l’hanno resa un punto di riferimento per il movimento italiano Lgbt: è stata per anni proprietaria del “Priscilla”, fino al 2013 locale di Torre del Lago fra i simboli della movida gay, «prima che la crisi — spiega — ci costringesse a chiudere». Una vita vissuta senza la paura dei pregiudizi, a volte difficili da digerire: nel 2010, dopo la morte del compagno, fu maltrattata e offesa da alcuni famigliari di lui che non la volevano all’obitorio, arrivando a rifiutarsi di inserire nella bara una lettera di addio scritta da Regina.

La battaglia

«Nel 2002 — racconta — abbiamo cominciato a chiedere la possibilità per una persona di poter cambiare il proprio nome e genere senza doversi operare: scegliemmo quella data perché coincisa con il ventesimo anniversario della legge 164 (che regola la riassegnazione del genere in Italia, ndr) puntando su questo come diritto delle persone trans che non vogliono sottoporsi all’intervento. È stata una lotta dura, che ci ha messo di fronte a tante difficoltà e pregiudizi. Per quanto riguarda il mio caso, ho fatto questa battaglia anche per quelle e quei trans che avendo una certa età hanno rinunciato a questa opportunità Non importa quanti anni si abbiano: non bisogna mai smettere di battersi per i propri diritti. E l’ho fatto anche per i ragazzi e le ragazze più giovani, perché sia un precedente anche per le loro storie personali».

Luxuria

Decisivo, racconta Regina, il ruolo svolto in Parlamento da Vladimir Luxuria: «È una amica che da deputata ha svolto un grande lavoro sui diritti per i transgender, sia sul piano normativo che della sensibilizzazione», dice. Proprio Luxuria aveva presentato nel 2007 una proposta di legge che traeva spunto dalla legislazione tedesca, con la quale si inseriva la possibilità di chiedere il cambio dei dati anagrafici anche prima dell’operazione di riassegnazione chirurgica del sesso. La proposta è rimasta giacente, ma nel 2015 la Corte Suprema di Cassazione ha stabilito che per ottenere il cambio di sesso all’anagrafe non sia obbligatorio l’intervento. «Da allora — aggiunge Regina — le cose stanno cambiando e crescono le sentenze favorevoli».

Le storie

Nel consultorio transgender di Torre del Lago arrivano persone da ogni parte d’Italia: «Molti — spiega ancora Regina — vengono da noi non solo per chiedere consigli, ma perchè magari sono stati cacciati di casa da genitori che non li accettano per quello che sono: è successo anche pochissimi giorni fa con un giovane di 19 anni che adesso stiamo ospitando. Ci sono tante persone che vivono in una sorta di limbo, combattute fra i segnali e i pregiudizi che raccolgono dal mondo esterno e quanto sentono veramente dentro il loro cuore: è per loro che continueremo a portare avanti le nostre battaglie».