“Sicuro che l’appuntamento fosse alle 17?”, domandai infastidita. La sfilata sarebbe cominciata intorno alle 21 ma, a guardarlo dall’esterno, il Manhattan appariva completamente deserto. Le vie del centro di Milano si stagliavano geometriche intorno al Quadrilatero della moda e alle vetrine delle boutique. Sono nata sulle passerelle e le ho percorse sin da bambina, chilometri di strade sempre dritte che hanno fatto di me la diva che qualunque donna sogna di essere. Questa sera, in occasione del mio venticinquesimo compleanno, Thomàs, il proprietario del Manhattan, aveva organizzato una sfilata per inaugurare quello che sarebbe diventato di lì a poco il locale più esclusivo di Milano.
Di lui sapevo molto poco, solo qualche notizia letta su una rivista di gossip alla quale avevo dato poco peso. Stando alle indiscrezioni, Thomàs si dilettava nel bondage ed in altri giochini che mi avevano spesso stuzzicato la fantasia ma che non avevo mai avuto l’occasione di testare sulla mia pelle. Nel mondo della moda, chi sa dare il giusto prezzo al proprio corpo, può aspirare a diventare una vera diva. Quando ho compiuto sedici anni il mio agente mi chiese di scegliere: “vuoi raggiungere l’Olimpo -mi domandò- o continuare a rimanere ancorata a terra, accontentandoti di puntellare il linoleum delle passerelle coi tuoi tacchi a spillo?”. Scelsi l’Olimpo, mi sembrava il posto maggiormente adatto ad una dea.

Passare dall’essere una semplice modella ad una escort d’alto borgo fu facile. I signori che frequentano l’ambiente dell’alta moda sono spesso noiosi, si ritrovavano il più delle volte con un corpo come il mio tra le mani senza sapere cosa farne. Finivano per accontentarsi di scoparmi il culo che rappresentava per loro il massimo della perversione. Potevo capirli, il mio sedere era il più richiesto per le copertine delle riviste di moda. Alto e sodo, perfettamente modellato, rappresentava per tutti il sacro graal dell’erotismo.
Thomàs era una persona particolarmente riservata ed io fremevo dall’eccitazione all’idea di poter conoscere qualcuno di così influente. Il mio agente mi aveva incaricata di soddisfare qualunque sua richiesta ed io ero fortemente intenzionata a non deluderlo.
Intorno ai vetri oscurati della mia limousine si era radunata una folla di ammiratori e fotografi, stavo per spegnere l’ennesima sigaretta quando improvvisamente l’insegna del Manhattan prese vita, illuminandoci tutti con una fioca luce rossa al neon, due buttafuori si fecero largo tra la folla e mi scortarono all’interno del locale buio attraverso una piccola porta di servizio.
“Percorra la sala fino in fondo, Thomàs ha preparato una sorpresa per lei”, disse uno dei due uscendo e richiudendosi la porta alle spalle. Il mio agente era finito chissà dove.
Mi incamminai lentamente verso il puntino di luce rossa in lontananza, il suono dei miei tacchi a spillo riecheggiava lungo tutta la sala rimbalzando sulle pareti e producendo un’eco inquietante. Illuminata da un tenue bagliore rosso vermiglio intravidi una figura, avvicinandomi poco a poco notai che si trattava di un uomo col volto coperto da una maschera nera in latex.

In lontananza scorsi il retro del palco dal quale partiva la passerella per la sfilata, il locale appariva immenso.
Lo sconosciuto indossava soltanto dei boxer neri, se ne stava lì in piedi, intravedevo i suoi occhi neri e penetranti dai fori della maschera. Mi fissò per un tempo imprecisato, osservai il suo corpo perfettamente scolpito. Quando si voltò e mi chiese di seguirlo con un tono che non ammetteva repliche, mi soffermai sulla T tatuata sulla scapola destra. Non avevo più dubbi: si trattava di Thomàs.
Lo seguii in silenzio spaventata ed incuriosita, sentivo distintamente l’eccitazione che cominciava ad impregnarmi il perizoma mentre mi dirigevo verso l’ignoto. Mi fece strada tra vari corridoi che si susseguivano indistinti, spalancò una delle porte facendomi segno di entrare.
Mi ritrovai improvvisamente catapultata in una strana dimensione, dal soffitto pendevano diverse corde e ganci, ai quattro lati della stanza erano posizionati strani macchinari. Deglutii a fatica cercando di immaginare ciò che mi attendeva. In tutti i miei anni da escort non mi ero mai sentita tanto intimorita ed eccitata. Mi afferrò per i polsi, lentamente cominciò a legarmi immobilizzandomi le spalle e le mani dietro la schiena in una posizione innaturale. Abbassò uno dei ganci che pendevano dall’alto e lo agganciò ai nodi, tirando l’estremità della corda, i miei tacchi a spillo toccavano a stento il pavimento, il dolore alle giunture era atroce, il sangue che non affluiva più nei punti legati mi si concentrò tutto fra le gambe. Cominciò a strusciare la sua possente erezione contro il mio sedere facendomi bagnare sempre più.

“Una diva come te merita un trattamento speciale…” mi sussurrò all’orecchio sollevandomi il vestito fino ad arrivare a coprirmi la testa. Calò improvvisamente il buio, avvertii soltanto un’altra corda intorno al collo che mi costringeva a respirare affannosamente, mi sentivo soffocare ma lungo il mio interno coscia i miei umori colavano fino a raggiungere il pavimento. Mi afferrò il perizoma spingendo verso l’alto, facendo conficcare il pizzo nella mia carne fino a lacerarlo. I lembi delle mie mutandine scivolarono a terra, Thomàs mi costrinse ad inarcare la schiena per avvicinare il mio sedere al suo inguine, infilò due dita dentro di me, “adesso sei abbastanza bagnata” sentenziò. Per un attimo fu il silenzio, non riuscivo a vedere niente, ero terrorizzata ma volevo essere scopata come non mai. Il mio respiro divenne ancora più irregolare per via dell’attesa. Improvvisamente sentii un dolore atroce, come se il mio corpo si stesse spaccando: Thomàs aveva infilato il suo cazzo nel mio culo con violenza. Mi scopava con foga animale, tenendomi per i fianchi, provavo dolore e godimento ad ogni colpo, urlavo di piacere e sofferenza desiderando che mi penetrasse anche la fica per poter venire. Ma lui aveva ben altri piani.
Con una mano cominciò a stimolarmi il clitoride mentre con l’altra tendeva la corda intorno al mio collo costringendomi a trattenere il respiro. “Non hai il permesso di venire” disse tra i rantoli di piacere, ogni muscolo del mio corpo urlava e desiderava abbandonarsi all’orgasmo. Volevo sentirlo dentro di me, dentro la mia fica, bramavo il suo sperma caldo nelle mie viscere. Quando il mio respiro si fece più affannoso, Thomàs si rese conto che mi aveva spinta ormai sulla soglia dell’orgasmo, tirò fuori la sua enorme erezione dal mio ano lasciandomi indolenzita ed ancora insoddisfatta.
“Vuoi venire?” chiese.
“Sì, ti prego!” lo implorai.
“Dovrai prima obbedirmi”. Il gancio che mi teneva quasi sospesa a mezz’aria si abbassò, di colpo mi ritrovai con le ginocchia a terra, Thomàs tirò giù il vestito che mi copriva la testa. “Apri la bocca” ordinò. Mentre affondava il suo cazzo fin dentro la mia gola, tendeva la corda che ancora mi stringeva il collo. Sentivo i suoi colpi violenti ed il respiro mancarmi. Quando arrivò a toccare il fondo della mia gola col glande mi sentii scuotere dai conati di vomito. Ero al limite, mi sentivo umiliata ma desideravo la sua sborra calda colarmi sul viso. Sentivo distintamente le vene gonfie lungo tutta la circonferenza del suo cazzo, era ormai prossimo all’orgasmo. Un attimo prima di venire sollevò la corda legata al mio collo, ero sul punto di svenire, avevo bisogno di respirare. Un getto di sperma bollente mi inondò la gola, lo sentii gridare di piacere, per alcuni interminabili secondi seguitò a tenere il suo cazzo dentro di me, costringendomi ad ingoiare tutto.
Quando finalmente lo tirò fuori cercai di recuperare più ossigeno possibile. Lo guardai implorante mentre sollevava nuovamente il gancio, più in alto stavolta, costringendomi a rimanere in equilibrio precario sulle punte dei piedi per non soffocare. Andò verso uno degli angoli della stanza, lo vidi tornare da me con un bastone con attaccato qualcosa all’estremità. Infilò un enorme fallo di gomma, lo fissò al pavimento posizionando uno strano meccanismo all’altezza del mio clitoride.
Quando lo attivò, il mio corpo cominciò a vibrare, fui scossa dalle contrazioni quasi immediatamente. “Adesso hai il permesso di venire. Resterai qui fino a quando non comincerà la sfilata” disse aumentando la potenza del vibratore fra le mie gambe. Sentii i suoi passi allontanarsi e la porta chiudersi alle mie spalle, mi abbandonai ad un orgasmo disperato. E poi ad un altro e ad un altro ancora, fino a quando il piacere non si trasformò in dolore.
Passarono ore prima che il mio agente mi trovasse. Sfilai a fatica quella sera. Di sicuro ricorderò per sempre il mio venticinquesimo compleanno.