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“Mia madre mi ha fatta picchiare perché sono una trans”

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La storia di Marayah, ragazza trans ora modella. Sua madre avrebbe preferito fosse un drogato o peggio, un delinquente e non una ragazza trans.

Oggi Marayah ha 22 anni, figlia di due immigrati ghanesi trapiantati nel Varesotto, mamma operatrice socio-sanitaria in ospedale, papà operaio in un cementificio, entrambi islamici osservanti. Tra le regole della famiglia, le preghiere cinque volte al giorno, il Ramadan, niente alcol, niente sesso prematrimoniale. E niente amori proibiti. Chi trasgredisce è fuori. Di casa e dalla famiglia. Milanese d’adozione oggi si sente sé stessa. “Per una ragazza trans, l’operazione non è solo una questione estetica, è una forma di validazione. Da quando l’ho fatta, nessuno mi “misgenderizza” più. Per me questo conta tantissimo: è un pezzo del puzzle che sto costruendo per diventare ciò che ho sempre desiderato”.

Pezzetti che Marayah mette uno dopo l’altro per “costruirsi”, da sola e quasi sempre contro tutti. “Ultimamente ho conosciuto persone che mi stanno dando una mano solo per il piacere di farlo” ha raccontato “Gli operatori di Casa Arcobaleno (una residenza protetta a Milano per coloro che, dopo il coming out, vengono ripudiati dalla famiglia) mi hanno ospitata nella loro struttura e mi hanno aiutata a trovare un lavoro a tempo indeterminato; da un anno mi occupo di assistenza clienti presso un’agenzia di comunicazione. Nessuno mi aveva mai fatto del bene gratis”.

Marayah ricorda ciò che ha subito spesso: “Da bambina, capitava che alle feste di compleanno invitassero tutta la classe tranne me. Chiedevo spiegazioni e mi veniva detto che, con le mie mani nere, avrei potuto sporcare la torta. Allora mi sembrava qualcosa di insopportabile. Non immaginavo che, di lì a poco, sarei stata costretta a sopportare ben altro”.  I problemi, infatti, per lei sono nati insieme alla sua presa di consapevolezza, quando tutte le ragazze si infatuavano per il belloccio di turno, si infatuava pure lei, ma Ma non si sentiva gay. Ho provato anche ad andare con le donne ma non era ciò che cercava. Poi ha visto Vladimir Luxuria in tv.  Comincia a raccontare bugie e a stare fuori più tempo possibile. Quando esce, si traveste. O meglio, si traveste quando torna. Finge di amare il calcio, finge di appassionarsi alle materie dell’istituto turistico a cui l’hanno iscritta i genitori, quando lei avrebbe voluto studiare moda; ma i suoi genitori scoprono la sua diversità e iniziano le violenze. A parte dirle in faccia che avrebbe preferito un figlio drogato o delinquente, la madre non le parla più. Il padre la ignora. La mandano in Ghana. E quando deve rientrare in Italia si ritrova chiusa in camera sua, senza passaporto né cellulare. Tanta sofferenza. Poi la portano a casa di suo zio militare che con i suoi amici la picchiano pesantemente. Dopo le botte, altre vessazioni, un collegio islamico ad Accra per essere rieducata e dove invece viene violentata dal guardiano del dormitorio. La mandano a vivere da una zia della madre, ma lì viene trattata da schiava. Appena compie 18 anni progetta la fuga: contatta l’ambasciata italiana in Ghana, spiega la sua situazione drammatica e chiede di poter rientrare in Italia perché ha la cittadinanza italiana. Nel 2020 l’ambasciatore la mette su un aereo per l’Italia, atterra a Milano e si fa convincere a tornare a casa dalla madre che si dichiara pentita ma ricomincia l’incubo. Ma questa volta se ne va e per sempre. A 19 anni, da sola. Ospite di amici. Fa lavoretti ma è libera di essere ciò che sente. Un’amica la mette in contatto con una farmacia che passa gli ormoni senza ricetta e inizia a prenderli. Entra in contatto con Casa Arcobaleno. Ora ha una casa, un lavoro e u fidanzato e ha cominciato a fare la modella.

FONTE IMMAGINE: https://www.vanityfair.it/article/ragazza-trans-picchiata-violentata-genitori-musulmani-marayah

Numa