Prese, picchiati e uccise” è una raccolta di racconti delle trans sopravvissute all’epoca della dittatura militare.
Le Transessuali all’epoca della dittatura militare in Brasile e le loro storie di silenzio, sono stati i temi fondamentali del 2 ° Workshop Regionale della Rete Trans Brasile, che si è svolto nella città di Uberlândia/, Minas Gerais, attraverso i racconti delle militanti di Porto-Alegrense, Marcelly Malta e la mineira ( abitante dello stato di Minas Gerais) Sissy Kelly, nonché del professore e ricercatore Daniel Henrique de Oliveira Silva, che ha parlato del regime guidato dai governi militari nell ‘epoca tra il 1964 ed il 1985 e della repressione che colpì la comunità trans.

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Per il professor Daniel, il concetto della ricerca sulla storia della popolazione trans nel periodo della dittatura è maturato dopo uno studio che ha portato alla luce alcuni materiali su questo movimento e lo studioso si è reso conto che questa parte della storia, così come i racconti trans, erano destinati all’oblio. Attraverso il famoso giornale “Lampiao”, Daniel afferma che è possibile intuire che la realtà di chi era trans in questo periodo fu segnata da un sacco di violenza, arresti e omicidi.

lampiaoLa società predicava la morale ed il buon costume, quindi le trans, per il semplice fatto di essere tali non avrebbero dovuto esistere. Non potevano uscire durante il giorno o di notte, perchè la polizia le avrebbe picchiate ed arrestate. Sono state costrette ad essere segregate in ghetti, dove venivano controllate meglio. La polizia usava forza e violenza con grande facilità. “In quell’ epoca non potevamo nemmeno uscire durante giorno, perché saremmo state arrestate dalla polizia. Alcune pattuglie ci attendevano di fronte a casa aspettando che uscissimo. Una volta, uscimmo di casa insieme ad una amica per comprare un paio di cose e finimmo per essere arrestate. Questo anche se eravamo in possesso del documento di lavoro, perché all’epoca lavoravamo nel settore delle pulizie. Venimmo, comunque, arrestate con l’accusa di vagabondaggio e ci venne strappato il documento“, cosi ricorda Marcelly, che ora ha 65 anni.

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Sissy, che invece ha 60 anni, racconta che la sua famiglia la ricoverò in un ospedale psichiatrico e fu sottoposta a tante scosse elettriche a causa della sua effeminatezza. Successivamente è riuscita a fuggire grazie ad un infermiere innamorato di lei. Mentre scappava dovette affrontare la violenza della polizia e rivela che fu a lungo ricercata, insieme al suo compagno, per essere portata in caserma.
Per scappare, abbiamo fatto fatiche che il mio corpo credevo non avrebbe mai potuto sopportare. Abbiamo avuto modo di salire in cima alle case popolari, ma a volte il soffitto non reggeva e noi cadevamo dentro la casa. Alcune famiglie ebbero compassione e ci nascosero; altri invece ci lasciavano bloccati e chiamavano la polizia. La violenza fù istituzionalizzata da parte del governo”.

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Marcelly Malta mette in risalto che le trans nere erano le più perseguitate e che era usuale che innumerevoli colleghe sparissero dopo il fermo della polizia.
Sissy afferma che gli agenti di polizia che le picchiavano erano li stessi che tornavano per violentarle. “A volte arrivavano due o più polizziotti, talune volte anche 10. Ogni città aveva una forma di repressione sua particolare: nella città di Salvador Bahia la polizia faceva lavare i defunti alle trans”.

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CHIRURGIA

Uno dei casi che ha attirò maggiormente l’ opinione pubblica fu l’operazione di riassegnazione del sesso (genitale) eseguita dal medico Roberto Farina nel 1971 a San Paolo e fu ‘considerato il primo intervento svolto in città ad essere stato condannato dai tribunali.
Anche se la paziente Waldirene Nogueira dichiarò che il medico le aveva ” dato una nuova vita,” il procuratore accuso che il chirurgo di aver commesso il reato di lesioni corporali, mutilazione e offesa all’integrità fisica della paziente. In realtà questo fu solamente a seguito di un lungo processo morale.

Più tardi, Farina fu assolto perché la corte ha concluse che l’intervento chirurgico – effettuato con il parere favorevole della commissione medica del Hospital das Clinicas di San Paolo – era l’unico mezzo per porre fine al disagio di Waldirene.

Il sito di Trans Network, dà l’informazione che nel 1980, durante il governo di Paulo Maluf a San Paolo, il delegato José Wilson Richetti, ha assunto il comando della questura, sezione del Centro e ha creato “l’operazione città”, che aveva lo scopo di arrestare trafficanti e ladri. Invece, il giorno dopo, i giornali hanno riferito che la maggior parte dei 152 arresti furono prostitute, trans e omosessuali.
La dittatura si concluse il 15 marzo 1985. Tuttavia, è possibile trovare resti di questo regime nella vita quotidiana. E ‘comune, per esempio, vedere ancora oggi, gente che guarda con favore quel periodo perchè la ritiene un’ epoca dove dominavano le buone maniere e la vita era più tranquilla e sicura. Occorre ricordare che gli agenti che commisero violenze e delitti contro le trans, in quel periodo, sono rimasti impuniti.
Ancora oggi, in un paese dove l’aspettativa di vita di una trans o di una donna transgenere è di 35 anni, raggiungere 60 anni è un privilegio per poche. Marcelly e Sissy continuano a combattere la loro battaglia, militando, facendo conferenze e mostrando attraverso le loro storie di vita, le difficoltà da loro incontrate.
Sento che le giovani generazioni non vogliono ascoltarci. Si trovano tra di noi ma non vogliono conoscere la storia di ciò che è venuto prima” , lamenta Marcelly Malta.

ditadura7Sissy, come già rivelato, considera l’opportunità di arrivare a 60 anni come molto buona, considerando che tanti amici e compagni hanno perso la vita lungo la strada, molto tempo prima.
“Dobbiamo dare un esempio di resistenza“, questa è l’estrema esortazione di Sissy.
Il professor Daniel dichiara che le esperienze dei veterani sono importanti e dovrebbero essere considerate nei libri di testo scolastici.
“Visto che le trans che hanno vissuto la dittatura stanno morendo, si perderà questa parte della storia. Il mio obiettivo è quello di preservare la memoria e rendersi conto che queste trans hanno fatto e fanno parte della storia “, così conclude Daniel. Per chi fosse interessato a scrivere un libro, Sissy Lopez è interessata a raccontare la sua storia.

Chi la volesse contattare, può farlo al Whatsapp 0055 31 97 12 35 375 oppure all ‘e-mail  Sissy.sonia.kelly@gmail.com

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