E così anche la Bosnia ce l’ha fatta ad avere il suo primo Gay Pride!  Domenica 8 Settembre, oltre 2000 persone hanno sfilato pacificamente per le strade della capitale Sarajevo. Ben oltre le 500 previste inizialmente e nonostante i timori di violenza provocati da discorsi di odio aggressivi in un paese in cui l’omofobia, purtroppo, ha ancora troppa voce.

Ho sempre pensato che i diritti umani fondamentali dovessero esistere per tutti. Quando ho visto tutti quei commenti di odio contro la marcia dell’orgoglio, ho sentito che era mio obbligo venire e mostrare sostegno“, ha detto Sanja, 54 anni, di Sarajevo, che si è unito al marcia con suo marito. Le misure di sicurezza sono state strettissime: più di 1.000 agenti di polizia hanno scortato l’evento. Hanno protetto l’area pedonale con recinzioni e blocchi di cemento e unità anti-cecchino sono state collocate sui tetti degli edifici lungo la strada principale nel centro della città.

Come dicevamo, la Bosnia è stato l’ultimo paese dei Balcani ad avere un Gay Pride, visto come un test di tolleranza dei diritti delle minoranze nel tentativo di aderire all’Unione europea. I diplomatici dell’UE e l’ambasciatore degli Stati Uniti in Bosnia, che è gay, si sono uniti alla marcia a sostegno delle persone LGBT*. “Questo è un passo importante nella protezione dei diritti fondamentali di tutti i cittadini della Bosnia-Erzegovina, compresi quelli delle persone LGBT*. Queste hanno il diritto di vivere la propria vita libera da discriminazioni, abusi e minacce…”, ha dichiarato in un tweet Johannes Hahn, Commissario Europeo,

Alla parata hanno partecipato anche molti artisti bosniaci famosi. Tra questi la star della musica Bozo Vreco, nota per aver riconosciuto il suo desiderio di esprimere sia il lato maschile che quello femminile della sua personalità. “Questo è un grande passo avanti per la Bosnia e Sarajevo, aprendo le porte verso l’Europa e il mondo!” – ha detto Vreco a Reuters – “Sono così orgoglioso e felice. Penso che l’amore abbia vinto oggi.”

Gli attivisti portavano cartelli con la scritta “Love is not a Privilege” e “Queer Resistance“, sventolando bandiere arcobaleno e cantando canzoni antifasciste. “Noi, persone LGBT*, lottiamo ogni giorno per la nostra esistenza, identità e amore“, ha affermato Branko Culibrk, un organizzatore. Ha aggiunto anche che la passività delle istituzioni in Bosnia, dove la discriminazione nei confronti dei gruppi minoritari è legalmente vietata, ha incoraggiato la violenza dei gruppi omofobi.

L’omofobia e la discriminazione, spesso alimentate da leader religiosi e partiti politici di destra, sono molto diffusi nei Balcani. Il giorno della sfilata, diverse centinaia di oppositori avevano sfilato portando cartelli a condanna dell’omosessualità. Il giorno prima, invece, diversi gruppi conservatori avevano organizzato un’altra marcia dedicata ai “valori familiari tradizionali”. Tutte le comunità religiose in Bosnia hanno condannato la parata dell’orgoglio, ma hanno consigliato ai seguaci di non ricorrere alla violenza.