Per potere giudicare la posizione in cui il sistema sociale degli antichi confinava il sesso femminile, bisogna dare un’occhiata alla mitologia, o, per dirla più correttamente, alla fede religiosa del popolo greco. Si è congetturato che essi abbiano derivato la loro idea di Venere dall’Oriente.
Comunque stiano le cose, Venere fu certamente una delle prime dee cui essi tributarono i loro onori e vi furono una grande quantità di Veneri, di vario genere.


In aggiunta a Venere Pandemia, che a un certo momento fu la più popolare, vi erano templi eretti a Venere la Cortigiana, e a Venere Mucheia, cioè la Venere delle case di prostituzione.


Poi vi erano la
Venere Castnia, dea dell’indecenza; la Venere Scozia, patronessa dell’oscurità e la Venere Derceto, delle prostitute di strada.


La
Venere Divaricatrix, che pare essere stata la più indecente di tutte, e la Venere Callipigia erano ulteriori variazioni o sviluppi del tema originale.


Esse tutte avevano i loro adoratori particolari e templi e senza dubbio officianti esclusivi, proprio come accade oggi nelle varie sette cristiane, ma i riti erano certamente connessi con l’adorazione del sesso in qualche forma.

L'idea di Venere: Iside
Se il culto di Venere fu anteriore a quello di Iside, non si sa, sebbene molte particolarità di Iside possono trovarsi in Venere; ad esempio sotto il nome Melanis, Venere era conosciuta come la Nera (come Iside), a simboleggiare il fatto che la notte era favorevole all’amore.


I templi innalzati in suo onore erano circondati da folti boschi in cui ci si aggirava alla ricerca di avventure amorose.
Senza esaurire la lista delle Veneri possiamo aggiungere quella nota come Venus Mechanitis, la Venere meccanica; essa era generalmente scolpita nel legno, con piedi, mani e viso di marmo.
Molle nascoste la dotavano di movimenti simili a quelli naturali, e consentivano alla statua di assumere molte posizioni indecenti.
Per quanto vario possa essere stato il culto di Venere nei riti indirizzati alle molte dee dello stesso nome, in una cosa essi si assomigliavano: nella loro venerazione per un certo particolare tipo di bellezza nella donna.
I Greci si lusingavano di essere i maggiori conoscitori del mondo intero per ciò che riguarda quel che i francesi chiamano “la beauté des Fesses” ( la bellezza del fondo schiena), e Venere Callipigia, cioè “Venus aux belles fesses” è il nome dato ad una delle più belle statue della dea che siano giunte fino a noi.

L'idea di Venere
Non vi è alcun dubbio sul fatto che lo Stato greco autorizzava un certo numero di prostitute a servire nei templi innalzati a Venere ed a dedicarsi completamente al suo culto.
Da esse ci si aspettava che non solo si prendessero cura degli officianti maschi, ma che servissero altresì come sottosacerdotesse, disposte ad aumentare, attraverso il loro corpo, gli introiti del tempio.


Strabone dichiara che vi erano più di mille prostitute che vivevano nel tempio di Venere a Corinto; e pare sia stato un uso generale il dedicare un certo numero di giovani fanciulle al culto.

L'idea di Venere: Senofonte di Corinto
Ad esempio Senofonte di Corinto, che prese parte ai giochi olimpici, fece voto che avrebbe dedicato al culto 50 etere (prostitute di altissimo livello) se avesse ottenuto la vittoria.
Siccome vinse mantenne la promessa, ed il poeta
Pindaro compose uno dei suoi famosi poemi per celebrare sia la vittoria sia l’offerta.


Corinto, in effetti, era famosa per questo genere di servizio reso a Venere, dato che la città stessa non mancava mai di ingraziarsi la dea in questo modo ogni qual volta desidera un favore particolare; se l’occasione era particolarmente importante veniva organizzata una processione, composta interamente di prostitute, vestite, se pure erano vestite, con gli abiti tipici della loro professione.


Per quanto riguarda i cittadini di Atene, essi avevano un così alto concetto di queste donne, che chiamarono due statue della dea
Venere Lamia e Venere Lena, in onore di due amanti di Demetrio Poliorcete.