Sono un uomo che ha deciso di essere per sempre devoto alla sua mistress transgender, dopo aver vissuto una vera e propria seduta dove il piacere è stato intenso e mi ha permesso di sentire sulla mia pelle cosa vuol dire essere sottomesso a tutti gli effetti.
Io sono un uomo che ha avuto tante relazioni e che, durante ognuna di esse, si è sempre contraddistinto per essere fedele ed attento a rispondere a tutti i vari parametri che rendono la relazione stessa perfetta.
Ho trentasette anni ed ho sempre adottato il motto “per sempre fedele alla mia donna” e questo è accaduto anche quando ho avuto il piacere di incontrare la mia mistress Diana, una transgender padrona, unica sotto ogni aspetto.
Voglio dirvi subito che la prima volta che l’ho incontrata eravamo entrambi in un club dove, per l’occasione, venne organizzata una serata dedicata completamente al bondage ed al rapporto sadomaso.
Io, che sono sempre stato attratto da questo genere, non mi sono di certo tirato indietro ed avendo una preferenza per le transgender, attesi con ansia questo particolare tipo di evento.
Durante la serata erano presenti sia schiavi come me che padrone di ogni tipo: mi ricordo in particolar modo di Carola, una bella padrona amante della sottomissione coi piedi.
Un mio amico venne catturato dalla bellezza di quella donna che si fece leccare i piedi direttamente al club, col mio amico che rimase sotto il suo sgabello ad adoperare la sua parte del corpo.
Ma io fui colpito da Diana: la mia futura padrona era estremamente sensuale ed indossava un vestito sexy rosso che sembrava tramutarla in una vera e propria diavola.
Le sue lunghe gambe, il seno prosperoso e soprattutto delle forme che venivano intraviste dal vestito sexy, altro non fecero se non farmi impazzire.
Mi feci coraggio e mi avvicinai a lei per parlarle: il primo approccio fu molto semplice ma la padrona mise subito le cose in chiaro con me.
Mi disse che voleva provare l’ebbrezza di sottomettermi completamente e che se avessi voluto godere con lei mi sarei dovuto comportare come un vero cagnolino.
La mia eccitazione era al massimo e decisi di accettare.
Assieme lasciammo il locale, con la speranza di godere tantissimo assieme.

Come sicuramente saprete, ogni padrona che si rispetti deve essere dotata di un dungeon realizzato con cura con un grande numero di strumenti.
Bene: quello di padrona Diana non era un semplice dungeon, ma una vera e propria stanza delle torture.
Arrivati alla sua base operativa, ovvero a casa sua, una volta entrati Padrona Diana mi diede una forte spinta e mi fece cadere a terra.
In quel momento il suo sguardo cambiò completamente: se in macchina avevamo parlato di tutte le diverse cose che avevamo in comune, nel suo dungeon la musica fu completamente diversa.
Tentai di rialzarmi ma la mia padrona mi mise un piede dietro la nuca e mi spinse il volto contro il pavimento.
Mi trovai quindi in questa posizione e rimasi immobile mentre la mia padrona premeva col suo piede nudo contro la mia testa.
La sentii ridere e mi disse che essendo uno schifoso schiavo non ero degno di rimanere vestito e subito, colpendomi con una frusta come punizione, mi obbligò a togliermi i vestiti ed a rimanere praticamente nudo, solo con calze e mutande visto che Mistress Diana disse che non voleva vedere il mio coso patetico, inteso per il mio pene.
Poco dopo si versò un liquore e si sedette nella sua poltrona: mi guardò dritto negli occhi e mi tirò alcuni cubetti di ghiaccio, spiegandomi che da quel momento in poi avrei dovuto obbedirla.
Mi porse un piede sul volto e mi disse, con fare severo, di leccarlo e di farlo con molta attenzione.
Mentre mi accingevo a compiere questa operazione, mi accorsi che la padrona beveva e con l’altro piede mi stuzzicava.
Il suo volto era un mix di eccitazione per l’adorazione dei piedi e stupore nel vedere quanto lo avevo grosso.
Ma proprio questo mio stato la fece irritare e mentre leccavo il suo piede destro, col sinistro lei mi schiaffeggiò ripetutamente, con molta violenza.
Il fatto di avere il pene duro la fece alterare parecchio e per questo dovetti subire la sua punizione: prese una frusta molto fine che venne usata per colpirmi ripetutamente nella schiena.
La mistress Diana mi disse che, visto che mi aveva dato la possibilità di assaporare i suoi piedi, da quel momento le sarei dovuto essere per sempre devoto.
Oltre a questa mia ammissione, che venne espressa con una voce che era un mix tra dolore e piacere, la mistress mi obbligò a supplicarla per farla smettere di colpirmi.


Questa particolare ammissione non fece altro che farmi passare alla seconda parte del rapporto, ovvero quella dove venni legato alla tavola della tortura con la pancia in basso.
La mia mistress transgender mi disse che, da quel momento in poi, il mio culetto avrebbe sofferto le pene dell’inferno per la sua gioia.

La mia padrona mi calò le mutande facendomi letteralmente rimanere col culo in aria e col cazzo messo dentro una sorta di buco.
Non capii immediatamente quello che stava accadendo ma la mia padrona mi iniziò a colpire sul culo con una frusta in plastica abbastanza dura, per poi passare a quella classica.
Essendo le mie urla di dolore abbastanza alte e mescolate all’eccitazione che stavo provando, Mistress Diana mi mise in bocca un morsetto per farmi stare zitto.
Dopo avermi fatto arrossare il culetto, nella stanza sentii un rumore a me sconosciuto ma che mi fece venire la pelle d’oca.
La mia padrona, sorridente, mi mostrò un vibratore e mi disse che mi avrebbe scopato il culo per punizione.
Iniziò lentamente dopo avermi passato un liquido tiepido sul sedere per poi iniziare ad infilarmi il vibratore.
In quel momento il cazzo mi divenne duro come poche altre volte mi era capitato, visto che il vibratore nel culo mi stava facendo eccitare tantissimo.
La mia padrona, vedendo quanto mi stesse piacendo quella sensazione, spinse maggiormente a fondo il vibratore dentro il mio culo e nel contempo dava colpi al mio cazzo.
In quel momento sentii una forte voglia di venire ma temevo che se avessi compiuto tale operazione la mia padrona mi avrebbe fatto ancor più male.
Dopo circa dieci minuti trascorsi a subire l’inculata col vibratore e la tortura al cazzo, la mia padrona mi fece girare con la pancia all’aria e decise di seguire una nuova tortura.
Sempre legato, decise prima di passarmi della cera calda su tutto il corpo, per poi stringermi i capezzoli con delle morse e riprendere con la frusta.
Avevo il corpo martoriato ma il mio cazzo non riusciva ad abbassarsi vista l’eccitazione che provai durante tutte quelle torture.
Diana, la mia padrona, prese poi una piuma ed iniziò a passarmela sul cazzo, facendomi letteralmente impazzire dalla goduria.
Sentii il mio uccello quasi esplodere e la padrona decise di sedersi sulla mia faccia per farsi adorare per qualche attimo il sesso.
Le feci un lavoro perfetto con la bocca e lo stesso feci al suo vibratore quando mi disse di succhiare il suo amico fidato.
Avendo svolto tutti i diversi compiti venni premiato dalla padrona con una sega coi piedi, che mi fece esplodere immediatamente.
Dopo essermi vestito ringraziai la mia padrona Diana e le promisi che a lei sarei rimasto per sempre devoto, vista l’ottima serata che avevamo trascorso assieme.

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