Abbiamo intervistato per voi l’On. Safira Bengell, ambasciatrice per i diritti delle persone trans nel mondo, Comendadora e membro del Ministero della Cultura in Brasile. Ci ha raccontato degli ultimi eventi popolari a cui ha partecipato, del suo costante attivismo a favore di politiche più eque per i diritti umani e dei suoi progetti futuri.

Buongiorno Safira, recentemente hai partecipato ad eventi molto sentiti in Brasile, di che cosa si tratta?
Ciao e un bacio a tutti gli internauti. Allora, il Cirio della Vergine di Nazaré è il secondo più importante evento religioso in Brasile, dopo il Patrono del Brasile N S Aparecida. Queste feste durano circa due settimane, ogni anno nello stesso periodo.
La festa Profana Chiquita invece è nata 30 anni fa e da allora si svolge il sabato sera dopo la processione notturna. Questo evento riunisce persone in festa tutta la notte ed è caratterizzata da spettacoli e da una cerimonia di premiazione, creata dal cantante Eloi Iglesias, che attribuisce il premio Golden Violet a chi si è distinto nell’anno per diverse attività. Quest’anno sono stata premiata anche io insieme a Gloria Perez, autrice di documentari a tema Lgbt.

Un importante riconoscimento per il tuo impegno nella lotta per i diritti delle persone transgender.
Si. Sono la prima attrice trans brasiliana a far parte di un Comitato Tecnico di Cultura LGBT dentro al Ministero della Cultura. Sono stata anche la prima attrice trans ad avere il nome d’arte sui documenti ufficiali. Il premio mi è stato dato perchè è stato riconosciuto il mio impegno non solo per la lotta per i diritti delle persone transgender, ma anche per le azioni umanitarie. Ho una carriera pluridecennale nell’organizzazione di concorsi di bellezza in Brasile e all’estero. Ma le persone devono sapere che il mondo trans non vive unicamente sul palco, servono politiche che incoraggino e garantiscano la possibilità di lavoro per noi tuti. Purtroppo così non è nella maggior parte del mondo: gli artisti del movimento LGBT vengono riconosciuti a fatica dal Governo come tali, quando si tratta di erogare incentivi finanziari.

Sei un’icona per il mondo trans ed hai all’attivo anche una intensa carriera nel mondo dello spettacolo, ce ne vuoi parlare?
Certo, oltre ad essere stata una delle prime organizzatrici di concorsi per celebrare la bellezza gay e trans, sono stata proprietaria, negli anni 80, di una agenzia di spettacoli a Milano, la America Disaster. Ho partecipato a film importanti con Christian De Sica, Massimo Boldi, Michele Placido, creato eventi di moda con Chiara Buoni, partecipato alle feste degli stilisti Dolce&Gabbana. Ho anche lavorato con Sergio Caminata nella realizzazione del primo calendario trans. Sono stata invitata anche a diverse edizioni della premiazione Telegatto.

E come mai hai deciso di lanciarti nell’organizzazione dei concorsi di bellezza?
Per motivi di sopravvivenza. Negli anni ’70, in Brasile, c’era la dittatura militare civile e sono andata a Rio de Janeiro, dove ho iniziato a lavorare come giornalista, orientandomi sul sociale. Sono rimasta affascinata dall’universo femminile: ai primi concorsi ho partecipato come madrina e ricordo che si svolgevano nel night Casanova di Elke Maravilha: si trattava di concorsi per donne…è molto divertente da ricordare questo, adesso.

Cosa ne pensi dei concorsi di oggi, invece?
Oggi tutte le candidate sono nate belle, ma la bellezza non basta. Quando si lavora bisogna avere progetti e piani. Anche nell’organizzazione di concorsi, non bisogna improvvisarsi, ed avere professionisti davvero esperti nella direzione artistica è fondamentale. La maggior parte delle persone invece non prende con la dovuta serietà impegni simili, c’è ancora troppa concorrenza ed ego personali in gioco, che indeboliscono l’immagine del mondo trans agli occhi della società. Io dico sempre che non sono nata per competere, ma per superare me stessa.

Secondo te, nel 2017, sono stati fatti passi in avanti per l’integrazione delle persone trans nella società?
La società non è ancora convinta che le persone transgender possano partecipare intensamente alla politica: per questo dobbiamo organizzarci, essere uniti tra noi per rafforzarci e chiedere ciò che è nostro diritto come cittadini. Da parte mia, dopo 50 anni ho ripreso gli studi ed ho ottenuto la laurea. Questo per far capire che volere è potere, dobbiamo toglierci di dosso lo stigma che trans sia sinonimo di prostituzione ed Aids: è ora di smetterla di vivere segregati nell’ombra. Purtroppo, molte trans stesse non cercano il loro posto nella società ed è un peccato perchè avremmo tantissimo da dare sia nei settori scolastici che nei lavori più formali, ma a tutt’oggi vedere una trans che lavora nel supermercato vicino a casa tua è impossibile o quasi.

L’integrazione lavorativa è una delle battaglie che stai portando avanti dunque. Quali altri progetti hai in cantiere come Comendadora?
Questo titolo è un riconoscimento molto importante che mi da grande visibilità per poter far politica. Ho un posto privilegiato per far sentire la voce delle persone transgender e chiedere una qualità di vita migliore per tutte noi.

Che progetti hai per il futuro? Quest’anno sono stata chiamata al concorso Miss Trans Italia SudAmerica, ma per ragioni personali non ho potuto partecipare e condividere questa gioia con i miei amici italiani. Mi piacerebbe molto realizzare un evento come quelli dell’era d’oro di Milano degli anni 80 e 90, magari in collaborazione con Piccole Trasgressioni, che sono stati miei amici fin dal primo giorno in cui sono arrivata in Italia. Sono stata chiamata anche a Miss Brasil Transex organizzato da Rosana Star.
Poi, continuerò naturalmente a a lottare per dare al mondo un’immagine positiva delle persone transgender, perchè siamo persone laboriose meritevoli di rispetto.

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