Il colosso del caffè globalizzato Starbucks ha annunciato pochi giorni fa una decisione senza precedenti: l’assicurazione sanitaria, che dal 2012 già paga ai dipendenti transgender le spese per il cambio di sesso, includerà anche gli interventi estetici, quali il rifacimento del seno, la femminilizzazione del viso e il trapianto dei capelli.
Gli impiegati trans che ne faranno richiesta, potranno quindi farsi pagare interventi che fino ad oggi erano considerati solo di natura cosmetica e che quindi dovevano essere a carico personale.
Nessuna azienda aveva mai incluso nei propri piani le operazioni “cosmetiche”, che a detta della comunità transessuale sono importantissime perché aiutano a sentirsi più normali, in quanto aiutano ad identificarsi esteriormente nel genere cui sentono di appartenere.
Ron Crawford, vice presidente Starbucks, in un comunicato stampa ha dichiarato: “abbiamo valutato questa scelta non solo spinti dal desiderio dell’azienda di fornire una copertura sanitaria veramente inclusiva, ma perché confrontandoci con le associazioni che tutelano i diritti delle persone trans è emerso come questi benefici permetterebbero loro di essere veramente chi sono”.
L’iniziativa di Starbucks, pionieristica e di forte responsabilità sociale, è stata valutata positivamente anche dalla World Professional Association For Transgender Health (WPATH). Jamison Green, l’ex presidente del WPATH che ha collaborato con Starbucks a questa iniziativa, ha affermato che la catena del caffè è la prima azienda al mondo a seguire gli standard di cura raccomandati in una politica di prestazioni mediche.
Per aiutare i lavoratori a trovare i medici che saranno meglio in grado di soddisfare le loro esigenze specifiche, Starbucks impiega personale informato sul processo di transizione di genere.
Una curiosità, i dipendenti di Starbucks che possono usufruire delle spese pagate per il cambio di sesso, nel 2012, primo anno in cui era possibile farlo, non ne avevano fatto richiesta. Nel 2009 però sono stati 49 e c’è stato un sensibile aumento nell’ultimo anno, con ben 750 richieste di riassegnazione di genere.