Due, tre, sette, settanta, quattrocentoventi

Il quesito affascina da tempo gli opinionisti, gli scienziati, i medici, i filosofi, i teologi, e soprattutto la gente comune; questi ultimi solitamente si nutrono di “luoghi comuni”, che non sempre sono figli di conoscenze barbare e becere.
Se si crede in una cosa, un motivo ci dovrà pur essere, anche se un libro che ebbe parecchia notorietà titolava “TUTTO QUELLO CHE SAI E’ FALSO”.


La nostra è un’epoca di dubbi, ma cosa è più figlia dell’ignoranza se non la certezza cieca ed assoluta che trasforma il sapere in fede?
Solo il dubbio promuove la ricerca e questa strada la vogliamo percorrere partendo da un punto certo; se ci chiediamo quanti sessi ci sono, dobbiamo sapere che cosa è il sesso, diversamente sarà come chiedersi quanti tipi di mele ci sono, senza sapere che cosa è una mela.
Per sapere che cosa è il sesso partiamo dalla definizione che viene data dal DIZIONARIO GARZANTI DELLA LINGUA ITALIANA, che non è un trattato  di biologia, ma un’opera di lessicografia, ovvero lo studio scientifico di una lingua attraverso la quale le persone comunicano.
Vogliamo evitare che mentre parliamo di una cosa, altri ascoltano cose diverse; non è un problema da poco, per questo lo vogliamo evitare,
La definizione data dal Dizionario Garzanti di SESSO è:
complesso delle caratteristiche strutturali e funzionali che distinguono in una stessa specie i maschi dalle femmine, con particolare riguardo agli organi della riproduzione”.
Sulla definizione viene riportata una appendice, che riprendiamo in quanto vicina ad alcune importanti considerazioni, “indagare sul sesso degli angeli” ovvero “occuparsi con grande impegno di problemi immaginari”.
Qualcuno potrebbe immediatamente obbiettare che la definizione è obsoleta, perché già di per se stessa stabilisce che i sessi sono due, ma attenzione, anche tutte le altre definizioni partono dall’imprescindibile concetto di maschio e femmina.


Il nostro viaggio attraverso il numero dei sessi parte dal più noto studioso, in ambito scientifico moderno, del concetto di sessualità: Alfred Kinsey (1894-1956).
Kinsey, riguardo al sesso, sosteneva che non tutte le cose sono bianche o nere.
Egli riteneva che soltanto la mente umana inventa categorie e cerca di forzare i fatti in gabbie distinte, mentre il mondo vivente è un continuum in ogni suo aspetto.
Così creò una scala numerata da 0 a 6, che andava da esclusivamente etero sessuali ad esclusivamente omosessuali, con due fasi di prevalenza in una direzione o nell’altra, ponendo nella centralità la bisessualità.


Fonti più recenti, ma scientificamente meno accreditate, portano i generi a 70 e si spingono a moltiplicarli per 6 (il numero delle tendenze che ogni genere potrebbe esprimere) , arrivando a 420.
In questi anni pure le sigle hanno avuto una evoluzione, allungandosi con arricchimento di lettere.
Dall’iniziale GLB (Gay, Lesbiche, Bisessuali) si è passati a GLBT, con l’aggiunta di Transessuali, per poi passare a GLBTQ, con l’arrivo del Queer, ed infine si è approdati a LGBTI, con Intrasexual, che indica tutto il mondo non etero.
Una delle ultime liste sui generi, ne indica specificatamente 71, partendo dal n.1 “Agender”, ponendo al n.2 “Androgyne”, al n.9 “Cis Man” ed al n.10 “Cis Woman”, al n.57 “Hermaphrodite” e posizionando al n.64 “Man” ed al n.71 “Women”.


Leggendo queste classifiche non possiamo che ripensare alle parole di Kinsey quando sosteneva che la mente umana inventa categorie e crea gabbie.
Ora, è fuori dubbio che molte delle scale in circolazione confondono “il sesso” con le “abitudini sessuali” o con le “tendenze all’esercizio del sesso”.
E’ come confondere la “vita” con le “abitudini di vita”; possono coincidere ma non sono la stessa cosa !