Julie Miller, ex ufficiale dell’esercito, ha recentemente dichiarato che l’esercito britannico è uno dei migliori datori di lavoro LGBT nel Regno Unito, a seguito della gentilezza che le è stata mostrata quando si è rivelata ai suoi colleghi come gender fluid dopo 25 anni di servizio militare.
La storia di Julie, che attualmente fa la volontaria per l’Associazione transgender Chrysalis come coordinatrice di area ed offre supporto emotivo alla comunità trans, è interessante e merita di essere raccontata.

Per decenni Julie Miller, 61 anni, che è sposata e ha figli, viveva come una donna transgender in segreto, fino a quando non ha rivelato la sua vera identità al mondo nel 2017, dopo aver visto il coraggio dei soldati feriti in un centro di recupero del Wiltshire gestito dall’associazione benefica Help for Heroes.
Ricordando la sua visita, Julie dice “ero circondata da tutte queste persone che avevano perso gambe e braccia e mi resi conto che essere una donna trans non era poi un grosso problema. Questo mi ha fatto decidere di confessare ai miei colleghi veterani la mia identità e, onestamente, non avrei potuto chiedere più amore, gentilezza e accettazione da un gruppo di assassini addestrati“.
Sopraffatta dalla reazione positiva dei suoi colleghi, Julie decise quindi di dirlo al suo ufficiale in comando. “Non ha sussultato“, ha ricordato – “mi disse che aveva tre figlie adolescenti che spesso avevano problemi a togliersi il mascara dopo una notte fuori casa – e aveva notato che avevo lo stesso problema. L’esercito britannico è in realtà uno dei migliori datori di lavoro LGBT nel Regno Unito“.

A Julie Miller, che ha lasciato l’esercito nel 2018, è stata ufficialmente diagnosticata la disforia di genere nel 2016, dopo un anno di appuntamenti psichiatrici, e ora vive per metà settimana come uomo e l’altra metà come donna trans, con il sostegno di sua moglie.
A proposito della coniuge, Julie Miller ha confessato che rivelarsi a sua moglie, nel 2015, è stata davvero dura: “quando ho detto a mia moglie che volevo vivere come donna, abbiamo dovuto fare un passo alla volta. Ha dovuto fare circa 10 sessioni di terapia prima che potesse accettarlo, ma ora sta benissimo, capisce che nello stesso modo in cui lei si rilassa togliendosi il trucco, io mi rilasso truccandomi e dipingendomi le unghie ed è anche molto orgogliosa del lavoro che faccio per la comunità trans“.

Nonostante la loro relazione sia non convenzionale, Julie insiste sul fatto che funziona bene e che hanno trovato un felice compromesso che si adatta a entrambe le loro identità.
Alla domanda se ha mai preso in considerazione l’operazione di cambio sesso, Julie ha detto che non la vuole prendere in considerazione perché ciò che la gente non capisce è che essere transgender significa transitare di genere, non di sesso. Inoltre, nonostante il suo medico le abbia raccomandato di assumere estrogeni, lei non lo ha ancora fatto: “ciò influenzerebbe la mia vita sessuale e non voglio. Mi considero un uomo femminile, e mi piace esprimermi indossando abiti da donna e tacchi. uomini femminili piace esprimersi indossando un abito a pois gialli e un paio di tacchi a spillo rossi“.

Ma cosa ha spinto una persona con un lato femminile così spiccato ad arruolarsi nell’esercito? Lei spiega: “sembra una strana scelta di carriera per un uomo che è sempre stato molto in contatto con il suo lato femminile – ma in realtà non è così raro. A volte agli uomini piace compensare troppo la femminilità – suppongo che ti senti meno un uomo se vuoi indossare una gonna, e un uomo dell’esercito è un uomo di coraggio. Era come se stessi cercando di essere James Bond“. E prosegue: “negli anni ’70, il razzismo e l’omofobia erano diffusi, quindi se fossi uscito dalla porta da giovane con un vestito o una gonna, probabilmente sarei stato rinchiuso. Come ex ufficiale dell’esercito, posso dire con grande autorità che uscire come un uomo in abiti femminili alla fine degli anni ’80 era come essere in una zona di guerra“.

Fortunatamente, gli atteggiamenti nei confronti delle persone trans sono cambiati radicalmente e Julie Miller ora si sente felice di andare in giro in pubblico: “oggi le persone sono meglio istruite. A nessuno nella mia città interessa se voglio camminare per strada indossando una gonna“.
Credente nell’educazione, visto che è l’unico modo per fermare comportamenti ignoranti, fa presentazioni ai consigli e alle carceri locali per aiutare a migliorare le loro politiche LGBT: “l’istruzione è la cosa più importante nella lotta alla transfobia. La società ha fatto passi da gigante, ma c’è ancora molta strada da fare, per questo ho creato una presentazione chiamata A Bluffer’s Guide to Transgender, che vorrei fosse guardata da tutte le organizzazioni, le aziende, le famiglie e gli amici delle persone trans per educarli alla comprensione”.

L’obiettivo principale di Julie Miller è aiutare gli altri uomini che nascondono il fatto che sono transgender a raccogliere finalmente il coraggio e dire ai loro cari e colleghi la verità, in modo che possano vivere come le persone che sono realmente. Ora, nel suo ruolo di coordinatrice di area volontaria per Chrysalis, usa le proprie esperienze per aiutare gli altri membri della comunità trans. In bocca al lupo Julie, sei davvero un esempio da seguire.

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