Oltre un terzo dei paesi del mondo consente il cambiamento di genere sui documenti come il passaporto; quindi, quasi due terzi non lo consente.
I paesi membri dell’ONU sono 193, di questi 46 consentono legalmente il cambiamento di genere, 31 lo ammettono localmente o con difficoltà dando luogo ad applicazioni incoerenti, 116 lo ritengono illegale o da determinare.

Ciò significa che, se venisse portata all’ONU una risoluzione per dichiarare l’universale diritto al cambiamento di genere, essa sarebbe respinta.
I paesi membri della UE a vario titolo sono 28, ma solo due Irlanda (Eire) e Danimarca ritengono legale senza restrizioni il cambiamento di genere.
Dunque, il falso mito che l’ONU e la UE siano sede di libertà assolute esplode con tutte le sue contraddizioni nell’aspetto del diritto individuale al cambiamento di genere.

Esplode anche il falso mito che le libertà individuali siano proprie dei paesi anglosassoni.
Vediamo in dettaglio il perché, soprattutto quando in Italia si leva il grido “solo qui no”, mentre “altrove si”.
LEGALE
Legale senza restrizioni in 5 paesi, tra cui Argentina (sud America), Eire, Danimarca e Norvergia, paese europeo che non fa parte della UE.

In questi paesi è sufficiente la richiesta dell’individuo per effettuare il cambiamento di genere.
LEGALE MA CON REQUISITI SOCIALI O MEDICI
Legale ma con requisiti in 41 paese, tra cui Italia, Regno Unito, Olanda, Turchia, Brasile, Cina, India, Giappone; quasi tutti questi paesi richiedono una diagnosi psichiatrica.

In molti paesi non si deve avere figli né essere sposati; alcuni richiedono la terapia ormonale, l’intervento e/o la sterilizzazione, ma c’è chi considera queste regole violazione dei diritti umani.
Eppure vengono praticate in paesi considerate dai media capitali della libertà!
LEGALE LOCALMENTE O CON DIFFICOLTA’
Le leggi ed i requisiti variano localmente, perché questi paesi sono federazioni od unioni di stati, essi sono 4: Canada (bilinguismo francese ed inglese), Stati Uniti (lingua inglese), Messico (lingua spagnola), Australia (lingua inglese).

In questi paesi, le leggi locali possono sovrapporsi a quelle nazionali: quindi quello che è possibile in uno stato, potrebbe non essere possibile in quello accanto.
Una corretta informazione dovrebbe indicare ciò che si può fare nel tale stato, ad esempio Usa o Canada, senza attribuire all’intero paese un diritto, o un diniego, attribuito all’intera nazione.
La legalità del cambiamento di genere ed i suoi requisiti diventalo una questione di geografia.
LEGALE MA LA LEGGE VIENE APPLICATA IN MANIERA INCORENTE
Questo accade in 27 paesi, tra cui la Federazione Russa, il Sud Africa , la Colombia ed il Cile.

In questi paesi il cambiamento è concesso dalla legge, ma di fatto i regolamenti poco chiari, le sentenze dei tribunali e la burocrazia ne rendono difficile l’attuazione.
ILLEGALE
In 67 paesi il cambiamento di genere è impossibile sotto il profilo legale.
Essi sono prevalentemente di religione e cultura islamica , ma non mancano paesi cattolici come quelli del centro America ed il Perù ed il Venezuela; in Europa ne abbiamo 4: Albania, Macedonia, Kosovo ed Ungheria, che pure fa parte della UE.

In questi paesi non esistono leggi che autorizzino il cambiamento di genere.
In alcuni paesi la legislazione punisce persino chi indossa un abbigliamento non conforme al sesso di nascita.
NESSUNA INFORMAZIONE DISPONIBILE
I paesi che appartengono a questa spiacevole categoria sono almeno una cinquantina e rappresentano il 25% degli stati ed il silenzio cela spesso, ma forse più realisticamente sempre, la mancanza di ogni diritto.
Questi paesi sono prevalentemente africani e medio orientali.
Le tipologie di governi viene individuata, una per tutte, da quella della Corea del Nord, ma vi sono anche paesi molto vicini al mondo occidentale, come Marocco, Tunisia ed Algeria.

In gran parte del mondo i dati relativi al cambiamento di genere devono essere ancora raccolti ed il dibattito sull’argomento è una novità assoluta.
In alcuni paesi il tema stesso è considerato tabù.

(Fonte dati: National Geographic, alla data ottobre 2016, con diffusione gennaio 2017)