Il punto di vista moderno sul problema della popolazione trova la sua espressione nell’uso, sempre più diffuso, del controllo delle nascite.
Tra gli antichi, viceversa, le famiglie numerose erano onorate come i greggi numerosi.
Esse rappresentavano una fonte di ricchezza per l’individuo e per la comunità.

L’essere sterili era considerato una specie di maledizione divina e questo concetto vale sia per un uomo impotente sia per una donna sterile.
La continenza, lungi dall’essere elevata al rango di virtù, era considerata una minaccia alla società.
Le autorità miravano ad una popolazione sempre in aumento, e, come risultato del loro attivo interesse alla fertilità umana, tenevano in grande onore gli organi della generazione.


Non vi è dubbio alcuno che l’aperta venerazione del lingam e dello yoni, in una con la quasi completa trascuratezza nei riguardi dell’abbigliamento, con la conseguente esposizione degli organi sessuali, influenzò profondamente la vita sociale delle comunità primitive.

LA DEA DELLA PROSTITUZIONE: yoni
Più tardi, statue oscene, dipinti ed affreschi indecenti si accompagnarono a questa adorazione del sesso. Quale che fosse la purezza d’intenti che può avere ispirato i primi devoti, la religione fallica divenne col tempo assolutamente degradante.
Il più cospicuo esempio di questo fatto era costituito dalla adorazione tributata a Venere.

LA DEA DELLA PROSTITUZIONE: venere
Il culto di venere era diffuso in tutto l’oriente e fu introdotto assai presto in Grecia ed in Italia.
L’omaggio tributatole aveva come scopo di onorare la fecondità della natura in generale. Inoltre, sebbene si pensasse che questa fosse la caratteristica del culto di Priapo, vi sono alcune importanti differenze.


Che essa fosse una divinità maggiormente popolare, o, che in ogni caso, che divenisse più popolare con l’andar del tempo, è chiaramente dimostrato dal fatto che si sa di almeno 185 templi eretti in onore di Venere. Alcune delle statue più belle che siano mai state scolpite hanno preso il nome da lei, ed essa era il soggetto di molte delle raffigurazioni pittoriche dell’antichità.
Nei celebri misteri attraverso i quali gli iniziati dovevano divenire devoti di Venere, ad essi non si chiedeva di fare offerte di fiori, frutta, animali, come in molte altre religioni, ma ricevevano essi stessi sale ed un fallo, come rappresentazione dell’atto di generazione.

In cambio, essi erano tenuti a dare denaro ad una prostituta; dove ciò accadeva, Venere era veramente la dea della prostituzione, ed era chiamata Venere Pandemia o popolare.
In suo onore, Solone aveva eretto un tempio con le tasse imposte ad una certa classe di prostitute ufficialmente riconosciute dal governo di Atene.

LA DEA DELLA PROSTITUZIONE: solone
Nelle feste organizzate in onore di lei, queste prostitute erano tenute a versare integralmente i loro incassi al tempio; cioè, ovviamente, allo Stato.
L’omaggio reso a Venere era più una profanazione che una religione; essa aveva templi dove le donne della città si prostituivano in suo onore, e questi proventi ricavano una dote per se stesse.

In altri templi, donne sposate erano obbligate a recarsi una volta nella vita e a darsi a chiunque le scegliesse, e a buttare nel santuario tutto il denaro che ricevevano.
In altri ancora, prostitute di tutte le nazioni erano onorate persino più delle donne sposate.
Mentre, infine, ve ne erano alcuni nei quali gli uomini facevano di se stessi altrettanti eunuchi, si vestivano da donna e si consacravano interamente al suo servizio.


A Samo un tempio era stato innalzato in onore della dea della prostituzione dalle etere, nome dato ad una famosa classe di cortigiane prostitute che occupavano una parte assai in vista della società greca prima della nostra era; esse erano ritenute i tipi di donne più intelligenti del paese.
In realtà, molte di esse hanno lasciato nomi famosi nella storia.


Le prostitute della Grecia erano divise in tre classi, chiamate rispettivamente “dicteriali”, “auletridi” ed “etere”.
Fu Solone che riempì di schiave le case di prostituzione ufficiali; queste donne erano tenute per legge a soddisfare le domande di tutti coloro che facevano loro visita, ed i loro guadagni erano una legittima fonte di introito per lo Stato.

LA DEA DELLA PROSTITUZIONE:
Queste schiave erano le disgraziate “dicteriadi”: esse dovevano rigorosamente tenersi discostate dalle oneste donne ateniesi; erano obbligate a portare un vestito speciale e perdevano tutti i diritti di cittadinanza. Tuttavia, molte delle leggi dirette contro di loro vennero spesso attenuate in loro favore; ma ciò nonostante esse conducevano, come norma, una vita assai misera.
Le “auletridi” erano le suonatrici di flauto che provvedevano alla musica durante i banchetti greci.


Gli uomini suonavano raramente il flauto, in Grecia, a dispetto del fatto che si ritenesse inventato da Pan e migliorato da Mida.

LA DEA DELLA PROSTITUZIONE:
I greci indubbiamente amavano la musica ed il flauto divenne parte essenziale di molti rituali religiosi; Cerere, ad esempio, era invariabilmente venerata al suono del flauto.
Molte donne sapevano cantare oltre che suonare, e ben presto furono assai richieste per banchetti e concerti, e spesso venivano pagate lautamente.

LA DEA DELLA PROSTITUZIONE:
Alcune inoltre danzavano mentre suonavano e si ritiene che queste danze fossero erotiche.
Le prostitute più popolari erano comunque le “etere”, e per questo, le donne più famose ed amate dell’antica Grecia.
Esse avevano il permesso di recarsi dovunque, a differenza delle donne “oneste”, sposate o nubili.


Le “etere” erano le uniche donne che avessero il permesso di assistere a commedie come quelle di Aristofane. Potevano visitare lo studio di artisti come Apelle e Fidia, e di seguire le discussioni come quelle di Socrate.


Esse potevano girare per la strada con il viso scoperto e portare abiti eleganti. Inoltre potevano raccogliere attorno a sé per una serata un circolo artistico e letterario scelto fra gli uomini più illustri di Atene.
L’essere virtuosi, in quella grande città del mondo antico, pare equivalesse a essere terribilmente noiosi. Certamente, la maggior parte delle donne “virtuose” sposate probabilmente lo erano. Questo anche perché esse non avevano il vantaggio di poter coltivare la loro mente come le “etere”.

Su questo concetto, vogliamo fare una sottolineatura: la bellezza fine a se stessa è ben poca cosa se non viene sostenuta da altri attributi intellettuali e culturali.
D’altra parte, un detto popolare, ma profondamente arguto, per disprezzare una donna afferma: “E’ SOLO BELLA”, per significarne la più totale pochezza!