Vi racconto come diventai schiavo per sempre. La mia vita fu stravolta totalmente quando incontrai Claudia, una donna di 45 anni, elegante, molto bella e raffinata, vestita sempre con mini gonne e tacchi alti. La osservavo quando veniva a prendere il caffè ogni mattina al nostro bar, per caricarsi prima di andare al lavoro. A volte si presentava anche dopo pranzo, l’ufficio dove lavorava doveva essere molto vicino, non vedevo l’ora di conoscerla, avrei voluto presentarmi, ma ero molto timido. Tutto precipitò in un giorno di pioggia, un lunedì qualunque. Ero molto disorientato per via dei bagordi della domenica sera e forse quel giorno non le prestai per niente attenzione. Sì, perché lei percepiva ogni mio sguardo, lo desiderava, era soddisfatta nell’esercitare il suo potere su di me, ma questo io non l’avevo ancora capito. Avevo solo 25 anni ed ero all’ultimo anno di Economia.

Schiavo per sempre - storia erotica bdsm

Quel lunedì ero troppo distratto, ad un certo punto sento da un tavolino il fracasso infernale delle tazzine di caffè che si rompono, rumore amplificato dal mio stato di post sbronza della domenica sera.
Quando sollevo lo sguardo dal bancone c’è lei con la faccia incazzata e con tono autoritario mi ordina di andare al tavolo: arrivo subito.
Mi fiondo correndo più che posso e la saluto, rassicurandola che avrei pulito immediatamente. Lei accavalla le gambe e io vedo le autoreggenti, guardandomi fisso negli occhi mi ordina: pulisci schiavo!
Mi inginocchio e tolgo via i cocci delle tazzine rotte, lei non ci pensa due volte e apre le gambe, stordito noto un sex toy fra le mutandine di pizzo: è un vibratore. Mi accorgo del rumore e continuo a pulire, mentre noto del liquido che fuoriesce dalle mutandine già impregnate di desiderio. Sono in estasi.
Lei mi guarda, mi afferra per i capelli e mi ordina: puliscimi schiavo! Non fa in tempo ad indicare la macchia di caffè microscopica, quasi invisibile sulla coscia, che io già sto pulendo con il tovagliolo. Lei mi afferra con più forza i capelli strattonandoli e sibila: non così, devi leccare!

Inizio a leccare e automaticamente metto la mano sopra l’altra coscia, vengo colpito da uno schiaffo molto violento sul dorso della mano: non ti permettere, continua solo a leccare! Nel frattempo lo scampanellio indica che qualcuno è entrato, per mia fortuna o mia sfortuna ero solo con lei nel bar.
Mentre il tizio prendeva il caffè, lei sedeva silenziosa e sprofondava nei suoi pensieri.
Quando il cliente uscì, io mi catapultai da lei che pronta mi ordinò: inginocchiati!
La sua mano andò via giù nelle mutandine, tolse il vibratore umido e me lo porse: puliscilo con la lingua! Lecca i desideri della tua padrona! Bevi! Non feci in tempo a pulirlo tutto che mi prese per i capelli e con aria molto cattiva mi disse: ci vediamo stasera a casa mia schiavo!
Mi sbatté in faccia il suo numero di telefono e uscì dal bar, mentre un’allegra comitiva di studenti stava entrando, ipnotizzati tutti dalla sua superba e affascinante bellezza. Fu quel lunedì qualunque che divenni uno schiavo per sempre.

La sottomissione dello schiavo per sempre

Quel giorno lo ricordo bene, perché fu un lunedì intenso, pieno di erotismo ed emozioni nuove, sensazioni e piaceri che mai avevo provato e neanche avevo osato provare. Arrivai a casa di Claudia con 2 minuti di ritardo, mi accolse alla porta con indosso un costume da mistress bdsm, coperta in lattice, uno strap on in vita: stasera sei la mia schiava, sei in ritardo! Mi tirò uno schiaffo e mi prese per i capelli, mi inginocchiai e lei mi sputò in bocca, poi mi lanciò dei vestiti da donna compresi di intimo e mi ordinò: vatti a vestire puttanella!
Indossai le calze autoreggenti, la gonnellina, il top e il reggiseno, per ultimo le mutandine in pizzo, Claudia mi guardò mentre strisciava il suo frustino sul pavimento, diede un colpo secco, l’atmosfera era fetish e io pendevo dalle labbra di quella donna, non mi ero mai sentito così, ma mi eccitavo sempre di più. Mi porse il tacco a spillo e se lo fece leccare, poi volle che le toccassi il dildo dello strap on mentre lei mi frustava. Tirò fuori una ball gag e mi tappò per sempre la bocca, adesso non dovevo parlare.

Avevo una grande voglia di fare sesso con lei, ma Claudia era molto intelligente e astuta, non appena lo capì mi disse a chiare lettere che in quanto suo schiavo non avrei mai fatto sesso con lei.
L’idea di non poterla mai possedere mi riempì di gioia e mi fece eccitare molto, tanto che lei iniziò a colpire il mio membro turgido con la sua frusta e la ball gag mi impediva di gridare il mio dolore. Ero in estasi. Continuò a colpire il mio membro duro fino a quando non caddi a terra stremato, a quel punto iniziò a calpestarmi con i tacchi a spillo.
Era la prima volta che vivevo in prima persona un’avventura erotica fra una mistress e il suo schiavo, ogni colpo di frusta sul mio membro, ogni accenno di tacco sulla mia pelle, era un trampolino di lancio verso un piacere nuovo, perverso e irrefrenabile.

Intanto si era tolta le scarpe con i tacchi e mi aveva ordinato di annusarle i piedi come un cane, mentre mi spingeva in faccia il dildo dello strap on: sei la mia schiava, sei una femmina! Mi tolse via la ball gag e iniziò a sputarmi furiosamente in bocca, prima di introdurre lo strap on. Si muoveva con foga e mi teneva per i capelli, ripetendomi compulsivamente che ero la sua troia. Dopo 5 minuti di perversione irrefrenabile, mi rimise la ball gag e mi posizionò a novanta gradi.
Mi sculacciava con forza e iniziai ad avvertire un dolore atroce nel mio culo, mi stava inserendo un vibratore di circa 30 cm. Più urlavo più le mie grida venivano soffocate dalla ball gag.
La mia padrona Claudia era felice nel torturarmi ed io ero il suo schiavo devoto, pronto a tutto per lei. Ogni sensazione di dolore più grande era, più mi conferiva uno strano piacere idilliaco, mentre lei mi maltrattava e mi sputava addosso.

Il momento più eccitante fu quando mi fece girare schiena sul pavimento e iniziò ad orinarmi addosso: sei la mia latrina umile schiavo, bevi tutto il nettare dorato! Ero sempre più eccitato in un continuo orgasmo infinito, lei mi tolse la ball gag e mi ordinò di non proferire parola. Aprì le gambe e mise la sua vagina sopra la mia bocca coprendomi anche il naso, impedendomi di respirare. La strofinava così forte che ero soffocato, era una mistress intelligente però, perché ogni 30 – 45 secondi mi consentiva due o tre respiri, ma poi mi annegava fra le sue voglie. Mentre si strofinava sulla mia faccia orinò altre due volte, prima di abbandonarsi in un orgasmo profondo. Poi si alzò, prese la frusta più grande e mi frustò sulla schiena, prima di ordinarmi di tornare il giorno dopo alla stessa ora perché voleva andare a dormire.
Fu l’incontro più eccitante della mia vita.

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