Il piacere attraverso la storia

Le donne egizie creavano “tappi” con escrementi di coccodrillo e miele, per impedire allo sperma di penetrare nell’utero.
In India le donne usavano lo sterco di elefante, considerato più efficace come contraccettivo.
Nell’antica Grecia le donne usavano pozioni da bere o versare nella vagina, a base di olio di cedro o unguenti di piombo; oppure tamponi di garza imbevuti di miele, punte di acacia e carbonato di sodio.
Il padre dei medici, il grande Ippocrate consigliava di saltare ripetutamente dopo l’amplesso.
Le matrone romane talvolta preferivano i “rimedi magici”, come mettere un ragno sotto l’ascella.
Nel Medioevo si credeva che il tè di semi, fermentati, di alberi senza frutto, avesse capacità contraccettive.
Si usava molto anche la tisana di corteccia di salice, che realmente poteva provocare la sterilità.
Nel Rinascimento andarono in voga i talismani, ma erano assolutamente inefficaci, come il cuore di salamandra o un foglio di carta contenente una formula magica.
Poi arrivarono “lettera francese”, “impermeabile inglese”, “cappello notturno”, “guanto di dama”, “gomma”, “vescica”, “pelle divina”, “palloncino”, “goldone” e tanti altri ancora, perché tutti i nomi dati al preservativo sono davvero innumerabili.
Il creatore del moderno preservativo, fabbricato su scala industriale, fu l’inventore dei pneumatici per auto, Charles Goodyear, che nel 1844 realizzò i primi “rubbers” di caucciù.
Gli anni ’50 videro l’esplosione dell’uso del preservativo in plastica fabbricato dalla DUREX, acronimo inglese di durability (resistenza), reliability (affidabilità), excellence (eccellenza).
Il termine inglese CONDOM deriva dal latino Condus, “colui che allontana”, o “ricettacolo”.
Secondo un’altra versione, il nome deriverebbe dal dottor Condum, medico personale del re Carlo II d’inghilterra: l’assonanza nominale ci sta, ma il principio dell’invenzione è molto più antico.
Altri ancora, si richiamano al geografo e fisico francese Charles de la Condamine, che nel ‘700 portò dall’Amazzonia il caucciù, con il quale un secolo dopo sarebbero stati fabbricati i Condom.
Quindi, con l’avvento del Condom si realizzano due grandi aspettative: allontanare le gravidanze indesiderate e le malattie sessuali a trasmissione epidermica, realizzando così un desiderio che l’umanità inseguiva dalla preistoria.
Nel 1562, il medico anatomista italiano Gabriele Falloppio descrisse per la prima volta il preservativo e l’uso che era necessario farne per evitare le malattie; questo antenato del Condom era costituito da una guaina di lino lavabile.
Nel 1790, l’avvocato francese Mederic Moreau De St. Mery, diffuse da Philadelphia il preservativo nel Nuovo Mondo.
Tutto questo i nostri avi non potevano neppure immaginarlo, ma è certo che i Faraoni adoperavano un piccolissimo cappuccio di vesciche di animali, che oleate venivano sistemate sul glande, prima di amplessi con donne “estranee” alla famiglia.
Il concetto di “una difesa globale” delle parti intime aveva già visto gli egizi usare una sorta di “sacchetto per il pene” sotto il gonnellino che indossavano; qui l’uso anticipa anche la mutandina.
L’abitudine di questo sacchetto protettivo diverrà molto esteso dal medioevo col nome di scroto.
Comunque, furono le vesciche degli animali (per l’indubbia elasticità) a dominare le parti intime, sia per protezione, sia per contraccezione, anche se spesso erano scomodissime e veramente poco soddisfacenti.
L’uomo è capace delle invenzioni più raccapriccianti: così nacque il “preservativo della vittoria”, fabbricato con la pelle dei nemici caduti in battaglia ed adoperato con le loro donne.
Questi strumenti avrebbero dovuto tenere lontana la gonorrea, che il medico Areteo di Cappadocia, nel I secolo d.C., così descrive: ”senza dubbio non mortale, ma di cui è sgradevole e disgustoso anche solo sentir parlare”.
La terribile sifilide non era presente in Europa e giunse da Haiti con i marinai di Cristoforo Colombo.
Prima che la grande industria iniziasse la produzione in serie dei preservativi erano i guantai a fabbricarli, con stoffa e pelle e su misura.
Pare che John Shakespeare, padre del famosissimo William, producesse i migliori di Stratford.
Naturalmente, i guanti ad un dito erano roba per ricchi come quelli a cinque dita.
Nel settecento, il principe dei libertini, Giacomo Casanova, in una delle sue vanterie disse: ”Non mi agghinderei mai con una pelle di morto per dimostrare di essere vivo”; salvo poi ritrattare ed ammettere: ”che funziona da prevenzione e che libera il gentil sesso da ogni ansia”.
Infatti, il “sacchetto di pelle veneziana” era tra i migliori preservativi sul mercato e su questo concordava anche il marchese francese De Sade.
L’ipocrisia generale cercò in ogni modo di ostacolare la diffusione del preservativo, ma la battaglia contro di lui fu una guerra persa, anzi, alle vecchie produzioni si aggiunsero nuove forme e varianti dai nomi eloquenti e curiosi, come tickler (solleticatore), porc-epic (porcospino), innusable (inconsumabile), conquerant (conquistatore), cocorico (“chicchirichì).
Nel preservativo gli inglesi misero Humor, i tedeschi resistenza ed i francesi eleganza, creandone infinite varietà.
Durante la seconda guerra mondiale i soldati europei furono equipaggiati con un “kit di profilassi”.
Il resto è cronaca ed oggi ci sono i condom vegani, ma qui usciamo dalla storia.