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Rinvio a giudizio per cinque agenti che pestarono una donna trans a Milano

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Forse qualcuno ricorda le immagini diffuse sul web e nei notiziari: era maggio del 2023 e il video trasmesso mostrava una donna transessuale a cui gli agenti sferravano colpi di manganello, calci e sberle mentre tentavano di caricarla in un’auto e lei invece tentava di fuggire. Il video era in qualche modo diventato virale sulla rete scatenando la discussione e pure una certa indignazione, anche perché sette agenti che si accaniscono con violenza su un’unica persona, per quanto pericolosa possa essere, sono decisamente troppi.

Arriva ora il rinvio a giudizio per i cinque agenti della polizia locale (e l’archiviazione per altri due).

I fatti risalgono al 24 maggio, si erano svolti in zona Bocconi a Milano. La donna transessuale di quarantadue anni, di origine brasiliana, appariva nel video in cui cercava in qualche modo di difendersi. Secondo la ricostruzione dei fatti, era stata avvicinata al parco Trotter e nel tentativo di calmarla gli agenti l’avrebbero accerchiata, colpita con un manganello e con calci e spray al peperoncino, come raccontato da lei nella denuncia per lesioni personali aggravate presentata dal suo legale, l’avvocatessa Debora Piazza. Nel tragitto dal parco all’Ufficio centrale arresti e fermi della polizia locale per identificarla, la donna, che deve rispondere di resistenza, lesioni e ricettazione di una tessera dell’Atm, ha tentato la fuga quindi avrebbe colpito uno degli uomini in divisa.

La scena era stata ripresa e postata sui social da alcuni studenti universitari facendo il giro del web. La donna aveva presentato regolare e legittima denuncia pochi giorni dopo ciò che era accaduto. Aveva dichiarato che gli agenti si erano accaniti su di lei in quanto transessuale. Aveva raccontato, oltre alle percosse, di essere stata chiusa nell’auto dei vigili per almeno 20 minuti.

Per i vigili l’accusa è, a vario titolo, di lesioni aggravate per aver colpito Bruna, questo il nome della trans, con “due violenti colpi alla testa” sferrati con un manganello, quindi per averle spruzzato “per due volte lo spray urticante al peperoncino in direzione degli occhi nonostante fosse in posizione di resa”, infine per averla colpita ancora con il manganello al fianco destro, quindi con un calcio alle gambe.

Alcuni dei vigili dovranno rispondere anche di falso in atto pubblico per aver dichiarato che la quarantaduenne avrebbe dato testate contro i finestrini dell’auto di servizio – “circostanza falsa in quanto non riscontrata” – o per averla descritta come “in evidente stato di agitazione”, mentre Bruna si presentava “tranquilla e collaborante”.

Il pubblico ministero Giancarla Serafini aveva contestato a vario titolo ai sette vigili anche l’abuso della pubblica funzione, il falso in atto pubblico, l’abuso di autorità, la violenza privata e le minacce, reati decisamente gravi per i tutori della Legge. Per gli ultimi tre è stata proposta l’archiviazione per tutti. Per la quarantaduenne transessuale è stato chiesto, invece, il rinvio a giudizio per resistenza a pubblico ufficiale, lesioni aggravate a un’agente che la stava inseguendo, rifiuto di indicazione della propria identità e ricettazione relativa a una tessera Atm risultata rubata che aveva con sé.

FONTE IMMAGINE: https://www.unita.it/2024/01/16/trans-picchiata-milano-polizia-chiesto-processo-5-vigili-pestaggio-bugie-verbali/

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