Riceviamo e pubblichiamo dichiarazione da parte di Regina Satariano e Porpora Marcasciano


A proposito di protocolli ONIG e di tutte le polemiche (vere, meno vere o false) che imperversano sui social e nei luoghi associativi. Siccome di confusione a proposito ce n’è molta e auto alimentandosi essa genera mostri, come membri del Direttivo ONIG (Porpora e Regina) crediamo sia necessario e opportuno fare un po’ di chiarezza o quanto meno ricollocare il discorso in una sua logica di senso. Vista la complessità della questione, crediamo siano necessarie alcune premesse obbligatorie ed essenziali.
L’ONIG (Osservatorio Nazionale Identità di Genere) nasce nel 1997 per mettere insieme i vari centri specialistici, all’epoca ancora pochi, nel tentativo di creare un sistema che uniformasse pratiche, servizi e interventi facendoli interagire e riportandoli nella logica dei diritti e del benessere trans che, nello statuto ONIG, resta la base e l’obiettivo. Il periodo in cui nasce ONIG il nostro paese era ancora quasi del tutto sprovvisto di riferimenti per le persone trans e soprattutto non prevedeva ancora un livello di garanzie come quello che abbiamo oggi.
Tutti i centri ONIG fanno parte del servizio sanitario pubblico motivo per cui essi devono sottostare a protocolli e seguire regole richieste. Del resto come già succede ed è previsto per ogni tipologia/problematica a esso afferente.

Ci teniamo a sottolineare che esistono delle evidenti differenze tra servizio pubblico e servizio privato la principale è relativa alla gratuità o prezzo calmierato del servizio pubblico rispetto ai costi, più o meno alti, di quello privato. Dovrebbe essere chiaro a tutti che garantire le questioni relative al transito di genere nel servizio pubblico (ed esserci riusciti) resta una grande vittoria perché concretizza il diritto alla salute per tutte/i, garantendone l’accesso ai servizi. Ciò detto non ci esimiamo dal rilevare limiti e problemi del sistema sanitario pubblico non solamente per quello riguardante le questioni trans, come spesso emerge da alcune voci. Non c’è mai stata la pretesa di offrire servizi perfetti ma sicuramente perfettibili, una responsabilità questa che noi e i centri ONIG sentono come grossa responsabilità. Osservatorio sta a indicare proprio questo: uno sguardo attento non solo alla realtà esterna ma soprattutto a quella interna affinché siano garantiti standard di qualità. Comunque, aldilà di limiti e difetti, restiamo fermamente convinte che quelle storture possano migliorare. ONIG è composto da specialisti (medici, psicologi, endocrinologi, avvocati, sociologi e attivisti trans) che sono persone culturalmente, politicamente, umanamente a noi vicine e non famigerati dottor Menghel come spesso vengono dipinti. Questo abbiamo modo di verificarlo nel lavoro comune e soprattutto nei rapporti umani che si realizzano.

I protocolli sotto accusa, come succede da sempre, vengono periodicamente rivisti e corretti. Le correzioni definitive avvengono, per statuto, ogni tre anni e cioè quando il direttivo viene rinnovato e l’assemblea dei soci si riunisce per deliberare. Quei protocolli, si sappia, difficilmente vengono applicati nell’ONIG, poiché essi non piacciono a nessuno. Come associazioni trans non siamo qui a difenderli quanto piuttosto a trasformarli e il lavoro già fatto ne è la dimostrazione, pensiamo piuttosto che essi potrebbero servire come scudo verso le varie committenze istituzionali e Aziende Asl addette al controllo di regolamenti interni. L’attuale forma dei suddetti protocolli cambierà a Dicembre quando si terrà l’annuale convegno ONIG che quest’anno sarà a Bari il 6 e 7 Dicembre, dove l’assemblea dei soci voterà le proposte.
Il MIT e il Consultorio Transgenere hanno creato un modello di servizio che in molti ci invidiano.
Non è facile, tanto meno scontato per noi associazioni gestire servizi pubblici, con tutte le regole e i limiti che essi impongono, ma ci abbiamo creduto e continueremo a crederci perché, nel solco scavato dal Femminismo che portò la medicina nell’orizzontalità dei Consultori, crediamo, come associazioni, di poter articolare e gestire al meglio la sanità (di questo si tratta) per il benessere delle persone trans. Veniamo entrambe da un percorso di vita antico e ricordiamo bene i danni prodotti dall’assenza totale di servizi in cui si viveva. Averli conquistati e resi disponibili è stata una grande sfida e al contempo una grande vittoria. Vista la regressiva realtà politica italiana, distruggere tali servizi (e lo si fa anche con la critica fine a se stessa) pone a tutti, nessuno escluso, la grandissima responsabilità di azzerare il percorso che, vista la spinta involutiva, potrebbe farci tornare al servizio privato a cui accederanno solo pochi privilegiati.

Sperando di aver offerto alcune note di chiarimento e approfondimento, disposte sempre al confronto costruttivo.
Porpora Marcasciano (MIT) e Regina Satariano (Consultorio Transgenere)

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