Hunter Schafer, 20 anni, è modella, attrice, attivista e “IT GIRL” del momento. E’ nata maschio ma non si è mai riconosciuta in questa definizione. Il suo è un percorso iniziato molto presto, al punto da arrivare a diventare a soli 17 anni attivista per la comunità LGBTQ+. Tra le sue lotte c’è quella dell’ampliamento del concetto di gender e come modella ha sfilato in passerella per i più prestigiosi brand, da Miu Miu a Marc Jacobs, diventando uno dei nomi di punta della Elite Model Management, tra le più importanti agenzie di moda a livello mondiale. Grazie al suo fascino etereo, è stata subito consacrata come una delle modelle più richieste sui catwalk. Se vi abbiamo incuriosito, leggete la bella intervista che ha rilasciato per Vogue a Julia Hobbs.

Hunter Schafer ha incendiato gli schermi nella rivoluzionaria serie teen per il network HBO Euphoria, toccando gli spettatori di tutto il mondo con la sua interpretazione di Jules, un’adolescente transessuale di 17 anni. “Frequenta le superiori e si trova a destreggiarsi tra avventure sessuali con uomini più grandi di lei tentando, al contempo, di trovare qualcosa di meno “tossico“.
All’età di soli 20 anni, la meteoritica ascesa al successo dell’attrice, grazie alla rappresentazione – senza esclusione di colpi – della moderna vita adolescenziale americana firmata dal creatore della serie, Sam Levinson, è stata a dir poco spettacolare. “Sono nuova nel settore e sto ancora imparando come funziona il sistema ma – voglio dire – non mi pare di aver visto altre interpretare un personaggio come il mio in Euphoria, prima d’ora”. Vogue ha intervistato l’attrice durante l’ultima edizione del Festival del Cinema di Venezia dove Hunter Schafer ha partecipato ad un talk dai toni molto spontanei in onore dell’influente serie di corti Women’s Tales di Miu Miu, in cui ha rivelato, a parole sue, quali opportunità ci siano ad Hollywood per le attrici trans e come stia cercando di instaurare un rapporto più sano coi social media.

Sulle opportunità per le attrici trans
Quella in Euphoria è la mia prima esperienza recitativa quindi quello che mi interessa, al momento, è ripeterla nuovamente e vedere cosa succede. Non so se ci sono molti altri ruoli per donne trans che facciano per me. Penso che potrebbe venire il momento in cui potrei essere in grado di interpretare ruoli cisgender, è qualcosa su cui ho riflettuto e di cui sono consapevole da quando sono entrata a far parte del settore. Sono molto emozionata di recitare ora come ora e desidero farlo ancora. Ci sono così tante donne trans di talento che hanno interi universi dentro di sé e meritano di far parte del cinema; siamo assolutamente in grado di interpretare qualsiasi ruolo. Quindi, sì, è qualcosa a cui penso molto, ed è strano perché sembra ancora un territorio non esplorato nel cinema e nella televisione.

Sul modo in cui le sue esperienze di vita hanno influenzato Euphoria
Il direttore/creatore di Euphoria, Sam Levinson, è assolutamente incredibile. HBO mi ha tenuto a Los Angeles qualche giorno in più in modo che potessimo incontrarci in un caffè e parlare delle nostre vite così da capire che genere di storia poteva emergere; fondamentalmente, lui si cala in tutti personaggi, dunque la questione era cercare di capire che tipo di dinamiche si potessero stabilire tra di noi. Da esperto nel settore, è una delle sue responsabilità, soprattutto quando ingaggi un’attrice che ha avuto esperienze di vita con cui non puoi identificarti. Sam Levinson è una persona incredibile che ama il rapporto collaborativo e questo ha reso il processo di entrare nella parte di Jules un’esperienza ancora più immersiva.

Sulle attrici cis che interpretano donne trans sullo schermo
In un mondo ideale, in una sorta di bolla, dovrebbero poterlo fare tutti. Il concetto della recitazione può applicarsi a tutti. Ma, per come è strutturato ora il mondo e col genere di gerarchie che esistono, non credo sia giustificabile fintanto che le gerarchie non spariscono o si uniformano.

Sui social media
Ci penso di continuo in quanto è uno spazio surreale, e di recente ho dovuto prendere le distanze per la mia salute emotiva. Ma è uno strumento ed è così potente che si può fare molto. È tutta una questione di quanto e di come lo facciamo in uno spazio quale può essere Instagram, che non credo sia stato pensato nell’ottica di cambiare il mondo o di cambiare le cose. È davvero strano come ci si può trovare a scorrere immagini e passare dai selfie ai cagnolini e poi trovare morte e violenza; è strano come questi due livelli possano coesistere l’uno accanto all’altro e come interiorizziamo tutto, il che mi fa riflettere se Instagram o i social media, in generale, siano davvero il luogo giusto per questo genere di cose.

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