Rasputin è un nome noto a tutti e nell’immaginario collettivo è associato alle peggiori espressioni, mentre il Principe Feliks Jusupov è praticamente sconosciuto al grande pubblico.
Descriviamo brevemente i due personaggi che riguardano la nostra storia.
Grigoris Efimovic Rasputin nasce il 21 gennaio 1869 in uno sperduto villaggio siberiano dell’immenso impero Russo, da una povera e numerosa famiglia di contadini.
Rasputin, fin dalla giovane età, mette in evidenza una personalità magnetica e carismatica, che si evidenzia attraverso l’esercizio di cure, che riesce a praticare con l’imposizione delle mani.


Vive in un mondo rurale povero di cultura e ricco di superstizioni; questo gli consente di valorizzare doti come la chiaroveggenza, che insieme ad altre pratiche lo trasformano in uno STAREC, un monaco guaritore.
Aderisce alla setta dei Chlysty, che sosteneva l’eresia secondo la quale il peccato è parte della redenzione, per cui solo il peccatore è l’autentico santo.
Per l’epoca, i peggiori peccati erano quelli sessuali, dunque la setta praticava l’orgia ed il ballo come elemento di trascendenza.
Il Principe Feliks Jusupov apparteneva ad una delle famiglie nobili più ricche dell’impero ed era imparentato con la famiglia dello Zar, attraverso la moglie Irina Alexandrovna, considerata la donna più bella di San Pietroburgo.


Il Principe, bisessuale, amava travestirsi da donna e la figura della zingara era una sua preferita.
Rasputin conosce Jusupov a San Pietroburgo, dove era giunto entrando nelle grazie della zarina, Alexandra Fyodorvna, moglie di Nicola II Romanov, zar di tutte le Russie.


La coppia imperiale aveva un unico erede maschio, Alessio, che affetto da una grave forma di emofilia era destinato a morte certa e prematura.
Rasputin, sovvertendo le conoscenze mediche dell’epoca, porta grandi miglioramenti allo stato di salute di Alessio, entrando così nelle grazie assolute della zarina, di cui diviene consigliere e fiduciario, creando enormi risentimenti ed invidie a corte.
Quando in Europa scoppia la I° guerra mondiale, Rasputin si prodiga in ogni modo perché la Russia non vi partecipi e dopo il coinvolgimento dell’impero nel conflitto, non cessa di invocare l’uscita del paese dalla guerra, sostenendo la necessità di una pace separata con la Germania.
Da qui, il suo pacifismo ad oltranza venne giudicato un atteggiamento filo germanico.
Quando lo Zar andò al fronte e la reggenza venne affidata alla zarina, la nobiltà vicina all’Inghilterra decise che era giunto il momento di eliminare Rasputin, per scongiurare il pericolo dell’uscita della Russia dalla guerra.
Il Principe Feliks Jusupov si mise a capo della congiura e organizzò un piano, che faceva leva sulla debolezza di Rasputin per le donne.
Il Principe invitò Rasputin nel suo palazzo per un incontro con la bellissima moglie Irina, ma la donna non si presentò all’appuntamento ed il monaco trovò la morte nella notte del 30 dicembre 1916, in circostanze incredibili come l’intera sua vita.
Naturalmente la famiglia Romanov cercò di avere giustizia dei congiurati ma Jusupov e la moglie Irina fuggirono in Crimea e da li una nave da guerra britannica portò i fuggiaschi fuori dal territorio russo.
I resti di Rasputin furono sepolti dopo un funerale ai quali assistette la famiglia imperiale Romanov, ma durante la rivoluzione vennero profanati e distrutti.


Di lui sarebbe rimasto solo il leggendario enorme pene, ambito dalle nobildonne dell’epoca, che oggi è esposto al museo erotico di San Pietroburgo.
Tutto di Rasputin è veramente fuori dalla norma e non fa meraviglia che possa essergli appartenuto un sesso di quelle straordinarie dimensioni.