Benjamin Franklin disse: “Quando smettono di essere belle, le donne si sforzano di essere buone”.
Questa affermazione si adatta perfettamente alla maggior parte delle amanti reali.


Molte di loro ebbero crisi mistiche, ma raramente quando erano ancora le favorite; più spesso dopo essere cadute in disgrazia ed essersi dovute ritirare dalla vita di corte.
Finché erano giovani e belle peccavano senza farsi scrupoli, poi si pentivano quando l’età o una malattia si facevano avanti; infatti, molte donne speravano di conquistarsi un posto in cielo, dopo una vita viziosa.


Come osservò acutamente Sir Horace Walpole : “offrendo a Cristo i rimasugli della loro bellezza”.


Mademoiselle Louise de Kèroualle, amante di Carlo II, quando nel 1678 pensò di essere in punto di morte esortò il re alla redenzione con il crocefisso in mano.


La crisi mistica durò il tempo della malattia e pochi giorni dopo avere supplicato il re dal letto di morte, avendo saputo che Carlo era a teatro con la sua rivale, Hortense Mancini, Louise si fece bella come meglio poté e si trascinò fino al palco del re dove ribadì con ogni argomento la sua posizione di amante ufficiale; dopo di che per altri 40 anni non si curò più di Dio e della religione.


Tuttavia, quando erano in carica le amanti reali non trascuravano i doveri religiosi, che comunque facevano parte del loro ruolo, anche in fragrante peccato di adulterio.
Pertanto, molte frequentavano assiduamente le funzioni religiose e facevano opere di carità.


Primi Visconti, nel 1670, così descriveva due delle amanti di Luigi XIV mentre erano in chiesa: “pregavano con il rosario in mano, gli occhi rivolti al cielo, come due sante in estasi mistica !”.
Una di queste amanti, divenuta peccatrice pentita, Mademoiselle Louise de la Vallière, a 29 anni lasciò la corte di Versailles per un convento.


Louise disse a Luigi che “dopo aver dedicato a lui la gioventù, tutto il resto della vita non era troppo lungo per essere dedicato alla salvezza della propria anima”.
Madame de Maintenon, anch’essa molto pia, chiese a Louise se avesse considerato i disagi fisici che l’attendevano tra le carmelitane, l’ordine religioso con la regola più severa: abiti ruvidi e scomodi, lunghi digiuni, faticoso lavoro manuale, eccessi di freddo e caldo in un ambiente ostile.


Inoltre, alle monache era vietato parlare e dovevano dormire in letti stretti e duri come bare.
Louise rispose: “Quando in convento sarò costretta a soffrire, sarà sufficiente che ripensi a quanto ho sofferto qui perché qualsiasi sofferenza mi sembri lieve”.
Certamente faceva riferimento ad un’altra amante del re, Madame de Montespan, di cui per anni aveva fatto la cameriera personale, subendo ogni sorta di umiliazione.
Quando Louise diede l’addio agli amici che vivevano a corte, si gettò ai piedi della
regina Maria Teresa chiedendole perdono e spiegò umilmente: “Poiché la mia colpa è stata pubblica, deve essere pubblico anche il mio pentimento”.


Questo gesto la riqualificò agli occhi della regina che arrivò a chiederle di rimanere, ma Louise, dopo avere lasciato i due figli a Versailles partì per il convento.
A Louise, durante la cerimonia nella quale prese il velo da novizia, vennero tagliati i bellissimi capelli biondo cenere, anche se Madame de Sévigné annotò che “fece in modo che venissero risparmiati i due riccioli che le cadevano sulla fronte” e che “ha bevuto la coppa dell’umiliazione fino alla feccia”.


Per quel che restava della vanità di Louise, la cosa più penosa fu dovere rinunciare agli speciali tacchi, uno leggermente più alto dell’altro, per compensare la gamba più corta.
Calzare i sandali senza tacco, imposti dalla regola, l’avrebbe costretta a zoppicare vistosamente.
Quando Louise pronunciò i voti perpetui, dopo un anno, il convento era affollato di cortigiani convenuti per assistere allo spettacolo di un’amante reale, che accettava il velo nero dalle mani della regina, che la baciò e le diede la sua benedizione.
Un testimone oculare scrisse: “Mademoiselle de la Valliére non era mai apparsa così bella né così felice. Dovrebbe essere felice se non altro per non essere più costretta a legare i nastri di Madame de Montespan”.


Il re, che si era sentito lusingato quando per anni Louise lo aveva rimproverato mentre lui amoreggiava con colei che avrebbe preso il suo posto, avrebbe voluto che restasse a corte come monumento alla propria vanità, ed era contrariato perché a lui aveva preferito Dio.
I cortigiani, per anni, si recarono a fare visita a Louise, considerandone straordinaria la scelta.
Così, colei che aveva rinunciato al mondo ne incontrava i membri nel parlatorio di un convento.
Solo il re non la rivide più, mentre la regina desiderò più di una volta di seguirne l’esempio.
Tuttavia, le regine, a differenza delle amanti, lasciavano la corte soltanto chiuse in una bara.

Maria Teresa, comunque, aveva l’abitudine di trascorrere periodi nel convento delle carmelitane per rigenerare l’anima ed il corpo.
Durante uno di questi soggiorni, dopo che Louise aveva preso i voti, affacciandosi alla finestra della camera che occupava in convento, la regina vide una piccola suora che attraversava zoppicando il cortile, trasportando un grosso mucchio di biancheria da lavare.
Rivide l’amante di suo marito, che l’aveva accecata di gelosia e che lei aveva trattato con durezza.
La regina pianse, vedendo come era ridotta la bella fanciulla, senza più gioielli, abiti lussuosi, ma soprattutto senza l’amore del re.
La riflessione è molto semplice: così passano tutte le glorie del mondo effimero dell’apparire!