La cronaca, finito il tempo dei ricordi, è attesa da una delle due seguenti situazioni: diventa storia o finisce nell’oblio.
La cronaca è ricca di emozioni e spinte occasionali; genera grandi rumori che poi finiscono nel silenzio più assoluto.
E’ la fine inevitabile di ciò che non ha i contenuti per diventare storia.
La storia resta, perché restano i documenti che la hanno resa tale, evidenziando l’eccezionalità di un avvenimento che esce dalla norma di ciò che accade tutti i giorni.
Un matrimonio tra un uomo ed una donna è un fatto quotidiano, che in quanto tale non genera un evento storico; susciterà curiosità in ragione dei soggetti che lo contraggono e nulla più.
Le nozze tra Alessia Cinquegrana e Michele Picone sono il matrimonio di una coppia composta da un uomo ed una donna e se tra cento anni un ricercatore esaminerà i registri delle unioni del comune di Aversa (Caserta) non rileverà altro che uno dei tanti matrimoni in rubrica.


Il clamore della cronaca è costituito dal fatto che i protagonisti del matrimonio non sono una coppia eterosessuale ma omosessuale sotto il profilo biologico.
Attenzione, però, perché stiamo parlando di un vero e proprio matrimonio e non di una unione civile, come previsto dalla legge Cirinnà, entrata in vigore da un anno.
La vicenda è straordinaria perché Alessia Cinquegrana, nata Giovanni, è la prima donna in Italia che, dopo aver avuto la riattribuzione di sesso senza doversi sottoporre all’intervento demolitivo, può unirsi in matrimonio.


Il clamore sta in questo, perché “è la prima” ed in futuro la possibilità è destinata ad avere seguito fino a diventare “un fatto quotidiano”, che espulso dalla cronaca non entrerà nella storia.
Alessia è stata Miss Trans 2014; dopo avere fatto più interventi al seno, alle corde vocali ed un’infinità di cure ormonali non ha terminato il percorso, arrestandosi prima dell’operazione chirurgica di rettifica degli organi sessuali.


Ciò accade perché la Legge 164 del 1982, che prevedeva si potesse mutare di identità soltanto dopo l’operazione chirurgica, è stata superata da una sentenza della Cassazione del 2015 in cui si afferma che questa può essere riconosciuta anche senza la trasformazione definitiva.
Potenza o generosità dei giudici: sentenziano che le donne possono avere il pene!


Qui, sulla vittoria del mondo trans, come affermato da Alessia, insegnante di ballo e stilista, si apre una riflessione: è una vittoria reale o solamente apparente ?; è un punto di arrivo o l’inizio della fine ? Ed ancora, è l’omologazione della trans alla donna, che si vuole, o è meglio mantenere una preziosa diversità ?
Altre culture, vedi la HAIJRA indiana (dove la legge di quel paese prevede “il terzo sesso”), hanno optato per la PREZIOSA DIVERSITA’, ed anche in Italia questa preziosa diversità ha una marea di sostenitrici ed un universo di apprezzatori.


Probabilmente assisteremo alla nascita, se non già avvenuta, di due scuole di pensiero:
a) la trans è donna e deve diventare totalmente donna;
b) la trans deve restare trans, perché così è molto di più.
E’ un po’ come la storia del bruco, della crisalide e della farfalla: nasce bruco, vive crisalide, muore farfalla.
La storia si scriverà quando leggeremo nei registri dello Stato Civile di una unione tra un uomo o una donna con una “trans”.
Fino ad allora, tutto sarà omologabile alla quotidianità, perché il matrimonio tra un uomo e una donna è da millenni un fatto quotidiano.

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