il piacere attraverso la storia

I Papi ed i Cardinali della Roma rinascimentale se la passavano come gli altri re e principi, tra feste, tornei, balli ed avvenenti cortigiane.
All’epoca, papi e cardinali di religioso avevano solo l’abito ed i loro vizi erano pagati con le immense ricchezze della Chiesa: c’era chi giocava d’azzardo, chi si ubriacava, chi banchettava a tutte le ore, ma era soprattutto il sesso ad attrarre gli alti prelati, le cui lenzuola ne vedevano di ogni sorta.
Roma, alla fine del ‘400 era la città europea con il maggior numero di prostitute, che sarebbero state circa 5mila, pari al 10% della popolazione.
L’offerta era fortemente variegata, perché alcune si accontentavano di poco denaro, mentre altre costavano un occhio della testa.
Queste ultime, erano le cortigiane: colte, eleganti, belle e salottiere; erano le escort dell’epoca e frequentavano denarosi alti prelati, a cui spillavano ingenti fortune, anche in terre e palazzi, oltre naturalmente a denaro e gioielli.
A volte, i cardinali si innamoravano, perché la ricerca del piacere amoroso era una filosofia di vita; tra questi famosi innamorati spiccano il cardinale Bibbiena ed il cardinale Ippolito d’Este, che arrivò a fare cavare gli occhi al fratello, perché preferito dalla donna di cui si era invaghito.
Le relazioni non si limitarono ad amori occasionali, ma divennero spesso relazioni durature, come quella del cardinale Rodrigo Borgia (papa col nome di Alessandro VI dal 1492 al 1503) per Vannozza Cattanei e poi, quando si stancò di lei, per Giulia Farnese, che con ironia venne definita “sponsa Christi” (sposa di Cristo).
Papa Borgia però, non si accontentava di amanti fisse, ma godeva anche di altre cortigiane, dando il meglio in sontuose feste orgiastiche.
Si narra, ad opera di Giovanni Bucardo, cerimoniere di corte, che nell’anno 1501, alla fine di un banchetto organizzato dal papa, 50 cortigiane si misero a ballare denudandosi completamente e tra gli eccessi dell’alcol venne organizzata una gara, la cui vittoria sarebbe andata a chi avesse avuto il maggior numero di rapporti sessuali con le donne.
Molti apprezzavano anche la bellezza maschile, ma l’ipocrisia dell’epoca non perdonava questo ed i rapporti omosessuali andavano nascosti al meglio.
Giulio II, il terribile papa guerriero che indossava spesso l’armatura, amava i bei ragazzi, di cui si circondava abbondantemente, e fece cardinale il suo giovane amante Francesco Aloisi.
Pure Giulio III (1550-1555) fece cardinale il suo amante, il giovane Innocenzo del Monte, che divenne porporato a soli 17 anni e senza alcuna vocazione religiosa.
In questo contesto, papi e cardinali divennero padri di numerose proli, naturalmente illegittime.
Il cardinale Alessandro Farnese, papa Paolo III (1534-1549), ebbe quattro figli; il papa Innocenzo VIII (1484-1492) due; papa Giulio II tre.
Per coprire questi figli e le attenzioni per loro, venivano presentati come nipoti o parenti, dal momento che c’era sempre qualcuno disposto ad assumersene la paternità … putativa.
Papa Alessandro VI (il Borgia) fu quello che più spudoratamente cercò di creare una vera e propria dinastia con i figli che ebbe da Vannozza Cattanei; furono quattro: Giovanni, Cesare, Lucrezia e Goffredo.
Giovanni fu assassinato nel 1497; Cesare fu nominato cardinale e comandante delle armate pontificie; Lucrezia fu una delle dame più dissolute del rinascimento e Goffredo una pedina nello scacchiere del potere temporale del papa.
Cesare ebbe una valanga di donne e si vociferava che anche la sorella Lucrezia fosse stata una sua amante incestuosa, ma le trasgressioni del cardinale non finirono qui perché anche la moglie del fratello Goffredo, Sancia d’Aragogna, finì nel suo letto.
Cesare Borgia divenne un simbolo di crudeltà e dissolutezza, ma sicuramente fu anche un simbolo di insaziabilità sessuale, potendo vantare tra le sue donne le cortigiane più importanti e la bellissima, nonché ricchissima, moglie Charlotte d’Albret.
Lucrezia ebbe tre mariti, imposti da convenienze politiche, ma l’invadente fratello Cesare non esitò a fare assassinare Alfonso Bisceglie, suo secondo marito, ed uno dei suoi tanti amanti, tale Pedro Calderòn.
Dopo il matrimonio con il signore di Ferrara, Alfonso D’Este, Lucrezia parve cambiare vita e divenne una delle donne più colte e stimate del periodo.
In una lettera sul letto di morte, lei si definì “cristiana benché peccatrice”.
E’ possibile credere a questa sua redenzione finale? Sospendiamo il giudizio, anche se è bene ricordare che “il lupo perde il pelo, ma non il vizio”.