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Marmista fa causa al datore di lavoro: “Mi ha licenziato perché sono gay”

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L’avvocato Filippo Angonese di un noto studio padovano che sta seguendo il processo giudiziario l’ha reso noto ieri, un suo assistito di professione marmista è stato licenziato a causa della sua omosessualità, dichiarazione rilasciata durante il convegno organizzato in provincia di Treviso dalle principali sigle sindacali, convegno dedicato alle discriminazioni e intitolato “Contro tutte le violenze. Strumenti di tutela, prevenzione e benessere lavorativo” promosso da Cgil, Cisl e Uil all’ospedale Ca’ Foncello.

Guardando ai dati dell’ultimo rapporto Istat-Unar, sono oltre 20 mila le persone in unione civile o coppie di fatto che vivono in Italia e che hanno preso parte al rilevamento dichiarando un orientamento omosessuale o bisessuale. Tra questi il 26% afferma che il proprio orientamento ha rappresentato uno svantaggio nel corso della vita lavorativa in fatto di carriera e crescita professionale, riconoscimento e apprezzamento, reddito e retribuzione. Circa sei persone su dieci hanno sperimentato almeno una micro-aggressione: messaggi denigratori o insulti sottili diretti alle persone spesso in modo automatico o inconscio con l’utilizzo di termini offensivi.

«Stiamo seguendo il caso di questa condotta discriminatoria portata avanti dal datore di lavoro di un’azienda privata di lavorazione marmi del Trevigiano, ai danni di un lavoratore che, per sole ragioni di orientamento sessuale, è stato licenziato». Numerose le segnalazioni ricevute: spaziano dalle difficoltà a rientrare nel mondo del lavoro dopo la maternità alle riconferme del tempo determinato dopo la gravidanza, dalle molestie all’interno dei luoghi di lavoro per appartenenza sessuale fino alle aggressioni fisiche e verbali. In tutto 18 casi femminili e due maschili in questi mesi

“La consigliera di parità” ha dichiarato la consigliera provinciale di parità Tiziana Botteon che ha evidenziato anche altri venti casi di discriminazione “deve essere attrezzata nelle sue capacità di conciliazione, valutazione del caso, raccolta degli elementi che vengono portati alla luce e della loro veridicità. Quindi prende contatto con il datore di lavoro, operando per l’apertura di un confronto sereno tra le parti per arrivare a conciliare. L’obiettivo è di portare la questione a un livello più elevato per dirimerla, ma servono risorse economiche adeguate che speriamo il ministero del lavoro e delle politiche sociali intervenga in tal senso”.  Mauro Visentin della Cgil ha dichiarato che in effetti “il fenomeno delle aggressioni è strisciante e persistente per questo abbiamo voluto mettere insieme con il convegno figure diverse e competenti per provare ad affrontare il problema”. Per Massimiliano Paglini della Cisl “la strada per formare cittadini responsabili e rispettosi di ogni persona è lunga ed impervia quanto quella di coltivare e far crescere la cultura della parità con percorsi formativi aggiuntivi e potenziati anche in ambiente di lavoro”.

Sono tantissimi gli ambienti di lavoro in cui si stanno verificando situazioni di rischio, discriminazione, aggressione. Tra gli ambienti più caldi, in fatto di aggressioni ai danni di lavoratori e lavoratrici, anche gli ospedali. Gianluca Fraioli della Uil ricorda che è stato istituito uno sportello di assistenza al Mobbing e allo stalking avviato dal suo sindacato: “Nell’arco di un anno abbiamo avuto solo sette chiamate, questo dimostra quanto siano forti la resistenza e la paura da parte dichi subisce, ecco perché serve un’azione congiunta da parte dell’Ispettorato del lavoro, ma anche adeguato supporto psicologico, accanto all’applicazione della normativa”,

FONTE IMMAGINE: https://tribunatreviso.gelocal.it/treviso/cronaca/2023/10/04/news/treviso_muore_ospedale_rubato_anello-13629924/

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