Non resta che parafrasare un brano della canzone “ Carlo Martello” di Fabrizio De Andrè, leggendo i titoli di alcuni quotidiani e la dichiarazione di un politico, sulla Legge che riguarda la prostituzione.
Ci sono ben 19 proposte di legge in materia, che da anni attendono inutilmente l’inizio dell’esame.


Hanno la natura più variegata della proposta che disciplina  la prostituzione, oppure che la stronca definitivamente.
Sono presentate dagli schieramenti politici più diversi e rispondono alla logica di riferimento degli elettori di quel partito, che si riconoscono in quel tal deputato o senatore.
Nulla a che vedere con l’autentico pubblico interesse o con la tutela dei diritti delle donne che esercitano il mestiere e tantomeno dei loro clienti, che addirittura in certe proposte dovevano essere multati e dove l’incontro avveniva sulla pubblica strada, subire il sequestro del veicolo.


Ora leggiamo titoli come “Ufficiale da giugno la prostituzione sarà legale anche in Italia” e in questa affermazione è contenuta una grossa bufala in merito alla legalità dell’attività di meretricio.
Non occorre aspettare giugno per legalizzare la prostituzione, che in realtà in Italia non è un reato, mentre lo è lo sfruttamento e l’istigazione, ma allora perché tanta risonanza sull’avvenimento ?


Ovviamente è la politica, o il politico di turno, incapace per decenni di risolvere il problema, che vistosi surrogata dalla magistratura, che con alcune illuminanti sentenze ha indicato la strada maestra da seguire, vuole ricondurre a se stessa il merito della soluzione.
Il vero motivo della scelta è di carattere economico: lo Stato italiano è sommerso da un debito pubblico di 2.250 miliardi di euro; circa 40.000 euro di debito grava su ogni cittadino ed allora tutto fa brodo per fare cassa.
Si stima che il mercato della prostituzione muova 10 miliardi di euro annui e allora la ricchezza del settore fa gola al fisco.
Se il principio è questo, ci sarà paradossalmente da attendersi anche l’IVA sulla Coca.
A novembre dello scorso anno, come già riportato sul nostro sito nell’articolo “Attività di meretricio: IL PIACERE PAGA TASSE”, la sentenza n.22413 della Cassazione aveva stabilito che l’attività di prostituzione andava assoggettata ad un regime fiscale di lavoratore autonomo.
Successivi chiarimenti, da parte di competenti uffici tributari, avevano identificato completamente gli adempimenti da svolgere.
Su questo aspetto vogliamo richiamare l’attenzione delle operatrici del settore, perché quello che è venduto come un vantaggio (puoi fare l’attività alla luce del sole) è in realtà un macigno sul loro lavoro, perché il fisco diventa il loro  socio al quale devono dare la metà dei loro utili.
E’ vero che in altri paesi d’Europa l’attività di meretricio è disciplinata e sottoposta a tassazione, ma è anche vero che il prelievo fiscale è mediamente la metà di quello italiano.
Dunque occorre fare molta attenzione e muoversi con tanta intelligenza: il fisco potrà irrompere nel conto corrente delle lavoratrici autonome; fare accertamenti; contestare il reddito; sequestrare beni ed immobili procedendo ad ogni azione per recuperare importi ritenuti dovuti.


Diamo il consiglio di rivolgersi ad un buon commercialista e di cominciare a preparare la propria posizione fiscale, ricordando che la libertà di lavoro comporta la schiavitù tributaria.