E’ sorprendente trovare come i romani, che senza dubbio erano uno dei popolo più grandi che il mondo abbia mai conosciuto, abbiano dimostrato la più straordinaria credulità e superstizione.


Questo popolo turbolento e conquistatore, che produsse personaggi come Giulio Cesare, Cicerone, Lucrezio, Catone, Seneca ed una schiera d’altri, poteva ridursi a tremare di fronte a qualche oracolo.

L'ANTICA ROMA: Cicerone
O di fronte a qualche assurda formalità dimenticata nel corso di una cerimonia. O persino di fronte a qualche uccello sacrificale che aveva o no mangiato qualche cibo speciale.


Non è quindi sorprendente il vedere che essi accettarono le assurdità della maggior parte delle religioni pagane che li circondavano, o che trovarono presso i popoli conquistati. A queste essi aggiungevano persino le proprie assurdità.
Pare che i romani avessero un dio quasi per ogni cosa; in effetti si dice che in Roma stessa vi fossero più dei che abitanti.

L'ANTICA ROMA: Priapo e Venere
Quando esattamente il culto di Priapo e di Venere siano stati introdotti in Italia non è noto. Si sa solo che essi erano certamente ignoti all’epoca dei primi re, che furono sette.
E’ certo che appena questi culti furono introdotti si diffusero rapidamente nel paese.

L'ANTICA ROMA: Bacco
Bacco, come Priapo, era chiamato Liber o Pater Liber, mentre Venere venne chiamata Libera.

L'ANTICA ROMA: Cibele
Si ritiene che i sacerdoti della dea Cibele, chiamati Corybantes ed anche Cabires, furono i primi ad introdurre il culto di Priapo in Italia.


Questi sacerdoti erano membri del culto degli dei chiamati Cabiri, dell’isola di Samotracia. Qui il fallo era tenuto in grande venerazione, a quanto ci dice Erodoto.


Clemente Alessandrino afferma che questi sacerdoti rubarono il sacro cesto, o arca, in cui riposava il sacro fallo. Lo portarono in Etruria e predicarono la dottrina del fallo agli abitanti.
Dall’Etruria il culto, così come i riti, ben presto giunsero a Roma.

L'ANTICA ROMA: Sant'Agostino
Sant’Agostino, nella Città di Dio menziona il culto; “Gli organi sessuali dell’uomo”, dice, “sono consacrati nel tempio di Libero; quelli della donna nel santuario di Libera, che in realtà è Venere. Queste due divinità sono chiamate padre e madre perché presiedono all’atto della generazione”.

L'ANTICA ROMA: Dioniso
Due feste venivano celebrate in onore del dio Bacco o Libero, all’incirca nella stessa epoca in cui i Greci celebravano le loro in onore di Dioniso, e gli Egiziani in onore di Osiride, verso il 15 di marzo.

L'ANTICA ROMA: Osiride
I romani chiamavano il fallo Mutinus, ed il simbolo provocò lo sdegno di Sant’Agostino.
Egli avanzò molte obiezioni al modo aperto in cui veniva venerato nelle feste che gli erano dedicate, come se lo scopo vero fosse di glorificare la sfrenatezza.
Il simbolo veniva collocato su un piccolo carro e trasportato attraverso le città ed i villaggi, mentre il popolo lo accompagnava con canti e danze erotiche.

L'ANTICA ROMA: Catone
Persino le più rispettabili matrone con la famiglia solevano coronare l’immagine di fiori.
Le feste di Venere cadevano alcuni giorni più tardi; e qui di nuovo il simbolo di Mutinus veniva trasportato con grande onore; le donne romane lo portavano al tempio di Venus Erycina (Venere di Erice) e qui esse collocavano l’oggetto sacro sul seno della statua di Venere.
Dopo di che Mutinus veniva riportato al suo tempio.
Le feste dei baccanali si celebravano verso la fine di ottobre; esse erano una replica pressoché identica di quelle che i greci tenevano in onore di Dioniso.
Si svolgevano generalmente nel bosco sacro chiamato
Similia, vicino alla riva del Tevere, ed all’inizio vi erano ammesse soltanto le donne.

L'ANTICA ROMA: Seneca
Rispettabili donne sposate facevano a turno nello svolgere le mansioni di sacerdotessa, e nessuno scandalo turbò il culto finché una donna chiamata Pacculla Minia non vi si recò con i suoi due figli.


Da allora in poi altri uomini vi furono ammessi, ed i “misteri” si svolgevano ogni mese e duravano 5 giorni; gli uomini dovevano avere meno di 20 anni, perché quelli più anziani non sono altrettanto pieghevoli, impressionabili o attivi.
Queste feste dei baccanali divennero ben presto note per le sfrenate orge che si tenevano.
Vi si svolgevano scene di ogni genere che richiederebbero il migliore regista porno dei nostri tempi; folle intere chiedevano di essere iniziate al culto e non erano alcuni pochi, ma un intero popolo che voleva partecipare a queste piacevoli orge.
In realtà queste manifestazioni di sesso collettivo degenerarono a tale punto che il Senato di Roma dovette proibirle sotto la minaccia di pene severe, ne 190 a.C.,sebbene non fosse vietato il culto della da Venere.


Giovenale (60-140 d.c.) in una delle sue satire più famose (famosa per lo più tra coloro che sanno il latino, perché non è facile trovarne una traduzione non purgata) rovescia il proprio disprezzo sulle scene che si svolgevano durante i misteri sacri, e sulle sfrenatezze e l’erotismo che li accompagnavano.
Può darsi che egli abbia un poco esagerato, ma le sue affermazioni sono confermate da altri scrittori; e non vi è dubbio che nulla, in Grecia o in Persia, poteva superare la licenza sessuale ostentata a Roma.