Netflix lancia una nuova serie LGBT+ per adolescenti ed è subito protesta Costume & società

Netflix lancia una nuova serie LGBT+ per adolescenti ed è subito protesta

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Netflix lancia una nuova serie LGBT+ per adolescenti ed è subito protestaLe baby-sitter sono tornate in città e ovviamente sono sorte tante polemiche. Dopo 30 anni dalla pubblicazione della serie di libri, Netflix ha deciso di produrre la serie The Baby-Sitter Club. L’annuncio è stato ufficializzato a febbraio 2019 e non sono mancate da subito le polemiche. Questa versione contemporanea tratta dall’amata serie di libri di Ann M. Martin, segue l’amicizia di un gruppo di ragazze e il servizio di baby-sitter che hanno creato. E allora qual’è il problema vi chiederete?

A puntare il dito è il parroco di Vanzaghello, don Armando Bosani che sostiene che la serie “promuove il paradigma transgender“. Nel quarto episodio infatti, si legge sul settimanale di cui è responsabile il parroco, “accade che a Mary Ann, una di queste giovani, venga chiesto di occuparsi di Bailey, una bambina transgender. Le sue sembianze infatti sono quelle di una fanciulla pur essendo in realtà biologicamente maschio. Della reale identità, la baby sitter non si accorge subito. Ne viene al corrente quando, intenta a cambiarla, apre il suo armadio e trova solo abiti maschili. Bailey sostiene che siano vecchi vestiti e svela la sua identità con un colpo di scena che spiazza inizialmente la baby-sitter. Tuttavia la giovane si riprende in fretta dopo un veloce confronto con un’amica, Dawn, il cui padre è gay“.

L’articolo, sul periodico parrocchiale “Il Mantice” che in passato ha già pubblicato le sue posizioni in tema di libertà sessuale, prosegue “Degni di nota sono gli argomenti con cui l’amica convince la baby sitter. Le chiede infatti se lei è mancina o destrorsa e cosa proverebbe se la obbligassero a fare tutto con l’altra mano. “Ti sembrerebbe strano vero? Beh è così che si sente Bailey. Così come tu sai di essere destrorsa, lui sa di essere una ragazza. Tutti vogliamo che il nostra lato esteriore corrisponda a quello interiore” si sente durante la loro chiacchierata.” Inoltre vine criticata la scelta della piattaforma di far interpretare il ruolo di Bailey a Kai Shappley, una bambina di 9 anni che è nata in un corpo maschile ma si identifica come una ragazza.

L’autore poi conclude l’articolo dicendo che “l’orientamento progressista di Netflix non è un mistero per nessuno. Nel corso degli anni non solo ha prodotto prodotti televisivi con personaggi particolari “oltre gli stereotipi” ma si è anche esposto pubblicamente, ad esempio diventando sponsor ufficiale del Milano Pride nel 2018. The baby-Sitter Club rappresenta un triste salto di qualità però nella manipolazione mediatica. Per manipolazione si intende una presentazione dei fatti terribilmente di parte rispetto alla realtà. Non occorre infatti essere psichiatri per comprendere come sia del tutto improprio liquidare un tema delicatissimo come la questione della disforia di genere alla stregua di una variante del mancinismo. Dopo Orange is the New Black, Sense8, Black Mirror e Jessica Jones, la propaganda trans è stata palesemente indirizzata ai minori, ecco a questo non si era ancora arrivati.

Ora non ci resta che guardare la serie e entrare a far parte del club delle baby-sitter!

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