Svolta storica per l’antica maratona di Boston, che si svolgerà il prossimo 16 aprile. Dopo la sua apertura alle partecipanti donne nel 1972, quest’anno, risultano infatti iscritte per correre nella categoria femminile almeno 5 donne transgender.
I funzionari di gara hanno permesso ufficialmente alle persone trans di competere nelle categorie maschile o femminile, a seconda del genere sessuale con cui si identificano.
Tom Girllk, presidente della Boston Athletic Associaton, ha dichiarato: “prendiamo le persone in parola e registriamo le persone come si specificano. I membri della comunità Lgbt hanno avuto molto da affrontare nel corso degli anni e preferiremmo non aggiungere anche questo peso”.
Il dibattito è aperto: molti sono convinti che le donne trans abbiano un vantaggio fisico rispetto alle donne, appunto perchè biologicamente diverse di nascita; dall’altra parte, medici esperti come il dottor Alex Keuroghlian, direttore dei programmi di istruzione e formazione presso il Fenway Institute, un centro di salute e difesa della comunità Lgbt di Boston, affermano che non ci siano effettive prove di un vantaggio atletico per le donne trans: “spesso anzi affrontano effetti collaterali come disidratazione, lentezza e resistenza ridotta”.
In ogni caso, nel 2016 i funzionari olimpici hanno emesso nuove regole secondo cui le donne transessuali possono competere solo se i loro livelli di testosterone rimangono al di sotto di un certo limite. Regole che sono generalmente seguite in tutte le competizioni d’élite, come le maratone di Chicago, Londra, Los Angels e New York, che hanno aperto anche loro le porte alle persone transgender.

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