Il mese scorso, un tribunale dello Zambia ha condannato una coppia gay a 15 anni di carcere per aver violato le leggi anti-omosessualità. La sentenza di primo grado nei riguardi di Steven Samba e Japhet Chataba è stata confermata da un’alta Corte di giustizia di Lusaka, che ha riconosciuto la validità della denuncia di Kapiri Mposhi. L’uomo, impiegato d’hotel, aveva dichiarato d’aver assistito da una finestra al rapporto sessuale consumato da Steven e Japhet.
Durissima la reazione dell”ambasciatore degli Stati Uniti nel Paese sudafricano, Daniel Foote, che ha dichiarato di essere “inorridito” in quanto “i due avevano avuto un rapporto consensuale” e a seguito del suo commento, in questi giorni, il governo dello Zambia ha detto che la sua posizione non è più “sostenibile” in quanto persona “non gradita” e l’ha costretto a lasciare il Paese.

Tibor Nagy, l’assistente segretario di Stato americano per gli affari africani, ha twittato di essere”sgomento” per la decisione “che ha richiesto la partenza del nostro ambasciatore Daniel Foote dal paese“.
Lo scontro, iniziato con i commenti dell’inviato sulla condanna della coppia ai sensi delle leggi dell’era coloniale dello Zambia, ha poi avuto una escalation, allargandosi in una disputa più ampia sulla presunta corruzione nel Paese.
Dopo la condanna dei due uomini, il Presidente Edgar Lungu ha difeso le leggi anti-gay, definendo l’omosessualità “non biblica e non cristiana“. Le sue dichiarazioni sono state scioccanti: “noi vogliamo essere visti come intelligenti, civili, avanzati e così via.”

Lo stesso giorno, Daniel Foote ha rilasciato la sua dichiarazione, dicendo di “condividere direttamente la prospettiva degli Stati Uniti, prima che fosse filtrata attraverso i media controllati dallo stato della Zambia“. “Fermiamo la facciata che i nostri governi godono di relazioni calde e cordiali“, ha scritto – “l’attuale governo dello Zambia vuole che i diplomatici stranieri siano conformi, con tasche aperte e bocche chiuse“. L’ambasciatore ha dichiarato di essere stato minacciato dopo i suoi commenti sul carcere della coppia gay e si è lamentato del fatto che gli Stati Uniti forniscono ogni anno allo Zambia 500 milioni di dollari di aiuti, ma ha lottato per programmare incontri con il Presidente e ha dovuto affrontare critiche per aver sollevato preoccupazioni sulla corruzione.

Nonostante i progressi sulla questione dei diritti LGBT in alcune parti dell’Africa, le comunità LGBTQ affrontano discriminazioni e tempi di prigione in molti paesi del continente. Su 54 Paesi del continente africano, oltre allo Zambia, i rapporti tra persone dello stesso sesso sono considerati reato in altri 31 Paesi. Vige la pena di morte in Sudan, Nigeria settentrionale, Somalia meridionale mentre in Mauritania ne è contemplata la possibilità. Il mese scorso, inoltre, dozzine di uomini in Nigeria sono stati processati per presunte manifestazioni di affetto per lo stesso sesso e all’inizio di quest’anno, l’Uganda ha fatto marcia indietro dopo che un funzionario ha dichiarato che il paese ha in programma di reintrodurre un controverso disegno di legge che autorizzerebbe la pena di morte per gli omosessuali.

Nalumino Likwasi, specialista in project management e programmazione presso la Other Foundation, un’organizzazione che lavora per far avanzare i diritti delle comunità LGBTQ in Africa, ha dichiarato di essere grata per le dichiarazioni dell’ambasciatore, che “hanno aperto la discussione a un livello superiore. È stata una mossa molto audace fatta ad alto rischio personale e lo ringraziamo per aver usato la sua voce dove non siamo in grado di parlare in quel modo da soli“.

Qui sotto, da sinistra, il Presidente Lungu e l’ambasciatore Foote.