Come si suol dire, le sorprese arrivano in una maniera alquanto inaspettata… specialmente quando si tratta di me.
Al tempo ero poco più che uno studente alle prime armi, ma già sapevo che c’era qualcosa di diverso in me.
Qualcosa che non tutti avevano e per certi versi avevo paura ad ammettere perché mi spaventava: mi piacevano i maschi.
Mi piacevano quei muscoli, quegli sguardi rigidi, quel fare così forte e in contempo armonioso che non potevo proprio ignorare, soprattutto d’estate li in Versilia. Ma non pensavo che avrei fatto il coming out facilmente.
Difatti, ero uno di quei ragazzi molto timidi che non appena sentivano pronunciare la parola “sesso” arrossivano da capo a piedi. Quello ero io, ma il destino voleva cambiarmi e io, forse, non ero proprio pronto a dei cambi così radicali, che però dovevano comunque avvenire per il mio bene. Ora che ci penso, non sarei stato lo stesso senza quella festa in Versilia.

Storia erotica gay in Versilia
Venni invitato alla festa da un’amica che voleva organizzare un party nei pressi di un magnifico lago in Versilia. Sapevo che non sarebbe stata una festa molto grande. Io non le amavo e sapevo bene che nemmeno questa mia compagna di classe aveva una gran propensione per le feste grandissime. Entrambi amavamo di più le feste molto più piccole, perché ci si poteva divertire meglio, in più calma e tranquillità.
Per questo non mi preoccupai troppo quando andammo in questa casa vicino al lago in Versilia.
Era una casina non troppo grande, su due piani, ma poteva comunque ospitare numerosi invitati.
Per quell’occasione mi vestii di tutto punto, come mi aveva insegnato a fare mia madre, perché era comunque una festa abbastanza elegante e dovevo fare una buona prima impressione sui genitori di chi ci ospitava; lei si chiamava Elisabetta ed era molto bella.

Praticamente, tutti nel liceo le sbavavano dietro e solo io non vedevo in lei niente che mi attraesse. Come non lo vedevo nemmeno in nessun’altra ragazza… e sapete, forse Elisabetta si era accorta di questa mia piccola “particolarità”. Per questo riuscivamo a essere molto amici, come nessun altro ragazzo con nessun altra ragazza poteva essere.
In ogni caso avevamo quel feeling particolare che non sapevamo spiegarci. E io pensavo spesso che quel tipo di festa non era per me. Difficilmente sarei riuscito a sentirmi nel mio piatto e credevo che tutta la festa si sarebbe per me trasformata in una lenta via crucis di noia e sofferenza. Per fortuna Elisabetta risolse i miei dubbi…
-“Emilio! Vedi quel ragazzo lì?” – mi chiese indicandomi un alto ragazzo, dalle spalle larghe, biondo, a qualche metro più in la sulla spiaggia (eravamo tutti fuori a goderci il bel tempo a quel punto).
Non sapevo chi fosse. Non lo avevo mai visto. Ma era bello, molto bello. A vederlo soltanto sentivo gli ormoni fare la rivoluzione dentro di me. Così, quando me lo indicò e disse che me lo avrebbe presentato, non ci pensai più di qualche secondo di risponderle.
-“Andiamo subito, Elisabetta!”.

Lei mi portò verso di lui e io non sapevo proprio niente del fatto che fosse gay. Aveva una cravatta stilizzata ed emanava un profumo afrodisiaco difficile da dimenticare.
Era, insomma, quel tipo di ragazzo che volevo, ma ero ancora così… insicuro!
Fu lei a prendermi per meno e portarmi, manco fossi un bambino, verso questo ragazzo che si chiamava Mirko.
Non era italiano e sinceramente non mi ricordo nemmeno di dove fosse e non aveva importanza. Subito dopo averlo guardato avevo capito che mi piaceva da morire: uno di quei ragazzi che avevo sognato.
Ciao, – mi disse. Elisabetta, invece, pensò bene di andare verso la spiaggia a prendersi un drink. – Come ti chiami? – Mi chiese e io pensai di essermelo dimenticato. Solo dopo mi tornò in mente che tutti mi chiamavano Emilio.
Iniziammo a parlare, a conoscerci. Lui mi raccontò la sua storia, io a lui la mia. Sentivo l’attrazione verso di lui, ma sentivo anche un’altra cosa: era come se anche lui fosse attratto da me. Non mi era mai successo prima di allora ed era una cosa molto strana. Stranissima. Perciò non mi sorpresi quando Mirko mi disse:
Che ne dici se andiamo in casa a berci qualcosa?
Agitai la testa in senso affermativo anche se il cuore m’iniziò a battere forte in petto.
Arrivati in cucina, però, capii bene che le sue intenzioni erano ben altre. Non voleva bere niente.
O meglio, bevve due sorsi di champagne e poi, improvvisamente, avvicinò la sua bocca alla mia.
Vidi i suoi occhi color cielo e quei capelli biondi e le sue labbra color fuoco che si avvicinavano alle mie.
Qualcosa nella mia mente protestò e mi disse di non farlo. Ma io non potevo più resistere a quegli impulsi.
Così semplicemente mi lasciai andare alla tentazione e accettai quel bacio di fuoco senza alcun remore. E fu dolce, fu spettacolare. In meno di un attimo le nostre lingue s’intrecciarono, e poi…

Storia erotica gay in Versilia
Poi arrivò quello che aspettavo da diverso tempo e che intuivo dentro di me. Ero un ragazzo bello e…gay.
Lo avevo sempre saputo alla fine dei conti. Ciò che dovevo fare, perciò, era semplicemente il passo oltre: la mia prima volta.
Mirko mi aiutò a farlo dopo che glielo dissi. Per lui non era la prima volta.
Sapeva usare bene oggetti come il lubrificante e anche altri sex toys. Aiutandomi a spogliarmi nella stanza al secondo piano di quella casa vicino al lago, mi aveva detto che amava usare anche oggetti che si possono comprare al sexy shop, come le manette o quei strani oggetti BDSM. La cosa al tempo mi spaventò alquanto, ma poi il tutto fu fluido, docile.
Non provai molto dolore quando sentii il suo pene entrare dentro di me; solo all’inizio fu un po’ doloroso.
Poi percepii soltanto molto piacere con dei picchi che aumentavano e diminuivano. Gli chiesi se era sempre così la cosa.
Se il sesso tra dei gay era sempre così intenso e piacevole.
– mi rispose, continuando a sbattermi da dietro ascoltando i miei gemiti. Oltre al fatto che la cosa mi piaceva, possono scommettere sul fatto che piaceva anche a lui. Perché poi mi disse una cosa che non mi aspettavo:
Fammelo vedere.
Glielo feci vedere. Lui lo prese in mano e se lo infilò in bocca. Fu il mio primo pompino e fu caloroso. Godevo tantissimo insieme a lui e percepivo quella sua lingua attorcigliarsi intorno al mio pene facendo salire lungo la mia schiena delle sensazioni di piacere incredibile.
Quando finimmo, eravamo entrambi innamorati e da quel giorno potei dire agli altri di esse gay, senza alcun rimorso e senza provare vergogna.
Ovviamente l’abbiamo rifatto un sacco di volte dopo e per molti anni siamo stati visti come una coppia e tornavamo spesso in Versilia per vivere avventure hot e romantiche.
Poi però la vita l’ha portato a percorrere altre strade, ci siamo lasciati e ora ho un altro ragazzo… Ma quel giorno, la mia prima volta, non lo scorderò più e porterò la Versilia sempre nel mio cuore.

Versilia, storia erotica gay