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La cattiva abitudine di Alana S. Portero

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Alana S. Portero nel suo romanzo “La cattiva abitudine” edito da Mondadori racconta le donne trans dopo la dittatura di Franco. La protagonista sin da giovanissima non si riconosce nell’universo maschile in cui è costretta, percepisce la disforia come causa del suo disagio, in una Madrid popolare, in pieni anni Ottanta, nel quartiere operaio di San Blas tra eroina, miseria e violenza. È un romanzo di formazione duro, feroce ma pure poetico. In Spagna ha scalato le classifiche.

“Contemplare Boy George in tutta la sua allegra femminilità o Prince in calze a rete era come vedere una lucciola in una caverna nera e umida” racconta la protagonista. Che cresce e vive le sue esperienza, compresa una dolorosa relazione sentimentale e trova, molto almodovarianamente, amicizia in un mondo di personaggi emarginati e stravaganti, da María la Parrucca per i capelli sintetici, truccata con l’ombretto azzurro a Margarita in vestaglia rosa e pantofole oppure Eugenia la Moretta che con gli stivali tenuti insieme dallo scotch batte. Insieme combattono smarrimento e paura, grazie a loro impara a vivere seguendo i suoi desideri. Un percorso difficile che assomiglia molto a quello di tante persone che non si riconoscono nel genere che è stato loro assegnato alla nascita e che Alana S. Portero madrilena doc nata nel 1978, medievalista, drammaturga e regista teatrale ci racconta con ironia e sensibilità.

“Racconto le donne trans dopo la dittatura di Franco. Sono cresciuta in quei decenni, quelli del post-dittatura franchista. In quel periodo si è realizzata la migliore delle speranze di un intero Paese, nonché la sua peggiore inerzia storica e politica ” dice Alana. “Il quartiere, il periodo e parte dell’esperienza come donna trans. Le vicine di casa che compaiono nella storia sono un distillato di persone che ho conosciuto nella vita reale. Le donne trans sono, se posso usare l’espressione, icone attraverso le quali racconto un’epoca e una generazione. Avevo bisogno, forse a causa della mia mancanza di immaginazione, di queste coordinate come base per costruire il romanzo. Ma io sono stata più fortunata della protagonista”.

Con “cattiva abitudine ” si riferisce al lasciarsi trasportare dall’inerzia, al soccombere alla paura, a proiettare sugli altri idee preconcette e di non riuscire a comunicare. “Ho conosciuto donne meravigliose, quasi tutte sex worker, che hanno costruito gran parte della donna che sono oggi, la mia genealogia. E la comunità Lgbtqia+, che oltre a essere la mia lingua e la mia cultura, è la mia patria.

In privato la chiamano “Lana”, perché ammira la regista Lana Wachowsky e voleva incorporarla nel suo nome. La “A” invece è presa da Alannah Myles, la cantante dei Black Velvet, che le piace sin dall’infanzia. E la S sta per Shulamit, come la politica israeliana Aloni che ha combattuto per la pace, morta nel 2014, o come protagonista femminile del Cantico dei Cantici.

Alana riferendosi alla sua vita sentimentale e parlando del romanzo dichiara: “La solitudine è un tributo che spesso dobbiamo pagare per essere quello che siamo, ma penso che sia anche una questione generazionale che sta diventando obsoleta. Conosco molte donne trans che hanno relazioni belle, solide e lunghe. Io stessa sono una di loro”.

FONTE IMMAGINE: https://iltrovalibri.it/2024/03/11/un-eccezionale-esordio-dalle-atmosfere-almodovariane-un-romanzo-di-formazione-crudo-e-feroce-ma-anche-poetico-dove-gli-estremi-si-incontrano-per-mostrarci-come-sopravvivere-a-una-societa-che-non-ac/

La cattiva abitudine di Alana S. Portero Mondadori libri 18,50

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