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Lega di arti marziali esclude i trans dalle competizioni femminili

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Molte atlete si sono lamentate e hanno denunciato il fatto di dover competere con “donne” trans, una delle più importanti leghe statunitensi che si occupa di jiu-jitsu brasiliano ha vietato a persone in transizione di genere da maschio a femmina di competere contro le donne in tutte i suoi combattimenti.

Il jiu-jitsu brasiliano, spesso abbreviato nell’acronimo in lingua inglese BJJ (Brazilian jiu-jitsu), è un’arte marziale, è uno sport da combattimento e un metodo di difesa personale specializzato nella lotta ed in particolare in quella a terra. La disciplina è nata come appendice del kodokan judo negli anni venti del XX secolo, quando il maestro Mitsuyo Maeda insegnò i fondamentali della lotta a terra (ne-waza) ad allievi come Carlos Gracie e Luis França. Il Brazilian Jiu-Jitsu divenne poi un’arte a sé stante attraverso sperimentazioni, pratica e adattamenti del maestro Hélio Gracie e del fratello Carlos, che trasmisero poi la loro esperienza alla loro famiglia e ai loro allievi. La disciplina insegna come suo fondamento che una persona più piccola e debole può difendersi con successo da un assalitore più grande e più forte portando lo scontro al suolo dove utilizzerà appropriate tecniche come leve, chiavi articolari e strangolamenti. L’allenamento nel jiu-jitsu brasiliano viene praticato principalmente con il kimono (gi) anche se negli ultimi anni si è sviluppato molto lo stile senza kimono (no-gi) che è quasi identico allo sport del grappling e più utile per gli atleti di arti marziali miste. Non si tratta solamente di un’arte marziale ma anche di uno sport, un metodo per promuovere lo sviluppo del fisico e del carattere nei giovani, e, infine, una via di vita.

Il presidente della North American Grappling Association (NAGA), Kip Kollar attraverso un post sui social media, ha annunciato che la sua lega per la popolare arte marziale escluderà da questo momento gli atleti transgender “per mantenere l’equità per atlete”. Kip Kollar ha dichiarato che proteggere l’equità delle concorrenti donne è la “priorità fondamentale” della lega.  Ha inoltre specificato che “a causa degli effetti ereditari dell’essere nati maschi durante la pubertà, in parallelo con la politica della FINA (l’ente governativo mondiale per il nuoto), del World Rugby e di numerosi altri paesi a livello mondiale e organizzazioni sportive, gli atleti transgender -da uomo a donna- che hanno attraversato la pubertà maschile sono esclusi dalle competizioni nella divisione femminile agli eventi NAGA”, aggiungendo: “Questa posizione è ovviamente ancora più importante dato l’elevato rischio di infortuni durante la lotta”.

Una discussione molto sentita nello sport perché il rischio è di far saltare i criteri di equità che animano le attività sportive. Si erano già verificati casi simili dopo valutazioni di merito atte a non pregiudicare le prestazioni sportive di nessuna delle atlete tanto che la Rugby League la FINA (Federazione Internazionale di Nuoto) e poi la federazione internazionale dell’atletica leggera avevano già deciso di escludere dalle competizioni internazionali le atlete transgender che hanno attraversato la pubertà maschile e hanno poi completato la transizione uomo-donna.

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