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Jazz, la bambola trans

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Qualcuno forse ne ha già sentito parlare, qualcuno forse l’ha vista: si chiama Jazz.

È una bambola che si ispira a Jazz Jennings diventata nota per essere una delle persone più giovani e pubblicamente documentate e a venire identificata come figura transgender di riferimento a livello nazionale negli Stati Uniti. Jazz Jennings è stata infatti protagonista di un reality televisivo “I Am Jazz” partito nel 2015 che raccontava la sua vita di bambina in un corpo maschile e tutte le vicende legate alla sua infanzia e alla sua famiglia.

Tonner Doll, azienda specializzata in giocattoli da collezione, non si è lasciata sfuggire l’occasione e dal momento che Jazz Jennings, l’ha dichiarato più volte, ha sempre sognato di avere una bambola a sua immagine e somiglianza, il suo desiderio è stato esaudito con la creazione e messa in commercio di Jazz che porta il suo nome ed è la prima bambola trans.

Un giocattolo “politicamente corretto”, capace di rappresentare sempre più la realtà e abituare tutta la popolazione ai grandi cambiamenti in atto.  Prima di lei c’erano state le Fashionistas, le Barbie con le curve lanciate l’anno scorso da Mattel e le bambole diversamente abili lanciate dalla britannica Makies, a seguito della campagna virale Toys like us (giocattoli come noi) o versioni multietniche di American Girl, bambola made in Usa dalle infinite sfumature per renderla simile alle bimbe che la possiedono.

“Non c’è da stupirsi” dichiara un’esperta che ha pubblicati svariati saggi su Barbie e altri giocattoli che raccontano la nostra storia “Le bambole stanno tornando al loro ruolo originario. Sono sempre state lo specchio della realtà: oggi cambiano perché riflettono una società sempre più complessa, in cui il concetto di bellezza è in costante evoluzione”.

A un’analisi anche superficiale però l’evoluzione dei giocattoli non è stata costante e ha percorso la sua evoluzione con una certa lentezza rispetto ai cambiamenti della società. Pensate che la prima bambola nera fu prodotta negli Stati Uniti nel 1947, si chiamava Patty Jo. Soltanto nel 1968 dopo i moti di ribellione degli afroamericani Mattel realizzò Christie (11 anni dopo la prima Barbie). Ora si trovano in commercio l’american girl Gabriela e Melody.

Ma la bambola Jazz di certo non ha precedenti. Ci fu un tentativo a metà nel 1977: fu lanciato un bambolotto gay, Gay Bob, con orecchini e dotato di pene che però fu travolto dalle polemiche e ritirato dal mercato, ed è oggi diventato un prezioso oggetto da collezione, un po’ come il Ken di Barbie con orecchini del 1992 che è introvabile.

Ma la bambola trans Jazz è unica, lo dice Robert Tonner, fondatore di Tonner Doll: “È una eroina dei cambiamenti sociali, coraggiosa e intelligente”.

Alta ben 45 centimetri e priva di attributi, nell’America sempre più complessa e divisa dal governo Trump, la sua creazione e diffusione sul mercato assume anche un valore politico e sociale. Certo, è anche un esperimento che tutti si augurano riuscito, anche se in Italia davvero in pochi l’hanno vista, è un gioco e il gioco insegna le regole sociali: ben vengano bambole in grado di ampliare orizzonti e portare messaggi d’inclusione.

FONT IMMAGINE: https://notizie.tiscali.it/esteri/articoli/jazz-prima-bambola-transgender/