Ad Hollywood, la strada verso l’uguaglianza e l’inclusione degli attori gay, è ancora lunga. Se è vero che negli ultimi anni sono aumentati i film che trattano tematiche LGBTQI e che anche nelle serie televisive sono aumentati i personaggi omosessuali, bisex, trans e queer, è anche vero che la maggior parte dei grandi produttori, preferisce non assegnare ruoli di grande rilievo agli attori gay dichiarati.
Lo ha denunciato, non per la prima volta, il famoso attore 59enne Rupert Everett, protagonista, regista e sceneggiatore del film “The Happy Prince“, incentrato sugli ultimi giorni di vita di Oscar Wilde, il suo autore preferito.
Everett, tra i primi attori ad avere fatto “coming out” anni fa, dopo avere interpretato “Il matrimonio del mio migliore amico” con Julia Roberts, in un’intervista alla Press Association ha detto: “la mia posizione in questo ambiente aggressivo ed eterosessuale mi ha fatto sentire molto vicino a Oscar Wilde, discriminato perchè non eterosessuale“.
E ancora : “l’industria cinematografica purtroppo considera gli artisti omosessuali cittadini di serie B. Ci sono un sacco di ruoli che non ho avuto per molte ragioni diverse, alcuni probabilmente perché non ero un attore abbastanza bravo, altri perché ho fatto una schifosa audizione…ma per tre o quattro grandi film, in cui avrei potuto lavorare e nei quali sia il regista sia gli altri attori mi avrebbero voluto, son stato bloccato e rifiutato solo per il fatto di essere gay“. Probabilmente, l’attore Rupert Everett si riferisce a quando, nel 2004, gli era stato rifiutato il ruolo di James Bond perchè la sua immagine non collimava con quella di grande amatore di donne che è il personaggio della fortunata serie di film. Comunque, l’attore ha anche spiegato che, se da un lato questo atteggiamento omofobo gli causa rancore, dall’altro lo trova utile per migliorarsi ed essere sempre più creativo.
In conclusione, si può dire per certo che, anche se siamo nel 2018, essere un attore apertamente gay ad Hollywood non è facile: la discriminazione è ancora forte e i grandi produttori sono ancora sordi e ciechi davanti al fatto che la recitazione e i personaggi dei film non hanno nulla a che vedere con il modo in cui un attore vive la sua vita personale.

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