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Polvere di Giò: a teatro la storia della prima donna trans in Italia

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In occasione della settimana in vista della Giornata Mondiale contro l’omobitransfobia ieri 10 maggio alle 20.30 è andato in scena a Roma, al Teatro Flavio, lo spettacolo Polvere di Giò, curato dal Gay Center con il supporto di Rotaract distretto 2080.

Lo spettacolo ideato e diretto da Francesca Stajano Sasson con la consulenza di Willy Vaira racconta le tappe fondamentali della vita di Giò Stajano, prima trans italiana.

Tanto da raccontare.  La Contessa Maria Gioacchina Stajano Starace Briganti di Panico, nota semplicemente come Giò Stajano (nasce uomo, Gioacchino, nel 1931 a Gallipoli, da Fanny Starace, figlia di Achille Starace, segretario del Partito Nazionale Fascista che fu fucilato dai partigiani e appeso a piazzale Loreto a Milano, insieme ai corpi di Mussolini e Claretta Petacci e uomo rimane fino al 1983) è stata una nobile, scrittrice, giornalista, attrice e pittrice transessuale italiana. Negli anni ’60, prima dell’operazione di ri-attribuzione chirurgica del genere sessuale (1983), fu al centro delle cronache come uno dei primi omosessuali dichiarati in Italia. Ispirò Federico Fellini per la scena del bagno di Anita Ekberg nella Fontana di Trevi ne La dolce vita grazie a una sua nuotata notturna nella Fontana della Barcaccia.

Da una sua dichiarazione: “Ho aperto io le porte agli omosessuali. Sono stato il primo omosessuale dichiarato in Italia”. Una volta messo in braccio a Benito Mussolini, Giò fece pipì addosso al Duce.

Arte, scandali, rivelazioni. Lavorò con Fellini, con Steno, Risi, Riccardo Freda. Tra il 1958 e il 1961 collaborò con il settimanale scandalistico Lo specchio, successivamente con il settimanale Men nel quale rispondeva alle lettere dei lettori omosessuali nella rubrica “Il salotto di Oscar Wilde”: il primo e per molti anni, l’unico spazio rivolto ad un pubblico gay nell’editoria italiana. Convocato dalla magistratura nell’ambito dei “balletti verdi” nel bresciano, per protesta si presentò in pretura vestito da donna a lutto con ferri e gomitolo di lana. Non aderì mai al movimento gay. Dal 1982 in Italia divenne legale per le persone con disforia di genere di cambiare anagraficamente il proprio genere sessuale e nel 1983, Giò Stajano si sottopose a un’operazione di ri-attribuzione chirurgica del genere sessuale a Casablanca (Marocco) prendendo il nome di Maria Gioacchina Stajano Starace Briganti di Panico (sempre abbreviato in Giò Stajano). Ma anche se Giò è morta nel 2011, la sua storia continua.

Da una dichiarazione del Gay Center: “La vita di Giò è un romanzo di formazione costruito sui valori della queerness: libertà, autodeterminazione e ironica decostruzione. Giò é tutto ed è tutte noi: le gabbie normative di genere, la diffidenza del pregiudizio sessuale, le forme della violenza omotransfobica sono storia sua e storia nostra, di comunità diversa ieri come oggi. Omosessuale nell’Italia virile del ventennio… troppo poco maschio anche per l’elite capovolta degli uomini al potere. Donna, prima donna… qualsiasi cosa questo significhi. Finanche l’essere scorrettamente autodeterminata nel gestire il proprio corpo quando il femminile arriva a costarle ogni residuo riconoscimento sociale. Sul finire devota, con scandaloso esibizionismo e con estrema serietà. Nel voler mostrare che le regole del potere, pur divino, sono nostra costruzione. Ipocrite e fragili di fronte all’esercizio autentico della propria libera umanità.”

FONTE IMMAGINE: https://www.mannieditori.it/autore/gio-stajano

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