Nell’Islam il senso del pudore è una ossessione, perché le donne debbono essere coperte con determinate prescrizioni, ma nello stesso tempo, l’Islam non è contrario al piacere.
Lo dimostra la promessa del Corano di un paradiso popolato da vergini, che assicurerebbero a chi si comporta secondo gli insegnamenti di Maometto “uno stato di erezione perfetta” ed un “orgasmo celeste” lungo ottanta anni.

Per la dottrina mussulmana, il piacere è un diritto ed un dovere dell’uomo e della donna, purché avvenga nel matrimonio.
Dio ha creato l’uomo e la donna in un determinato modo e se esiste lo stimolo sessuale, questo deve essere assecondato, ma anche guidato affinché non produca eccessi”.
L’Islam è una religione che distingue sempre tra lecito ed illecito; l’amplesso può essere un dono di Dio se praticato nel matrimonio o il più terribile dei crimini se trasgredisce la legge.
Un teologo mussulmano sostiene che “essendo gli arabi molto dotati sessualmente per natura, anche quelli più timorati praticano una intensa attività sessuale, ma Dio vede nel cuore degli uomini e offre loro un dono contro il diavolo: il matrimonio“.
Infatti, “il matrimonio smorza la concupiscenza, allontana il pericolo degli appetiti sessuali e impedisce le scostumatezze del corpo: un ausilio per la salute dell’anima”.
Fuori dai rapporti stabiliti dal diritto c’è la tentazione, la corruzione, il caos.
Proprio per evitare il caos, Dio permette, attraverso la “shari’a”, la legge islamica, varie forme di sesso legale: il concubinato, la poligamia, e per gli Sciiti, un contratto matrimoniale temporaneo.

libro sacro islamico Sharia

La shari’a definisce scrupolosamente ciò che è permesso mostrare, ma sancisce altrettanto chiaramente il principio secondo il quale la necessità rende lecito il proibito”.
Ad esempio: “Stai morendo di sete? Bevi vino anche se è proibito; Stai morendo di fame? Puoi anche mangiare il maiale”.
L’Islam è dunque una religione pragmatica ed i mussulmani hanno creato numerose eccezioni ai precetti più rigidi.
Quando nei paesi islamici vigeva la schiavitù un uomo poteva possedere un numero illimitato di concubine.
Di loro poteva godere a suo piacimento, senza violare alcuna regola religiosa.
Era un privilegio riservato ai ricchi e gli harem erano diffusi, come descritti nei racconti di Sheherazade, la concubina narratrice delle Mille e una notte, capolavoro della letteratura erotica, che si svolge alla corte di Baghdad (Siria).

Scheherazade la protagonista della favola "Mille e una notte"

Al-Amin, figlio del califfo Harun al Rashid, nel IX secolo, organizzava orge aperte a uomini e donne.
A questi festini notturni, partecipavano componenti delle più alte cariche religiose, gli Ulema ed i Cadi, che erano i dottori della legge ed i giudici.
Narra uno storico siriano, descrivendo una notte di feste nel palazzo del visir: “Ci si liberava da ogni pudore e da ogni ritegno. Ci si abbandonava alla crapula, all’ebbrezza e alla dissolutezza. Quei Cadi erano i più famosi e rispettati giureconsulti dell’epoca. E tutti bagnavano la barba nella bevanda proibita (il vino) e di quella si spruzzavano l’un l’altro, nudi e danzanti, coperti di ghirlande”.

il califfo Harun al Rashid

Lo storico, poi, aggiunge che all’indomani i religiosi magistrati ritornavano alla purezza ad al rispetto delle regole del loro onorato ufficio.
In fin dei conti, le stesse cose accadevano nei palazzi cardinalizi ed alla corte del papa a Roma, non resta che dire: tutto il mondo è paese !