Il linguaggio è una convenzione, che cambia attraverso i luoghi ed i tempi.
Le lingue, generalmente si esprimono attraverso un sistema binario, maschile e femminile anche se alcune hanno il genere neutro, per lo più riferito alle cose, ma sovente pure queste ricadono nel dualismo maschile/femminile.
Nella lingua italiana, che fa ampio uso dell’articolo, questo determina una appartenenza al maschile o al femminile, senza alcun riferimento al sesso (es.: la sedia o lo scalino).
Quindi
nella parola si può celare l’inganno e non bisogna confondere l’identità di genere con le tendenze sessuali, così come omosessualità e transessualità sono assolutamente diverse.

Contrariamente a quello che avviene nella maggioranza degli individui in cui il sesso fisico e quello psicologico combaciano, in una persona transessuale, il sesso psichico è opposto a quello genetico.
Questa situazione genera un malessere molto profondo, acuito dal peso della discriminazione sociale.

I Transessuali e le Transessuali trovano sollievo nella transizione, la quale è il processo medico-legale che converte aspetto esteriore e dati anagrafici al genere sessuale sentito come proprio, in maniera definitiva.

Valentina Melo e Cristina Ambrosio vincitrici del concorso Miss Trans Italia 2018

Transgender è colei o colui che trova nella condizione transessuale l’equilibrio psicofisico necessario a non mutare i genitali attraverso un intervento chirurgico.
In merito alla mancata mutazione attraverso un intervento chirurgico, giova ricordare che una recente legge autorizza, colui o colei, che ha una disforia di genere accertata, con almeno 5 anni di vita reale, l’autorizzazione al cambio anagrafico senza “rettifica di genere”.
Il termine Travestito è riferito soprattutto a persone di sesso biologico maschile che amano vestirsi da donna nell’intimità.

Lorena Abba vincitrice del concorso The Queen Trav 2017 

Secondo la psicologia il travestitismo denota una esigenza erotica e potrebbe essere un primo passo verso la presa di coscienza della parte femminile presente in ciascuno.
Nella nostra cultura, anche i colori esprimono un sistema binario: per le femmine il rosa; per i maschi il blu.
In tutte le culture i numeri dispari sono considerati maschili e i numeri pari femminili.
La differenza morfologica tra maschi e femmine della stessa specie si chiama
dimorfismo sessuale, termine che implica una divisione netta tra i due sessi e che si manifesta nel regno animale attraverso la livrea (immagine), ovvero dimensioni e colori.
Ma nel regno animale esistono molte creature che si collocano sul confine tra i due sessi; molti sono
ermafroditi: sembrano maschi o femmine, ma hanno organi riproduttivi di entrambi.

Meno comuni sono i
ginandromorfi, che possiedono caratteristiche maschili e femminili, per esempio la dimensione ed il colore dell’uno ( livrea) e gli organi genitali dell’altra.
Più rari ancora sono i
ginandromorfi bilaterali, animali per metà maschi e per metà femmine, perfettamente divisi in due sulla linea mediana, dove, ad esempio, la parte destra è maschio e quella sinistra è femmina (fenomeno osservato in uccelli, crostacei e farfalle).

Nella Repubblica Dominicana (centro America) vive un piccolo gruppo di abitanti affetti da un deficit enzimatico (fonte National Geographic) a causa del quale nascono con genitali in apparenza femminili, ma con l’aumento del testosterone durante la pubertà sviluppano genitali maschili e diventano uomini.
Di solito l’attribuzione del sesso alla nascita è basata sugli organi genitali.
Il genere invece include aspetti come l’identità di genere e la sua espressione, ma non l’orientamento sessuale.
SESSO BIOLOGICO
La determinazione del sesso si basa su una serie di fattori tra cui
genitali, cromosomi, gonadi e ormoni. Gran parte degli individui è maschio o femmina, ma uno su 100 può essere intersessuale.
ESPRESSIONE DI GENERE
Gli individui esprimono il genere mediante abbigliamento, linguaggio, comportamento e altri segni esteriori. La categorizzazione di questi elementi come maschili o femminili varia a seconda delle culture.
Uomini si diventa e donne pure, ma occorre volerlo con determinazione e manifestare la propria volontà nel quotidiano ed affrontare terapie mediche e chirurgiche.
La differenza tra TRAV e TRANS, sta proprio anche in questo.
La TRAV è un bruco che si veste tra le mura domestiche da farfalla; La TRANS è un bruco che entra nella crisalide e diventa pupa per uscirne farfalla.
La Trav gioiosamente si veste e si sveste occasionalmente;
la Trans entra in un percorso lungo e coraggioso, costoso e doloroso, per mutare il proprio sesso biologico senza limitarsi all’espressione di genere.
Il feto esprime la propria sessualità dalla12° settimana, quando il tubercolo genitale si trasforma in clitoride e la fessura si accentua per lasciare posto alle labbra, dando luogo alla femmina biologica;
mentre il maschio biologico si esprime quando il tubercolo genitale diventa il pene e 2 settimane più tardi, alla 14° settimana, si forma il glande ed il prepuzio.

Il bambino e l’adolescente, che ha ricevuto dal proprio feto un sesso biologico nel quale non si identifica, rifiuta ben presto tutti gli stereotipi che la società gli impone, cominciando dai giocattoli.
L’espressione di genere diversa dal sesso biologico è una rivoluzione che l’individuo comincia da subito, ancor prima di scoprire il proprio orientamento sessuale.
Questa rivoluzione nasce dalla “non accettazione “ del genere attribuito da altri”, che sfocia inevitabilmente nel bisogno di essere se stessi/e sempre, non a orologerie e nella sola intimità sessuale.
Maschio o femmina, i ruoli tradizionali sono ormai considerati un limite, ma trovare una nuova identità di genere non è così semplice; oggi la gente sta mettendo in discussione non solo il genere che viene assegnato alla nascita ma il concetto stesso di binarismo sessuale.
Fortunatamente, in questo percorso, oggi l’individuo non è più solo e può intraprendere un percorso rivolgendosi ad un Consultorio.
Non si cambia sesso andato dalla parrucchiera, dall’estetista o dalla sarta, è ovvio, perché come recita un saggio proverbio:
“Non è l’abito che fa il monaco, o, la monaca !”.