“Niente maglie scollate stasera. Se tutti i maschi del locale si girano a guardarti, le ragazze si arrabbiano, le coppie litigano ed io perdo i clienti” recitava il messaggio sul mio cellulare.
Il proprietario del Moses, il ristorante in cui lavoro, cercava di darsi sempre un gran da fare durante le feste. Ogni San Valentino si abbandonava ad una specie di isteria compulsiva riguardo i preparativi per la serata, come se qualche candela in più posizionata al punto giusto del tavolo bastasse a far apparire meno stupide le coppie che si lasciano abbindolare da una festività creata ad hoc per motivi puramente commerciali.
Ciò che maggiormente preoccupava il mio capo, al momento, era il risultato del mio ultimo intervento: avevo deciso di passare da una quarta ad una quinta taglia di seno. Il mio generoso décolleté era l’attrazione principale del ristorante di classe in cui lavoravo come cameriera, il necessario, voluttuoso supplemento che faceva di me una delle più belle trans della città.
Il mio sedere alto e sodo e le mie gambe lunghe collezionavano una miriade di occhiate lussuriose mentre ero intenta a versare Moët & Chandon e Dom Perignon ai clienti che cercavano di nascondersi agli sguardi indagatori delle proprie mogli.
Uno di questi fedifraghi incalliti riscaldava da ormai due mesi le mie notti d’inverno.
Lo attendevo impaziente all’uscita da lavoro aspettando che riaccompagnasse a casa la sua insulsa fidanzata. La dedizione che dimostrava nei confronti del mio bel cazzo duro e depilato era tale da fargli desiderare costantemente di scoparmi con violenza, ovunque fossimo.
Si calava i pantaloni nel primo vicoletto buio disponibile, mi sollevava la gonna e si sedeva sopra di me, permettendo alla mia erezione di penetrarlo fino in fondo, spingendolo quasi immediatamente all’orgasmo che riversava sul mio bel vestitino nero da cameriera. Sollevava i miei lunghi capelli castani e mi teneva la testa mentre la mia lingua faceva il resto intorno alle sue palle.


Consumavamo la nostra passione nella sua auto, contro i finestrini imperlati di condensa e mi eccitavo ad immaginare il momento in cui la sua ragazza avrebbe posato il sedere rinsecchito sui sedili impregnati della mia sborra.
Accadeva spesso che la portasse al Moses per soddisfare la sua sete di mondanità.
Quando prendevo la prenotazione al telefono, le note calde della sua voce mi facevano ribollire il sangue nelle vene, più volte gli avevo confessato una delle mie fantasie erotiche ricorrenti: desideravo essere scopata da lui nel bagno del Moses riservato alle donne, sapendo che lei era lì al tavolo ad attenderlo, con il timore che potesse notare la sua insolita e prolungata assenza e potesse venire a cercarlo da un momento all’altro.
“Stavolta vorrei che mi venisse riservato il privè, se possibile” disse con una voce ammiccante. Sorrisi all’altro capo della cornetta, “ma certo signore, lei è uno dei nostri migliori clienti, sapremo come soddisfarla”, risposi.


Come richiesto dal mio capo, quella sera evitai scollature vertiginose, anche se i miei capezzoli riuscivano ugualmente ad attirare l’attenzione di ogni essere maschile presente in sala. L’orlo delle mie autoreggenti nere faceva capolino dal leggero spacco laterale della gonna ogni volta che mi chinavo con una scusa qualunque solo per il piacere di avvertire gli occhi di tutti puntati su di me.
Quando li vidi arrivare vestiti di tutto punto, pronti a godersi la loro ipocrita serata nell’atmosfera stracolma di cuoricini e rose rosse, mi affrettai in direzione del privè per accoglierli col mio sorriso migliore, in attesa di vedere l’espressione sul viso di lui tramutarsi in una smorfia di bramosia mista ad imbarazzo. Consegnai loro i menu e mi allontanai agitando i fianchi.
La serata continuava tra occhiate di sottecchi e sorrisini malcelati, quando finalmente lei si alzò, probabilmente per andare ad incipriarsi il naso, colsi l’occasione per avvicinarmi a lui. Mentre gli versavo con calma studiata l’ennesimo bicchiere di pinot grigio, avvertii le sue mani ruvide scorrere contro la mia coscia, dirigersi verso l’alto, tra le mie gambe, sotto il mio vestito. Assaporai l’elettricità che le sue dita curiose e avide trasmettevano al mio corpo già eccitato. Faticai a nascondere la mia erezione quando fui costretta ad allontanarmi a causa del ritorno di lei.
Speravo che quella fosse la volta buona per poter testare dal vivo la mia fantasia erotica preferita. Senza fare pressione alcuna, lasciai scorrere la serata quando d’un tratto lo vidi alzarsi e dirigersi verso i bagni, mi rivolse un cenno d’intesa per poi scomparire dietro la porta.
Lo seguii ed entrammo insieme nel bagno delle donne, finalmente avrei avuto ciò che da tutta la sera stavo desiderando.
Il bagno era deserto, mi spinse contro la parete e premette il suo corpo contro il mio. Sentivo il suo bacino e la sua erezione pulsante strusciarsi contro la mia mentre mi affondava la lingua in bocca scompigliandomi i capelli con le dita.
Toccavo il suo sedere così tonico ed eccitante mentre lui mi sollevava il vestito e mi calava il perizoma liberando il mio cazzo dalla scomoda gabbia di pizzo in cui era stato costretto fino ad allora. Davanti agli occhi avevo l’immagine di lei, sola ad attenderlo, ignara di ciò che stava accadendo a pochi metri dal suo triste privè.


Ci spostammo in una delle cabine per poterci nascondere in un posto in cui non ci avrebbero di sicuro disturbato. Lui prese posto sul water ed affondò le labbra sul mio glande facendo roteare la lingua per risvegliare tutte le mie voglie più profonde.
Osservavo il mio cazzo durissimo scomparire dentro la sua gola, mentre le sue dita cominciavano ad insinuarsi una alla volta nel mio culo. Godevo come non mai e desideravo inconsciamente che lei ci scoprisse.
Cercavo a stento di trattenere questo pensiero per evitare di venire prima del tempo.
Le sue mani forti mi distrassero dalla mia fervida immaginazione e mi fecero voltare con il viso verso il muro. Le mattonelle fredde premevano contro la mia guancia mentre lui si sputava sul cazzo prima di infilarmelo fin dentro le viscere. Mi scopava con foga, facendomi godere ad ogni colpo.
Con una mano cominciai ad accarezzarmi le palle e a toccarmi, sbattevo il mio cazzo su e giù stringendo forte la presa mentre sentivo l’orgasmo crescere.
Improvvisamente la porta principale si aprì e ci bloccammo di colpo, sentimmo dei passi rumorosi, i tacchi a spillo di una sconosciuta si diressero nella cabina accanto alla nostra. Riprese a penetrarmi piano tenendomi una mano davanti alla bocca per soffocare i miei gemiti, con l’altra mi toccava il seno, stringendomi i capezzoli e facendomi impazzire.
Le vene intorno al mio cazzo presero ad ingrossarsi ulteriormente, sentivo distintamente l’orgasmo vicino ma non volevo ancora smettere.
Avevo voglia di farmi scopare da lui per ore, di assaggiare il suo cazzo, prenderlo ovunque, in tutti i modi possibili. Mi voltai e lo baciai mentre mi sfilavo il vestito per poi sedermi sul water per poter accogliere la sua asta fra i miei seni turgidi e sodi. Li stringevo intorno al suo glande e lungo il suo cazzo, muovendoli su e giù, masturbandolo piano mentre dal basso alzavo gli occhi per assaporare la sua espressione di puro godimento.
Aumentai il ritmo perché volevo vederlo venire, desideravo sentire il getto caldo della sua sborra colarmi sul viso e sul seno. Quando proruppe in un torrenziale orgasmo che sembrava non finire più, si lasciò scappare un gemito che non sarà sicuramente sfuggito alla sconosciuta ancora rinchiusa nella cabina accanto alla nostra.


Mi alzai passandomi le dita sul seno per portare alle labbra il succo del suo piacere, passarmelo sulla lingua e assaporarne il gusto salato.
Poggiò le mani sulle mattonelle fredde della parete, offrendomi la meraviglia del suo sedere, con le dita ancora ricoperte del suo sperma, mi inumidii il cazzo per poter entrare dentro di lui.
Mi bastarono pochi colpi per esplodere in un orgasmo silenzioso e soffocato dalla paura di essere scoperta.

Più tardi, rivederlo al tavolo con lei fu una soddisfazione che poche volte ricordo di aver mai avuto nella vita.