EGITTO
Trascorrere il tempo in allegria con donne, danze e musica era considerato nell’antico Egitto dei Faraoni un bisogno che non si poteva negare neanche ad un morto.
Per questo nella tomba, accanto alla salma mummificata, venivano deposte statuine chiamate “concubine del defunto”: ciò garantiva all’estinto la possibilità di manifestare nuovamente la propria virilità al momento del risveglio dal sonno della morte.

ATENE
Nel V secolo a.C., ad Atene ed in altre città greche, si festeggiavano le “Tesmofòrie”: tre giorni di festa in onore di Demetra, la dea della coltivazione dei cereali, che precedevano la semina.

In questa occasione, le donne maritate ed appartenenti alle classi superiori si liberavano dei doveri coniugali e si astenevano dal sesso.
Trascorrevano il tempo tra loro, mandando via ogni maschio che osasse avvicinarsi e abbandonandosi a un linguaggio sboccato e pieno di parolacce, normalmente proibito alle donne.

FIANDRE
Nudismo e libero amore per gli Adamiti non erano un problema.


Accusati di eresia e libertinaggio, gli uomini e le donne di questa setta (nata nelle Fiandre tra XIII e XIV secolo e poi diffusa altrove) mettevano tutto in comune, anche i compagni, in un clima di totale libertà sessuale.
Dicevano di seguire uno stile di vita ispirato a quello degli apostoli ed erano certi di essere pervasi dallo Spirito Santo: ritenevano cioè di essere talmente puri da potere commettere qualsiasi atto senza correre il rischio di peccare.

ROMA
A Roma, all’inizio del ‘500, si contavano secondo alcune stime circa 5mila prostitute, più o meno il 10% della popolazione:
Nel 1566 papa Pio V inaugurò il suo pontificato cercando prima di relegarle nelle periferie, poi di espellerle del tutto dalla città.


Il tentativo però fallì anche per l’opposizione della stessa Curia, ufficialmente motivata dalla preoccupazione per le insidie che una città con troppi celibi avrebbe rappresentato per le romane maritate.

MELANESIA OCCIDENTALE
Nel 1700 tra gli aborigeni dell’isola Trobriand, ad est della Nuova Guinea, si diffuse quella che sarà chiamata “posizione del missionario”, cioè l’uomo sopra la donna.


Secondo i più maliziosi l’avrebbero imparata dai missionari cristiani, che si accoppiavano con le donne del luogo.
Ma è probabile invece che questa posizione sia stata imposta perché la Chiesa riteneva che gli esseri umani dovessero accoppiarsi solo faccia a faccia, dal momento in cui ogni altra modalità, specie dal retro, era ritenuta “animalesca”.

NORD AMERICA
Tra i pellerossa Mandan, una popolazione del nord America, si celebrava l’O-kee-pa, un rito di 4 giorni a base di danze e pantomime sessuali.


La figura centrale del rito era O-kee-hee-de, un essere maligno nudo, pitturato di nero a cerchi bianchi, con zanne dipinte sul volto ed alla vita portava un grosso fallo rosso di legno.
Correva per le strade del villaggio, spaventando donne e bambini, fino a che questi riuscivano a strappargli il fallo e ricacciarlo nella prateria.

RUSSIA
La setta dei flagellanti (Chlisty), apparsa nella Russia ortodossa nel XVII secolo, a cui apparterrà anche Rasputin, predicava la liberazione dal peccato originale con riti di autopunizione.


In alcune comunità l’astinenza si manifestò attraverso una perversione estrema: era il caso di coloro che praticavano il rito della radenie (estasi mistica), una cerimonia orgiastica durante la quale lo Spirito Santo si riteneva scendesse sugli adepti e che poteva arrivare fino all’autoevirazione.

SIBERIA
Tra i Chukchi, un antico popolo della Siberia, l’omosessualità era tollerata, ma solo nei riti sciamanici; questo solo fino al 1920, quando l’Unione Sovietica proibì tutti i culti religiosi.

Fino ad allora, allo sciamano era concesso vestirsi da donna ed avere un compagno.
Si trattava di una forma di “bisessualità divina” autorizzata dal ruolo sacro rivestito dallo sciamano; al di fuori del rituale, l’omosessualità era assolutamente vietata nella comunità.

NUOVA GUINEA
A sud della Nuova Guinea, presso la popolazione Marind-Anim, esistevano società segrete che praticavano culti orgiastici.
Le manifestazioni, col tempo, furono severamente proibite perché le orge culminavano in un omicidio rituale e persino in un pasto cannibalesco, in cui la “portata principale” era la vittima designata: il rito serviva ad accrescere la fertilità della natura.


Alle cerimonie presenziavano solo gli adulti, dopo avere pagato un obolo in natura.

BORNEO
Tra i Ngaju Dayak, una popolazione del Borneo, la fine dell’anno si festeggiava con un ritorno simbolico all’età primordiale.
Come accadeva un tempo con il nostro carnevale, norme e divieti della comunità venivano sospesi ed i ruoli invertiti.


In queste occasioni si compivano orge rituali che, secondo le intenzioni degli indigeni, consentivano di raggiungere un’unità simile a quella che precedette la creazione.