Se la culla dell’umanità sia stata nell’Egitto o in India, è argomento molto controverso; un fatto, comunque, resta indiscutibile: i due paesi ebbero la primarietà nel culto del sesso.

L'INDIA E IL FALLO Lingam
In tutta la vasta estensione del continente indiano, si trovano sia il culto sia la rappresentazione del lingam (pene) e dello yoni (vagina).
La religione di
Siva abbonda di concetti fallici, così come quella della Santissima Trinità indù o Trimurti: Brahma, Visnù, Siva; alcuni di essi sono estremamente grossolani.

L'INDIA E IL FALLO Yoni
Come in altre religioni, l’uso dei simboli è in India assai diffuso.
Alcuni di essi possono non avere alcun significato per l’osservatore inesperto, ma tutti coloro che sono stati iniziati ai misteri delle varie religioni o sette possono agevolmente riconoscere le loro basi falliche; per esempio, la santa trinità indù è simboleggiata da un piedistallo (Brahma) sul quale si trova un vaso (Visnù)dal quale sorge una colonna (Siva), dove la colonna rappresenta il lingam ed il vaso lo yoni.

L'INDIA E IL FALLO Trimurti
Raffigurazioni di questi soggetti si trovano scolpite sia all’esterno sia all’interno di innumerevoli templi indù, e alcune delle scene in cui essi le raffigurano in pittura o in scultura sono per noi occidentali oscenità.
Per gli indù queste cose fanno parte del loro credo, e quindi non provocano i commenti fatti attraverso le idee degli osservatori europei o di fede cristiana.
La cronologia non è mai stata caratteristica della storia o della religione indiana, per cui è difficile fissare la data nella quale i culti fallici furono per la prima volta introdotti in India.
Per quanto si vada indietro, verso le origini dell’induismo, lo si trova sempre in stretti rapporti con l’adorazione del sesso.
Molti dei primi viaggiatori in India notarono l’universalità di questo elemento, e diedero lunghe descrizioni delle manifestazioni sessuali legate alla religione indiana.
In alcuni dei loro lavori si possono trovare incisioni che illustrano molte delle sculture e delle scene; sebbene questi libri non siano intesi, naturalmente, per una diffusione indiscriminata.

L'INDIA E IL FALLO Sita
Come esempio, in una scena comune in India un viaggiatore notò una statua di Sita, la moglie di Visnù, circondata da sei fachiri completamente nudi che, inginocchiati e con gli occhi rivolti verso la dea, stavano facendole offerta dei loro lingam.
Ancor oggi i fachiri (
sadu) sono una caratteristica della vita dell’India, e possono essere visti circondare le statue divine in questo stato e coperti di colori rituali sul volto.

L'INDIA E IL FALLO Pietro Aretino
Molti dei bassorilievi dei templi indù mostrano una sorprendente fantasia in quel genere di posizioni amorose per cui il nome di Pietro Aretino, poeta erotico toscano, è famoso.
Non è certamente però corretto giudicare il popolo indiano in base al nostro metro: queste cose scandalizzano gli europei, ma si dice che esse ispirino agli indiani fervore religioso.

L'INDIA E IL FALLO Dulaure
Lo storico Dulaure cita la descrizione di una alcova segreta dedicata al culto di Siva: qui si innalzava una raffigurazione del lingam alta circa un metro; al di sotto si trovava una apertura disegnata in modo da imitare lo yoni, ed era in questa alcova che i sacerdoti iniziavano le giovani fanciulle ai misteri dell’amore.
Queste ragazze venivano addestrate altresì alla danza per divertire il grosso pubblico e si consacravano al culto di Siva, con l’aiuto dei bramini (preti).

L'INDIA E IL FALLO Pulleiar
La forma sotto la quale Siva è per lo più adorato, una forma più sacra del lingam, è conosciuta come il Pulleiar, che rappresenta l’unione dei due sessi e si trova sempre nel santuario dei templi; piccole riproduzioni di esso stanno appese al collo dei fedeli o vengono usate come amuleti, ed i bramini ne portano sempre una con sé, esattamente nello stesso modo come un prete cristiano porta sempre una croce o un crocefisso.
E’ singolare il fatto che i fedeli di Visnù disapprovano quest’uso, e disprezzano i seguaci di Siva, proprio come i calvinisti fanno obiezione al culto delle immagini praticate dai cattolici.

L'INDIA E IL FALLO Kailsa
Si riteneva che Siva abitasse sulla montagna di Kailsa, ed un viaggiatore ha dato una descrizione di un monumento eretto lassù in onore del dio: esso era una tavola quadrata, arricchita di pietre preziose, con un fiore di loto che recava al centro un triangolo, origine e fonte di tutte le cose; da questo triangolo si innalzava un lingam, il dio eterno, che fa di questo luogo la sua eterna dimora.
Si ritiene che il primo fallo rappresentante il dio Siva sia apparso qui per la prima volta, e sia stato diviso dal dio stesso in dodici altri
lingam, radianti luce.

L'INDIA E IL FALLO Brahma
Può darsi che questi dodici lingam simboleggiassero in qualche modo i segni dello zodiaco, ma come non si sa esattamente.
Il culto del sesso, in una forma o nell’altra, è diffuso assai largamente in tutta l’India.
Come politica generale, il governo britannico, che dominò l’India fino al 1948, ha sempre concesso la massima libertà di culto in tutte le regioni, tuttavia esso fece tutto il possibile per eliminare la setta dei
tughs; questi avevano l’uso di ardere sulla pira del marito le vedove e l’abbandono delle figlie femmine o altre forme giudicate come reliquati di barbarie.
Il governo britannico si trovò però sempre a scontrarsi contro una forza veramente potente, rappresentata dalla religione indù con il suo priapismo, le sue fanciulle danzatrici, che erano in realtà prostitute sacre, ed il culto di Siva in generale.

L'INDIA E IL FALLO Vishnu
Naturalmente molte sette preferiscono praticare i loro culti in segreto; ma nessuno che viaggi in India può ignorare le diffuse cerimonie in cui qualche forma di culto sessuale costituisce l’attrazione principale.
I sacerdoti di Siva sono soliti decorare i Lingam nei loro templi con ghirlande di fiori.
Questa cerimonia è considerata così sacra che essi invariabilmente per prima cosa fanno il bagno per purificarsi prima del santo ufficio.
Collegato con il culto del serpente (Naga) è un rito chiamato
Nagapontchie, in cui le donne sostituiscono il sacerdote e pure esse devono fare il bagno, dopo di che portano un lingam tra due aspidi fino ad uno stagno dove bruciano del legno come sacrificio, contemporaneamente pregando perché i loro mariti avessero lunga vita, una numerosa prole e grandi ricchezza,
La maggior parte degli indù crede che queste cose avvengono solo se propiziate da i sacri riti.
Un’altra cerimonia consiste nel versare del latte su di un
lingam; così le gocce del liquido divenuto prezioso, somministrate ad un morente, assicurano un viaggio certo a Cailasson, il paradiso indù.
Altre sette usano l’acqua al posto del latte, ma tutti sono sicuri che dopo la morte saranno degni di entrare nel Cailasson.

L'INDIA E IL FALLO Siva