E’ possibile la rettifica anagrafica del nome e del genere della persona transessuale che non intenda sottoporsi all’intervento chirurgico di cambio di sesso. Dopo la prima sentenza di questo genere emessa in Lucania dal Tribunale di Potenza lo scorso maggio, anche la Corte di Appello conferma questa importante possibilità per le persone transessuali di ricondurre a piena armonia il proprio vissuto con i dati anagrafici, anche in assenza dell’operazione demolitivo-ricostruttiva degli organi genitali. L’ illuminante sentenza n. 294/2016, la seconda nel suo genere emessa in Lucania ,  rafforza una stagione giudiziaria più serena e  rispettosa dei diritti delle persone transessuali già di recente iniziata dalla Giurisprudenza nazionale.

“E’ stato un percorso giudiziario duro e complesso ma ce l’ho fatta, anzi, ce l’abbiamo fatta grazie alle mie avvocate Morena Rapolla ed Ivana Pipponzi che mi hanno sempre supportata ed incoraggiata”, spiega piena di gioia Antonia Girardi, meglio conosciuta come Nadia, attivista transessuale e Presidente dell’Arcigay Basilicata, che il 9 dicembre ha finalmente ricevuto dal Comune di Potenza la nuova carta di identità che ha trasformato il suo nome di nascita “Antonio” in “Antonia”, riconoscendole anche il sesso femminile che più si conforma all’identità di genere ed al ruolo sociale che la Girardi ha scelto ormai da tanti anni.

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Antonia ha affrontato un complesso percorso psicoterapeutico, ormonale e chirurgico ( si è sottoposta ad intervento di mastoplastica additiva)  che l’hanno portata a modificare sensibilmente il proprio  corpo e ad essere riconosciuta come donna in famiglia e nel sociale.  Antonia ha raggiunto un ottimo equilibrio con se stessa e non sente, tuttavia, la necessità di sottoporsi all’ultimo e più invasivo intervento di cambiamento di sesso demolitivo-ricostruttivo degli organi genitali.

“Quella della necessarietà o meno dell’ intervento chirurgico di rcs ai fini del mutamento del sesso e dell’ identità anagrafica – spiega l’Avv. Morena Rapolla – è una questione giuridica che ha generato un acceso dibattito sia in Dottrina che nella casistica giudiziaria”.

Infatti – continua l’ Avv. Rapolla – l’ odierna normativa in materia di rettifica dell’ attribuzione di sesso è fondata  su imprescindibili esigenze di tutela del diritto alla Salute, costituzionalmente garantito; pertanto  è impensabile affermare l’esistenza di un obbligo per la persona transessuale di sottoporsi all’  intervento chirurgico di cambio di sesso, qualora esso si riveli dannoso o semplicemente non voluto e perciò non necessario al raggiungimento del pieno benessere psico-fisico, sarebbe una coercizione profondamente ingiusta, una violenza inaccettabile che si aggiungerebbe alle tante sofferenze che già patisce la popolazione transessuale nel’ arco della propria esistenza.”

Ci sono persone transessuali che non avvertono il bisogno di sottoporsi ad intervento di rcs e per queste il raggiungimento dello stato di benessere socio-affettivo si realizza attraverso la rettifica anagrafica di attribuzione di sesso e non già con la riassegnazione chirurgica sul piano strettamente anatomico”.

Con questa nuova illuminante  sentenza, la Corte d’Appello di Potenza,  si pone in linea con quanto affermato dalla Cassazione  per la quale “per ottenere la rettificazione del cambio di sesso nei registri di stato civile deve ritenersi non obbligatorio l’intervento chirurgico” e dalla Corte Costituzionale  per la quale “la prevalenza del diritto alla salute sulla corrispondenza tra sesso anatomico e anagrafico, porta a ritenere il trattamento chirurgico non quale prerequisito per accedere al procedimento di rettificazione, ma come possibile mezzo funzionale al conseguimento di un pieno benessere psicofisico”.

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“La legge  prevede  che, a seguito della rettifica di sesso, non rimanga nessuna traccia del nome e del sesso originari per salvaguardare la privacy e per consentire un agile inserimento della persona transessuale nella società. Quindi Antonia con la nuova carta d’identità sarà considerata dallo Stato come se fosse nata donna, infatti  anche l’estratto dell’atto di nascita è adesso quello di una donna e potrà anche contrarre matrimonio civile con un uomo, esattamente come una qualsiasi cittadina italiana nata donna. Tutto questo mi riempie di gioia e  soddisfazione come Avvocata, come Attivista transessuale  e come Amica di Antonia che finalmente è se stessa fino infondo” conclude l’Avv. Morena Rapolla.