Interviste

Marsha P. Johnson “Eterna regina di Stonewall e il mondo”

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A proposito del mese dedicato al Pride in tutto il mondo dedichiamo questo articolo a una delle persone che ha reso possibile questo movimento che riunisce la comunità LGBTQIA+ e commemora il diritto alla libertà.

Effettivamente, Marsha P. Johnson (Elizabeth, 24 agosto 1945 – New York, 6 luglio 1992) è stata un’attivista statunitense, autodefinitasi “Drag Queen”.

Anche se erano altri tempi, la rivoluzione del movimento conosciuto come “Pride Month” ad oggi la sua importante partecipazione per i diritti della comunità degli Stati Uniti, è ritenuta una delle presenze più rilevanti. Dalle azioni e manifestazioni nasce ciò che ad oggi conosciamo come i moti di Stonewall del 1969. 

Il mondo la conosce e il sito www.wikipedia.com dedica una sua biografia con quest’informazione:

“Johnson fu tra i fondatori del Gay Liberation Front e fondò anche l’organizzazione per gay, trans e persone genderqueer, “STAR” (Street Transvestite Action Revolutionaries) insieme all’amica Sylvia Rivera.

Inizialmente Johnson utilizzava il nome “Black Marsha” ma in seguito decise di farsi chiamare “Marsha P. Johnson”, prendendo “Johnson” dal ristorante Howard Johnson sulla 42ª strada. “P.” stava invece per “pay it no mind” (non pensarci/non farci caso) e usava la frase sarcasticamente quando venivano poste domande riguardo al suo genere, dicendo “[P.] stands for pay it no mind”. In una occasione diede questa risposta anche a un giudice, che fu così divertito dalla cosa che decise di rilasciare Johnson.

Johnson si identificava variabilmente come gay, come travestito e come “queen” (riferendosi al termine drag queen). Secondo Susan Stryker, professoressa di studi sul genere e sulla sessualità all’Università dell’Arizona, l’identità di genere di Johnson potrebbe essere definita come genere non-binario in assenza dell’uso diretto del termine transgender da parte di Johnson, termine che all’epoca non era molto diffuso. Johnson diceva che il suo stile, come drag queen, non era serio perché non poteva permettersi di acquistare vestiti da negozi costosi. Johnson era di alta statura e di corporatura snella e spesso tendeva ad attirare l’attenzione con i suoi abiti appariscenti, parrucche, tacchi alti di plastica rossa, fiori e frutti finti usati come decori per i capelli.

Johnson dichiarò di essere stata una delle prime drag queen a frequentare lo Stonewall Inn, dopo che venne aperto anche alle donne e alle drag queen, che in precedenza era un bar per soli uomini gay. In quel locale, nelle prime ore del mattino del 28 giugno 1969, ebbero inizio i moti di Stonewall. Le prime due notti di rivolta furono le più intense e gli scontri con la polizia si tradussero in una serie di manifestazioni e dimostrazioni spontanee, nel quartiere gay del Greenwhich Village, che durarono circa una settimana.

 Johnson, Zazu Nova e Jackie Hormona,sono stati identificati da un certo numero di veterani di Stonewall (intervistati da David Carter nel suo libro, Stonewall: The Riots That Sparked the Gay Revolution), come tre individui noti per aver cominciato la rivolta contro la polizia. Johnson però negò di aver dato inizio personalmente ai moti, affermando di aver preso parte ai moti intorno alle “2:00 [quella mattina]”, che “i disordini erano già iniziati” al suo arrivo e che l’edificio di Stonewall “era in fiamme” dopo che i poliziotti l’avevano incendiato. La rivolta, secondo le testimonianze, era infatti iniziata intorno all’1:20 di notte, dopo che Stormé DeLarverie aveva opposto resistenza all’ufficiale di polizia che aveva tentato di arrestarla quella notte.

Dopo la rivolta di Stonewall, Johnson si unì al Gay Liberation Front (GLF) e nel giugno 1970 partecipò alla prima manifestazione, il Christopher Street Liberation Pride, organizzato nel primo anniversario dei moti. Una delle azioni più importanti di Johnson avvenne nell’agosto del 1970 quando assieme ad altri membri del GLF organizzò un sit-in di protesta alla Weinstein Hall della New York University dopo che gli amministratori avevano cancellato un ballo, quando avevano scoperto che era sponsorizzato da organizzazioni gay. Poco dopo Johnson, insieme all’amica Sylvia Rivera, fondò l’organizzazione Street Transvestite Action Revolutionaries (STAR), inizialmente chiamata Street Transvestites Actual Revolutionaries. Le due diventarono una presenza nota alle marce di liberazione gay e ad altre azioni politiche radicali. Nel 1973, Johnson e Rivera furono bandite dalla partecipazione alla parata del gay pride dal comitato gay e lesbiche che stava organizzando l’evento. I membri del comitato affermavano che “non avrebbero ammesso le drag queen” alle loro marce perché “avrebbero dato alla manifestazione una brutta nomea”. La risposta di Johnson e Rivera fu marciare con aria di sfida davanti a tutta la parata. Nei primi anni ’70, durante una manifestazione per i diritti dei gay alla New York City Hall, una giornalista chiese a Johnson perché il gruppo stava protestando e Johnson rispose, gridando al microfono, “Darling, I want my gay rights now!” (Cara, voglio i miei diritti gay ora!).”


Fonte: https://it.wikipedia.org/wiki/Marsha_P._Johnson   https://www.wired.it/play/cultura/2019/06/24/50-personaggi-lgbt-storia/